Torino

Le conclusioni del Consiglio europeo. Con parole semplici.

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2016

In occasione del Consiglio europeo, i capi di Stato europei hanno definito le loro priorità politiche nelle conclusioni. Pertanto, qualche giorno prima dell’inizio delle negoziazioni, alcuni giornalisti avevano già accesso ai “progetti di conclusioni”. Perché si riuniscono se si sa già ciò che accadrà?

«Hai già ricevuto le ultime conclusioni?» «Ho quelle di ieri, tu hai quelle di oggi?». Tipica conversazione tra due giornalisti che coprono gli affari europei qualche giorno prima del Consiglio. Può sembrare abbastanza incredibile ma, prima dell’inizio del Consiglio europeo, i giornalisti sanno già cosa uscirà dalle negoziazioni tra i leader europei.

A tal proposito, chi ha redatto  questi documenti? La posizione degli Stati membri cambierà dopo la riunione? Un’analisi pre- e post-Consiglio delle conclusioni del summit di dicembre permette di misurare i progressi realizzati in occasione delle riunioni tra capi di Stato in Europa.

Le conclusioni del Consiglio: come funziona?

La politica europea è abbastanza complicata a prima vista, ma proviamo a renderla più semplice. I capi di Stato e di governo dei 28 Stati membri dell’UE, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si riuniscono in occasione del Consiglio europeo. Obiettivo: definire gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’UE. In ogni riunione, questi stabiliscono il programma d’azione dell’Unione adottando delle conclusioni.

>> Leggi anche: Les drôles de coulisses des sommets européens

Qualche settimana prima della riunione, il presidente del Consiglio europeo incontra in completa discrezione gli ambasciatori e rappresentanti nazionali presso l’Unione europea. Ogni ambasciatore difende le posizioni del proprio paese e spera di influenzare il testo in suo favore per far aggiungere dei punti al programma. A partire da questi incontri, Donald Tusk redige i “progetti di conclusione” del Consiglio.

Alcuni giornalisti riescono a procurarsi i progetti delle consultazioni grazie alle loro relazioni col mondo diplomatico. Così questi possono conoscere le decisioni dei capi di Stato prima ancora che la riunione sia cominciata. Poi, i progetti delle conclusioni evolvono a mano a mano che presegue la riunione. Il Consiglio di solito termina il venerdì nel primo pomeriggio. Le conclusioni definitive sono quindi pubblicate sul sito dell’istituzione.

Un paragone che la dice lunga

Anche se i progetti di conclusione sono già redatti prima del Consiglio, i capi di Stato possono ancora modificarli in occasione del loro incontro. Per farsi un’idea più concreta, ecco un’analisi comparativa tra i progetti di conclusione del 14 dicembre e le conclusioni definitive prese nell’ultimo summit dell’anno.

Migrazioni: nessuna decisione concreta

Sul dossier turco, i politici attorno al tavolo hanno deciso di delegare la questione al Comitato dei rappresenanti permanenti (Coreper), composto dagli ambasciatori presso l’UE. Il Coreper è incaricato di determinare come gli Stati membri ritroveranno i 3 miliardi d’euro promessi per aiutare la Turchia ad accogliere i rifugiati.

Gli Stati membri non si immergono troppo nel tema della guarda di frontiera e dei guardacoste europei: infatti prenderanno una decisione in merito “sotto la presidenza olandese”, cioè si autorizzano ad attendere fino alla fine di giugno per trovare un accordo.  

Terrorismo: vogliamo davvero sopprimere le armi pesanti?

Le ambizioni in tema di lotta contro le armi sono state riviste al ribasso: prima del Consiglio, era stati scritto: “Il Consiglio esaminerà rapidamente le proposte della Commissione sulla lotta al terrorismo e le armi a fuoco, con lo scopo di vietare le armi semiautomatiche di grande potenza”, una richiesta di David Cameron secondo la BBC. Il termine “vietare” è stato soppresso nelle conclusioni definitive, con grande disappunto del primo ministro britannico.

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Da leggere: Lutte contre le terrorisme : quand la protection prend le pas sur la prévention

Mercato interno: il TTIP è (onni)presente

Non pervenuto nella versione pre-Consiglio, è stato aggiunto un punto sull’accordo commerciale transatlantico (TTIP). I capi di Stato europei si augurano di arrivare a un accordo “ambizioso, completo e benefico per le due parti”, provando la loro volontà di portare a conclusione questo progetto criticato da varie ONG.

Regno Unito: di Brexit se ne riparla a febbraio

Le richieste di David Cameron nel quadro del referendum sul Brexit sono state discusse alla cena di giovedì sera. Prima, il capitolo consacrato a questo argomento era vuoto, perché i leader aspettavano di vedere ciò che il primo ministro britannico avrebbe proposto. Questo ha spiegato il suo piano incentrato su quattro punti (relazione tra i paesi (non-) membri dell’eurozona, competitività, sovranità e libera circolazione) durante la cena a base di filetto di cervo. I 28 capi di stato hanno deciso di rinviare l’argomento al prossimo Consiglio di febbraio.

Grosso modo, un paragone tra le conclusioni pre- e post-Consiglio permette di vedere chi sono i vincitori e i perdenti del Consiglio europeo così come di misurare la volontà reale dei leader europei di prendere misure concrete.