Muore il pupillo del dittatore, il regista romeno Nicolaescu

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 04 gennaio 2013

Sergiu Nicolaescu, morto il 3 gennaio 2012, è stato un po’ il Charlton Heston o il Clint Eastwood rumeno. Anche se non si può certo negare che sia stato un regista di parte. Di parte sinistra. In tutti i sensi. Mistificando la verità storica. E soprattutto incoraggiando la vague nazionalista, in quanto pupillo del dittatore Nicolae Ceauşescu e di sua moglie. “Misogino di lunga fama, Nicolaescu era solito affermare che le donne fossero utili solo per la riproduzione - e la sua terza moglie aveva 46 anni in meno di lui”, ricorda Georgiana Ilie, giornalista di base a Bucarest. “Dopo la rivoluzione del 1989, aveva le mani in pasta un po’ ovunque. Riuscì ad accaparrarsi tutti i finanziamenti statali per il cinema, battendo sul campo registi del calibro di Cristian Mungiu e Cornelieu Porumboiu”. Questo fatto rende la morte di Nicolaescu ancora più significativa, soprattutto se si pensa alla scure dell’austerità che si è abbattuta sulla salute della cultura in Romania. Sergiu è diventato il simbolo di tutto quello che una volta era privo di limiti e restrizioni, di certo non soggetto ai tagli del governo. “Negli ultimi anni, il regista, ottantenne, ha realizzato film atroci sul dopoguerra come “Orient Express” (2004), sebbene la sua pellicola più nota sia “Mihai Viteazu” (letteralmente “Michael, il coraggioso”)”, spiega Ilie. “Lo chiamavano ‘the survivor’, il sopravvissuto, dal titolo del film che ha realizzato nel 2008. Sergiu ha interpretato il ruolo del protagonista in molti dei suoi film, uno fra i tanti quello della guardia comunista Comisarul Moldovan, il buono contro la polizia capitalista cattiva. Incredibile ma vero, nel 2009, quando Traian Basescu vinse per la seconda volta le elezioni presidenziali, non trovò niente di meglio da dire che una frase ispirata ad una citazione dal film: “Niente di che, li ho solo imbottiti di proiettili!” (Un fleac, m-au ciuruit).