Torino

La comunità romena di Torino in piazza in solidarietà con Bucarest

Articolo pubblicato il 08 novembre 2015
Articolo pubblicato il 08 novembre 2015

La comunità romena di Torino manifesta la propria solidarietà con le vittime dell'incendio del Colectiv club di Bucarest e contro la corruzione del governo romeno. Chiedono pulizia, trasparenza, in una sola parola più democrazia, in contemporanea con le manifestazioni in Romania che hanno portato alle dimissioni del Premier Victor Ponta.

In un sonnacchioso e anonimo pomeriggio torinese, ai Giardini Reali ci sono dei cuori in fiamme. Sono quelli della comunità romena di Torino. L'8 novembre, circa 200 persone si sono radunate davanti al Monumento al Carabiniere ai Giardini Reali per manifestare la propria vicinanza a i connazionali che protestano nelle strade di tutta la Romania. Dimostrano la loro solidarietà con la lotta civile che nei giorni scorsi ha portato alle dimissioni del Primo ministro Victor Ponta e del Sindaco della municipalità di Bucarest dove si trovava il Colectiv club, andato a fuoco la notte del 30 ottobre scorso. Ad oggi, il bilancio delle vittime è di 41 persone, 180 i feriti. Tra questi, anche una giovane ragazza italiana in Erasmus: una tragedia. Ai piedi del monumento, i dimostranti li ricordano accendendo candele e lumini rossi.

 

La denuncia della piazza

La piazza denuncia il ruolo del Governo nell'incendio di una settimana fa: «Il locale non era a norma, il Governo non fa abbastanza contro la corruzione, rilascia le licenze ai locali secondo regole troppo indulgenti, la morte di quei ragazzi è responsabilità dei mancati controlli,» dice Constantin, giovane studente del Politecnico di Torino. I manifestanti urlano il loro desiderio di democrazia, pulizia e trasparenza. «Jos mafia, jos parlament,» abbasso la mafia, abbasso il Parlamento, e ancora «Coruptia ucide,» la corruzione uccide. Sono alcuni degli slogan che escono dalle pance della comunità romena. Forte è il risentimento contro il Premier dimissionario Victor Ponta, sotto accusa per riciclaggio ed evasione fiscale. Sotto accusa, da parte dei manifestani c'è la corruzione dilagante divenuta insopportabile: «Vogliamo che il Parlamento e le altre strutture dello Stato siano ripulite dalla corruzione,» dice deciso un manifestante.

I commenti della comunità romena riunita in piazza a Torino (Articolo 140/You Tube)

Un incendio di civiltà

La tragedia di Bucarest è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un dissenso che covava sotto la cenere da tempo. Adesso è un incendio di civiltà, un moto di piazza che ha buttato giù il Governo e chiede un cambio di passo. Padri, madri, bambini ma soprattutto giovani che reggono saldi in mano i loro cartelloni. È questa la generazione che sta animando la protesta, quella che non è cresciuta sotto la dittatura di Ceauşescu, la stessa vittima dell'incendio del ColectivLo conferma Sorina, una degli organizzatori della manifestazione, che ha una cartello in mano con su scritto: "La corruzione suona male in qualsiasi lingua". Ha gli occhi, lo sguardo fermo, le parole le sgorgano dal cuore: «Chiediamo un Paese diverso, più corretto, che rispetti le leggi, puli e non corrotto. È per questo che siamo qui». La voce è calma, ma il messaggio ha l'energia di un ruggito: «È anche una presenza psicologica di supporto allemanifestazioni anticorruzione e antimafia che stanno avendo luogo nel nostro Paese». 

La piazza di oggi si è riunita per la seconda volta in pochi giorni, già venerdì  6 novembre c'era stata una manifestazione al Consolato generale di Romania in via Ancona. Intanto le proteste nella Madrepatria non conoscono tregua, da giorni sono migliaia i cittadini romeni in piazza. Lo si legge dai loro occhi, tutta la comunità romena di Torino vorrebbe essere a Bucarest in questo momento. Ad un certo punto gli slogan si arrestano, emerge la voce di Sorina che annuncia che il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis si è recato in piazza dell'Università a Bucarest, per parlare con i manifestanti. Scattano gli applausi e la folla inizia a scandirne il nome: «Iohannis è con noi!».

Prospettive politiche

Proprio Klauss Johannis, dopo le dimissioni del Governo, ha nominato il Ministro uscente della pubblica istruzione, Sorin Cîmpenau, come Premier ad interim. Intanto sono state avviate le consultazioni con i gruppi politici per la formazione di un nuovo Governo. Ma la piazza scandisce chiaro: «Noi vogliamo nuove elezioni».