Torre di Babele

Le mille e una bufala: bugie europee a piede libero

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 27 febbraio 2015

Il New York Times ha recentemente pubblicato una classifica delle più grandi bufale del 2014. Tra gli 'illustri' premiati spiccava anche Alessandro Di Battista, parlamentare del Movimento 5 Stelle, 'premiato' per aver diffuso notizie false su Nigeria, Isis ed Ebola (una combo mortale, vero?).

In Italia le chiamiamo bufale, bugie, corbellerie, sciocchezze, falsità, inesattezze. Se giocassimo al “trova l'intruso”, saremmo sicuramente costretti a cerchiare la parola "bufala". Già, perché tra le tante, questa è l'unica che all'apparenza non ha niente a che fare con il concetto di "falsità". Secondo l'Accademia della Crusca – la massima autorità italiana in fatto di lingua – questo modo di dire deriverebbe dall'espressione «menare il naso come una bufala», ovvero riuscire ad abbindolare il nostro interlocutore come se stessimo portando in giro un animale per il naso.

Con il diffondersi di internet, le bufale hanno via via trovato un pubblico sempre più ampio. Ormai esistono dei veri e propri siti che giocano con quelle che i francesi chiamano 'canard'. E qui, entriamo nuovamente nel mondo animale. Infatti canard significa anatra. Dallo starnazzare a parlare di notizie false e tendenziose è un attimo tanto che nel 1915, il termine 'canard' nella testata di uno dei settimanali satirici più conosciuti della Francia: Le canard echainé. Letteralmente, l'anatra incatenata. Intorno a questa parola sono nati dei veri e propri modi di dire, come «donner du canard» (dare dell'anatra) e «vendre des canards à moitié» (vendere un'anatra a metà). In entrambi i casi, il significato è lo stesso: dire una bugia. I francesi usano anche un'altra espressione, 'Canular', che invece non ha niente a che vedere col mondo animale ed è l'equivalente della nostra 'beffa'.

Quella francese è un'espressione che è riuscita a passare oltre la frontiera e ad arrivare fino in Germania, dove si usa esattamente lo stesso modo di dire. Per i tedeschi, le canard diventa "die Ente". Un'espressione legata anche al mondo dell'informazione, tanto da formare il termine "Zeitungente", letteralmente giornale dell'anatra. In altre parole, notizie false che, dai polacchi, sono state ribattezzate col nome di "gossip press". E anche dalle parti delle lingue ungro-finniche non ci si sbizzarisce un granché. A Budapest basterà dire "Hazugság" e sarete a posto.

Niente di strano nemmeno per spagnoli e inglesi, dove ci si limita ad utilizzare parole come "bulo" o "hoax". Eppure, per quanto il termine hoax non abbia niente a che vedere col modo animale, la sua origine è alquanto strana. Secondo il filologo dell'800 Robert Nares, hoax deriverebbe dal termine hocus, forma contratta della formula magica 'hocus pocus', col significato di 'imbrogliare' oppure di 'disorientare'.

Che si parli di loro riferendosi a un animale o a semplicemente a una bugia, cambia poco. Se attività come il fact-checking ci aiutano nello stanare chi cerca di raccontarci delle falsità, dall'altro lato c'è chi ha deciso di reagire facendosi una sana risata. È così che sono nati siti dedicati soltanto alla pubblicazione di notizie false, condite con umorismo, come Lercio.it (parodia del free press Leggo, Italia) o LeGorafi.fr (Francia). Siti che spesso ci fanno ridere e talvolta ci ricordano (tristemente) quello che siamo costretti a leggere su pubblicazioni (che dovrebbero essere) ben più serie.