Omaggio a Moebius: Jean Giraud, faro verso il futuro

Articolo pubblicato il 12 marzo 2012
Articolo pubblicato il 12 marzo 2012

Questa è la storia di una doppia sofferenza. Per prima viene la generazione dei nostri genitori, che hanno sfogliato i primi album di Jean Giraud negli anni sessanta (Il luogotenente Blueberry, su tutti) prima di conoscere i fumetti di fantascienza che firmava con lo pseudonimo Moebius, ispirato da un matematico e astronomo tedesco del XIX secolo, in sconosciute riviste dell'epoca (Hara-Kiri, Métal Hurlant). Poi viene il cordoglio della nostra generazione, che ha apprezzato il disegnatore grazie alla biblioteca di famiglia, o per l'intermediario di film quali Tron (1982), Blade Runner (1982) o Il quinto elemento (1997), le cui story-boards sono ispirate all'opera del fumettista. Era appassionato di fantascienza, «la visione psicomagica e sciamanica del mondo» cara al suo amico, Alejandro Jodorowsky, con il quale avrebbe inventato l'uomo del domani (John Difool nella serie L’Incal). Per le nostre due generazioni, Jean Giraud, colui che diceva «dobbiamo simbolizzare quelli che verranno», ha lasciato un ricordo indimenticabile dell'avvenire. (Foto: (cc) andresmust/flickr)