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L'Ungheria al tempo di Viktor Orban
“L’Ungheria è stregata dal fascino di Viktor Orban, come se fosse il pifferaio magico della storia di Hamelin”, ha confessato il nobel ungherese Imre Kertész in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Monde. Le note incantate del populismo sono dirette verso i traditori esterni: gli Stati Uniti, l’Europa, l’Fmi, sullo stesso piano di Roma e degli ebrei. “Orbanistan” è il nuovo nome della repubblica ungherese, coniato dai media internazionali. Il “bad boy” d’Europa, Orban, il cui partito controlla i due terzi del Parlamento e ha appena approvato una nuova costituzione e un’impopolare legge sui media, è criticato da tutte le organizzazioni per i diritti umani. Intanto vengono chiusi i luoghi alternativi, gli estremisti di destra diventano direttori di teatro e la televisione pubblica è censurata. I media internazionali suonano l’allarme, ma l’Unione Europea, aldilà dei ricatti finanziari, non interviene contro la repressione. I giovani ungheresi, cresciuti lontano dalla politica, ora si scoprono contestatori, e lottano per poter scendere in piazza il 15 marzo, per la festa nazionale.
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- L'Ungheria al tempo di Viktor Orban e l'allarme dei media stranieri
- Il direttore di teatro messo a tacere dalla politica
- Il partito di governo blocca le manifestazioni del 15 marzo
- Vivere a Budapest, istruzioni per l'uso
- L'attivista ungherese András Istvánffy e la cultura della contestazione permanente
Doping, video e scherzi: il caso Contador-Nadal
La polemica è servita. I tre video trasmessi dal programma di Canal Plus Francia, nei quali si accusa lo sport spagnolo di doping, hanno messo la Spagna sottosopra. "Europa451" lancia, senza mezzi termini, un articolo che invita i tifosi a Sud dei Pirenei a farsi un esame di coscienza.
A proposito di E-diritti
In poche settimane è ritornato, più forte che mai, il dibattito sulla libertà della rete e sul rispetto dei diritti d'autore. Proviamo a chiarire le cose, in mezzo a tante proposte di legge e tante proteste.
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Megaupload nella rete del ragno
In seguito a un procedimento giudiziario avviato dagli Stati Uniti, il sito di condivisione Megaupload è stato chiuso. Tra copyright e terza guerra mondiale, riflessioni a tutto tondo di un babeliano.
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Venti contrari nell'Europa dell'Est
Mentre la stampa internazionale parla di una “Nuova Europa” e le agenzie di rating registrano un trend economico in rialzo nell’Europa dell’Est, in Ungheria il vento soffia in direzione contraria. L’avanzata nazionalistica non solo mina le basi di democrazia, pluralismo e libertà di un intero popolo, ma ha anche effetti devastanti sull'economia.
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La pace: “Il 2011 ci ricorda che le soluzioni ai conflitti esistono”
Psicologa belga specializzata nella prevenzione dei conflitti, Cathy Van Dorslaer è stata particolarmente segnata dall’anno che sta per finire. Dalle aspirazioni democratiche alle trasformazioni del gioco mediatico, ci spiega perché il 2011 le lascia un "retrogusto" di pace.
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Voina: "Un'unica via per l'opposizione nella Russia di oggi, la guerra"
Se quasi 100.000 persone hanno partecipato alle proteste anti-governo del 10 dicembre in Russia, lo si deve anche alla "banda di artisti di strada" formatasi nel 2005. Voina guida le proteste e si fa beffa del Cremlino da ben prima che il popolo moscovita sospettasse il governo di frode alle elezioni del 4 dicembre. Nella seconda parte di un’intervista esclusiva, il collettivo racconta il proprio ruolo in questa Russia che inizia a ribellarsi.
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Ammansite i leoni, riparte il circo Putin!
