Torre di Babele

Come parlano i fumetti

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 08 ottobre 2008
L’onomatopea: paese che vai espressione che trovi. Perché in Spagna si piange facendo “baaaahh!”, e in Italia sentiamo “ueeeeh!”?

Secondo gli esperti, il fumetto è nato il 16 febbraio del 1896, con la comparsa sul New York Journal della striscia The Yellow Kid (il ragazzo giallo), la prima ad integrare i le “bolle di testo” nei disegni , che gli spagnoli chiamano “bocadillos©Pedro”, che siginifica “panini”, anche se nessuno se li mangia. In Italia si chiamano “fumetti©Francesca” per la loro somiglianza con una nuvoletta di fumo. I francesi li vedono come "bolle" ("bulles"©Julie), così come gli inglesi e i tedeschi, che vi si riferiscono chiamandoli rispettivamente “speech bubble©Nabeelah” o “sprechblase©Katha”, ovvero bolle di dialogo.

Nella “nona arte” è molto frequente l'uso dell'onomatopea. Spesso nei fumetti i bambini piangono: in Spagna troviamo “baaaahh!©Fernando”, abbastanza simile al lamento polacco (“buuuuuuu!”). Chiaro, se si trattasse di un piccolo italiano il suono cambierebbe notevolmente (“ueueueeee!©Francesca”).

Le storie dei supereroi sono piene di lotte e, di conseguenza, di colpi. I pugni inglesi fanno “pow©Nabeelah”, mentre un buon destro iberico fa “pum©Pedro”. Quello che riceve il cazzotto in questione esclamea in modo piuttosto differente a seconda della sua nazionalità. “Autsch!©Katha” grida un tedesco, “ouille!©Jane” un francese e “iala!” un polacco.

Attenzione, quest’articolo si auto distruggerà in cinque secondi. Cinque…quattro…tre…due…uno…: “Boom!©Nabeelah” (inglese), “Puff!©Ole” (tedesco), “Bam!©Fernando” (castigliano).

Ritrova le illustazioni di Henning Studte sul suo sito.