Torino

GTT contro Fiat: la lotta per la mobilità made in Turin

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2010
Articolo pubblicato il 11 febbraio 2010
"Articolo di Filippo Lubrano'' Tempi, costi ed impatti ecologici negli spostamenti infracittadini di una normale giornata di lavoro.

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Tutti vanno al lavoro. Certo, quelli che il lavoro ce l’hanno. E purtroppo, di questi tempi, già questo primo filtro screma di molto l’universo statistico iniziale. Ma quelli che non vanno al lavoro, difficilmente passano la giornata in casa. C’è chi va a scuola, chi all’università, chi a fare volontariato, chi all’ufficio di collocamento, chi a fare le spesa. Muoversi è un’esigenza cogente, intrinseca all’uomo. Nasce da qui la branca della logistica che si specializza nei trasporti. Scienza affascinante per antropologi, filosofi, imprenditori e semplici impiegati del settore automotive, ad esempio.

Chi vi scrive fa parte di quest’ultimo settore, e l’esperimento in cui si è lanciato in questi giorni è un giochino che serve soprattutto ad ottimizzare le proprie finanze e – parzialmente – mondare la propria coscienza (ecologica, almeno). Ma, nell’epoca dello “sharing is caring”, tutto si condivide e l’autore dell’esperimento è dunque felice di regalare al suo popolo di 25 lettori manzoniani la propria piccola testimonianza.

Dominio dell’esperimento:

Torino, tratto di spostamento casa-lavoro, tragitto urbano per un totale di 7 km circa, dal centro (via Cernaia) verso nord (Lungo Stura Lazio, dove sorge il ridente complesso Iveco), lungo l’asse di corso Giulio Cesare. Corso Giulio Cesare

In sintesi per due giorni consecutivi ho trasformato il mio spostamento, ormai ascrivibile tra i riflessi condizionati della mia mattinata, in un percorso cronometrato e monitorato da diversi indicatori. Lo so che mi state già immaginando con una serie di diodi, sensori e microchip infilati sottopelle, ma in realtà per le due uniche opzioni che il gelo dell’inverno sabaudo rendono possibili (la bicicletta è ahinoi esclusa a priori), ho solo creato un mini cruscotto comprensivo di:

Tempi Costi Impatto ambientale

Con una postilla su “varie ed eventuali”.

Ecco in estrema sintesi il risultato dell’esperimento.

Macchina

Modello: Fiat 500 color “Blu m’ama non m’ama” (ok, il colore non impatta ma ci tenevo a specificarlo perché ne vado piuttosto fiero) Tempo: dall’uscita dal portone al badge 26’ netti.

Costo: della sola “corsa”, stimato da viamichelin.it, 1.14 euro (ma nello stesso sito il tempo stimato di tragitto è 14’), per cui temo che la previsione sia quantomeno un po’ ottimistica: il consumo medio in quel tratto è stimabile realisticamente intorno ai 10 km/l. Tenendo conto anche della benzina consumata con il riscaldamento della vettura, indispensabile quando la temperatura scende vicino allo 0 termico assoluto, scala Kelvin, difficilmente credo sia possibile tenersi al di sotto dei 2 euro. A ciò, vanno aggiunti ovviamente l’ammortamento dei costi fissi di bollo, assicurazione, parcheggio ed ovviamente acquisto, oltre all’usura ed il rischio di incidenti, forature, graffi ed altre minacce connesse al possesso di una qualsiasi autovettura. Impatto ambientale: considerando che le prestazioni medie della 500 da dichiarazioni di Marchionne si aggirano sui 118 g/km di CO2, possiamo calcolare che ogni mio viaggio verso il mio amato locus amoenus impiegatizio costi al nostro mondo circa 1kg di anidride carbonica immessa nell’atmosfera. C’è di che sentirsi colpevole ed invocare un’immediata riconversione al telelavoro per tutto il gruppo Fiat, se moltiplichiamo il totale per il numero spaventoso dei dipendenti della Grande Mamma torinese.

Mezzi pubblici

Mezzo: tram GTT numero 4 della Alstom con eventuale integrazione del bus 51 – Iveco Irisbus, ça va sans dire - per raggiungere la prima fermata Tempo: dall’uscita dal portone al badge 41’ netti.

Costo: 1 euro, ma con possibili forti sconti di quantità con l’abbonamento, non possibili con l’altra opzione. Impatto ambientale: un tram brucia in media 10-20 g/km di CO2 a persona. Essendo il percorso in linea retta possiamo stimare circa un etto di CO2 immessa nell’atmosfera dunque.

Alla luce di questa semplicissima analisi risulta insomma evidente i 15’ di differenza (che poi in realtà in tram possono essere impiegati nella lettura di giornali – anche freepress – mentre in vettura o sono spesi al telefono – con auricolari, please! – o ascoltando passivamente radio, cd o mp3), vengono più che compensati dal portafoglio dall’ambiente Perché dunque il piazzale dell’Iveco risulta ogni mattina ricolmo di macchine (ovviamente del gruppo - le altre non sono ammesse all’interno)?

Ci sono in effetti diversi altri fattori che influenzano la scelta.

Primo fra tutti, il fatto che molti lavoratori provengano dalla provincia, per cui di fatto l’opzione trasporto pubblico diventa immediatamente impraticabile.

Secondariamente: il clima ”nordico”, che di certo non incita all’uso di percorsi pedestri o comunque il passare anche solo un paio di minuti alla fermata in attesa del prossimo tram che non ti chiuderà le porte in faccia. È vero anche che nei mezzi pubblici è molto più facile socializzare: “non è nel punto A e nel punto B che accadono le cose degne di essere ricordate, ma nel percorso che li collega”, mi disse una volta uno dei più grandi “camminatori” al mondo durante un’intervista. Ma è altresì vero che se la destinazione è la periferia non sempre le frequentazioni sono piacevoli, specie se la tua azienda s’affaccia su una delle grandi attrazioni sabaude: quel Parco Stura meglio noto come “ Toxic Park”. Per cui, anche il più convinto entusiasta della multiculturalità (attraversare il tram numero 4 in tutta la sua lunghezza è una goduria per le orecchie del linguista: per ogni 10 passeggeri ci sono almeno 6 lingue diverse parlate – raramente l’italiano vi è incluso) deve arrendersi agli episodi di scippi e molestie con cui, specie in orario serale, ci si trova a dover far conto se non quotidianamente almeno mensilmente.

Ed in fondo, sarà pure questione di DNA: normale dunque che nella città madre dell’auto made in Italy le sacche di resistenza ai trasporti più ecologici risultino difficilmente permeabili ai pur ingenti sforzi (il car sharing è l’ultimo di questi) ed all’attenzione al tema dei Chiamparino e delle Bresso di turno. Laddove non arrivarono neppure le Olimpiadi, arriverà forse la recessione economica?