Il 4 dicembre i russi eleggono il nuovo Parlamento. Dopo aver governato per oltre un decennio, il partito Russia Unita dovrebbe ridurre leggermente la propria maggioranza nella camera bassa, la Duma. Il partito centrista senza dubbio dominerà le presidenziali di marzo 2012, portando Vladimir Putin di nuovo al potere, e a un cordiale scambio di poltrone con Dmitri Medvedev. Dietro il sipario del circo, il coro comincia ad alzare i toni. Il partito gode di un consenso per il 60% femminile, e aumenta la popolarità tra i giovani che sognano una nuova Unione eurasiatica. Ma sono sempre di più i giornalisti, gli attivisti e gli studenti che contestano il potere, soprattutto tramite le reti sociali. Perfino Putin si è beccato i primi fischi in pubblico. Sta per crollare il tendone?
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- Caro Babbo Putin, portami l’Unione eurasiatica
- Perché i giovani russi votano Putin
- Strategia 31: i russi, il badminton, e il diritto di manifestare
- Cyril Tuschi: "Non ho paura. Sarò a Mosca per la prima di Khodorkovsky"
- Putin fischiato in pubblico: c'è sempre una prima volta
- Boom economico e un popolo in estinzione. Chi non vivrebbe nel Paese di Putin?
Gaffe, antipolitica e volgarità: ecco perché non ci mancherà
Il desiderio proibito di Silvio Berlusconi è quello di fregarci, la settimana prossima, di ripresentarsi alla Camera con qualche decina di deputati in più e di smentire le dimissioni annunciate martedì. Si rivolgerà con scherno a tutti i media che hanno titolato sulla fine della sua era e noi ci pentiremo di non essere stati scaramantici. Ma tutto questo non succederà, perché la finanza ha trascinato l’Italia nel baratro e il senso di responsabilità delle istituzioni italiane ha già portato alla scelta di un successore e gli impedirà di tornare in sella. Silvio Berlusconi è un uomo solo, psicologicamente instabile, che i più fedeli alleati stanno abbandonando. 17 anni di antipolitica, gaffe, volgarità e malcostume sono più che sufficienti. Meglio tardi che mai, annunciamo la sua fine, e ricordiamo tutti i danni che ha combinato.
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- Il più grande reato di Berlusconi? Umiliare Montesquieu
- Bunga bunga: farlo in Europa con Silvio
- L'Italia molla Berlusconi: e agli italiani in fuga viene voglia di tornare!
- Berlusconi ha educato i giovani. Come si fa a rieducare l'Italia?
- Alberto Toscano: "Le gaffe di Berlusconi sono il frutto di una crisi democratica"
Irakli Berulava, giornalista: «La Georgia ha perso il treno della Rivoluzione delle rose»
Il corrispondente in Georgia di Reporters sans frontières (RSF , Reporter senza frontiere) descrive come ‘buia’ la situazione per i media nei paesi del Caucaso meridionale. Irakli Belurava, che è anche regista, produttore e blogger parla dei mezzi d’informazione che si auto-censurano, di pressioni da parte dei governi verso i giornalisti e dell’involuzione democratica seguita alla Rivoluzione delle Rose.
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Steve Jobs, Apple e l’ecologia: nella mela c’è un verme
Mentre in rete si sprecano le lodi nei confronti di Steve Jobs, è importante ricordare che l’azienda Apple, con i suoi prodotti anti-ecologici e all’insegna del consumismo sfrenato, ha ben poco a che fare con la coscienza verde e il rispetto dell'ambiente.
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La patata bollente tra Murdoch e Brooks
Come mi ha riferito un amico, il gioco della “patata bollente” (o come lo chiamano gli inglesi “passing the buck”) tra padre e figlio è stato divertente. Io la passo a te, tu la ripassi a me. Passa passa passa passa, oh, e poi la passi alla concorrenza, perché è chiaramente colpa loro. Poi di nuovo la passi a News of The World, perché come possono uno o due uomini essere responsabili di un'azienda così grande? Murdoch è diventato il “Black Rupert” per i tedeschi nel tenere in mano ciò che noi e i francesi consideriamo “una patata bollente” di uno scandalo etico e mediatico nel Regno Unito.
