Torino

Non solo supereroi: Scott McCloud presenta il suo romanzo a fumetti “Lo Scultore”

Articolo pubblicato il 29 aprile 2015
Articolo pubblicato il 29 aprile 2015

Il fumettista Scott McCloud racconta a Michele Foschini e al pubblico torinese la sua ultima opera a fumetti. L’arte e la vita, ma soprattutto il duro lavoro, sono i temi al centro della storia e dell’incontro tenutosi al Circolo dei Lettori.

Sono le 21:00 di venerdì 24 aprile e la sala di uno dei più noti circoli letterari italiani è affollata in attesa di un grande autore americano, fresco di pubblicazione della sua ultima opera in Italia. Eppure, stavolta non stiamo parlando di uno scrittore, ma del fumettista Scott McCloud che termina proprio al Circolo dei Lettori di Torino un tour mondiale di 85 date per presentare la sua ultima fatica, il graphic novel Lo Scultore. Ormai è impossibile ignorare il successo che riscuote il mondo dei fumetti in Italia: la casa editrice Bao Publishing, che pubblica il volume in questione, ha tra le sue fila molti autori di rilievo, internazionali e italiani. Uno su tutti Zerocalcare, successo da 300mila copie vendute e finalista al Premio Strega 2015. È proprio il direttore editoriale della Bao, Michele Foschini, a dialogare con il fumettista originario di Boston. 

McCloud ha impiegato 5 anni, di cui 2 solo per la prima stesura del fumetto. Nulla in confronto al tempo di incubazione nella mente dell’autore, che è durato oltre 25 anni, “circa metà della mia vita” per usare le parole stesse dell’autore, nato appunto nel 1960. Per meglio illustrare il metodo che ha usato in questi anni, McCloud si serve di foto e video, da buon professionista della comunicazione visiva. La fase iniziale di bozze di Lo Scultore, che a suo dire non era particolarmente buona, ha reso necessario un metodo degno di un archeologo: scavare, strato dopo strato, per far emergere il cuore della storia.

Oltre Batman e Spiderman

Dopo la serie Zot!, McCloud aveva pubblicato nel 1993 Capire il fumetto: l’arte invisibile, opera di non-fiction a fumetti attraverso la quale spiega il suo stesso linguaggio, che gli è valsa numerosi premi tra cui un Eisner Award. Con quest’ultimo saggio ha aperto la strada, con largo anticipo, alle nuove tecnologie applicate alle potenzialità espressive del fumetto. Ciò che mostra durante la presentazione a Torino, è la messa in pratica del processo creativo attraverso programmi di grafica e strumenti digitali. Mezzi che però non sono serviti a rendere il carico di lavoro meno pesante: per le 490 tavole che compongono il libro è stato necessario lavorare al ritmo di 11 ore al giorno, 7 giorni su 7 per 3 anni.

Lo scrittore Neil Gaiman ha definito Lo scultore “il miglior romanzo grafico che abbia letto da molti anni a questa parte. Parla di arte, di amore e del perché non smettiamo di provarci. Vi spezzerà il cuore”. David, il protagonista del fumetto, ha 26 anni e lotta con sé stesso: da una parte, l’ambizione di diventare un vero artista, dall’altra, la rassegnazione. Stringe dunque un patto ultraterreno, di faustiana memoria, che gli permette di realizzare sculture con la semplice volontà, ma in cambio gli vengono concessi soltanto 200 giorni di vita. “Anche se nelle mie storie non riesco a fare a meno di parlare di superpoteri, i fumetti non riguardano solo i supereroi”, commenta l’autore. Nonostante non si tratti di Batman o Spiderman, la storia non è passata inosservata, visto che i diritti per il cinema sono stati venduti ancora prima della sua pubblicazione.

Chi sa fare fa

Le domande sollevate dal pubblico sono molto dettagliate e indagano aspetti specifici del lavoro di McCloud, a dimostrazione dell’attenzione dedicata al genere del fumetto. Per esempio, perché l’uso del colore azzurro oltre al bianco e nero? Non solo per non dover ricorrere a un colorista - McCloud si dichiara “pessimo” nell’uso del colore e rivela di non amare nemmeno il lavoro di squadra - ma, soprattutto, perché la tecnica utilizzata permette all’artista di essere meno visibile, di far risaltare meno forme e stile, a vantaggio degli ambienti. Lo scopo è raccontare la storia nella maniera più umile possibile, cercando di rendere il tratto pulito e chiaro, senza sfoggio di virtuosismo.

Se vale ancora il modo di dire “Chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”, allora il fumettista americano ha dimostrato egregiamente da che parte preferisca stare. Scott McCloud dona ai lettori la possibilità di inserirsi in una storia e uscirne un po’ cambiati. Non è poco, visto che, in fondo, è ciò a cui ambisce tutta la buona letteratura.