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"Monsieur Karl e la politica": satira portoghese in salsa polacca
Di recente lo scrittore portoghese Gonçalo M.Tavares ha chiesto su cafebabel.com agli autori teatrali «di sentirsi liberi di staccarsi dai miei testi nel caso ne sentissero il bisogno. Questo lavoro ormai appartiene a loro. Segue un percorso a sé». Così ha fatto anche la regista teatrale polacca Violetta Wowczak, che ha presentato al Théâtre des Déchargeurs di Parigi l’adattamento del suo libro incantevole e disincantato ‘Monsieur Kraus e la politica’.
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La Chiesa è in crisi ? Il Papa va in tv!
Venerdì Santo, 22 aprile, ore 17, Rai Uno. Il Papa va in tv. Una rivoluzione per la Chiesa Cattolica che, per far fronte alla crisi di fedeli, vuole seguire la lezione di Papa Wojtyla: la tv è un mezzo potentissimo per parlare di fede e religione. Joseph Ratzinger va oltre, parteciperà a una trasmissione e risponderà alle domande dei fedeli!
Il gioco dei “pure player”: il giornalismo indipendente passa dal web.
Nel paese in cui gli anglicismi non sono di moda, ecco due parole che si sono intrufolate nella lingua. L’era del business sul web sta invertendo questa tendenza, soprattutto nei settori dell’e-media francesi e americani. Il pure player non ha niente a che vedere con le mosse di Backgammon o i Casanova, almeno non più. Torre di Babele.
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Libertà di stampa, sete di giustizia, voglia di democrazia: Tunisi cerca il suo nuovo volto.
Ad un mese dallo scoppio della rivoluzione che ha contagiato tutto il Nord Africa ed il Medio Oriente, Tunisi riprende vita, i suoi abitanti riscoprono le libertà perdute. Reportage tra fenicotteri, alberghi chiusi, mercanti e cittadini speranzosi.
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Giovani giornalisti in Montenegro: perseguitati, missionari e testardi
Minacce fisiche o giudiziarie, salari bassi e poca considerazione, fare il giornalista in un paese che si piazza al 15° posto della classifica 2010 sulla libertà di stampa (secondo un rapporto di Giornalisti Senza Frontiere) riserva parecchie insidie. Tra i tanti paradossi del Montenegro, il giornalismo resta il solo a salvaguardare l'interesse pubblico, nonché l'unico mezzo di opposizione politica. Incontriamo i giornalisti montenegrini di domani.
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L'Europa e la libertà di stampa: l'Ungheria non è un caso isolato
Il 21 dicembre l’Ungheria ha approvato la “legge sui media”, entrata in vigore l'1 gennaio 2011. L’Europa s'indigna per le conseguenze sulla libertà di espressione di stampa e dei blogger, ma non si tratta di un caso isolato: questa legge non è altro che considerato che il contesto di questa legge non è altro che un’ulteriore segno di un’allarmante tendenza europea.
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Quando fare satira ti costa il posto: il caso Stéphane Guillon
Se si chiude la bocca a certi, altri parleranno per loro. È quello che è successo il 1 luglio scorso davanti all’edificio di Radio France a Parigi, dove gli ascoltatori e i lavoratori dell’emittente France Inter, esasperati, hanno manifestato contro il licenziamento dei comici Stéphane Guillon et Didier Porte. I due autori satirici si sono mostrati eccezionalmente taciturni quel giorno, quasi come se un immaginario nastro adesivo impedisse loro di parlare. A noi italiani, reduci dall'editto bulgaro, non fa effetto più di tanto... e ai francesi?
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Terrorismo: il fine giustifica i mezzi?
Si salvi chi può! L'Arabia Saudita ha trasmesso un appello alla sicurezza destinato alla Francia e a Euronews che suona già come un allarme terrorismo! Poco importa quale. Il terrorismo islamico, naturalmente. Perché secondo il ministro degli Interni francese Brice Hortefeux, la minaccia proviene dalla sezione araba di Al Qaeda. Perché l'Europa si sente continuamente minacciata dal terrorismo? Lo scrittore inglese Percy Kemp ha forse ragione quando dichiara a Libération che «i nostri governanti preferirebbero vederci vivere in uno stato di terrore permanente»? Ma, alla fine, che cos'è questo benedetto "terrorismo"?
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