Strasbourg

La clonazione nei nostri piatti : l'UE segue le orme degli Stati Uniti ?

Articolo pubblicato il 02 aprile 2008
Articolo pubblicato il 02 aprile 2008

Dopo aver autorizzato la messa sul mercato di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), la Commissione Europea lascia intendere che, fra qualche anno, si potrebbero anche commercializzare prodotti alimentari provenienti da animali clonati.

Il 14 di gennaio, la stessa Commissione adottava una proposta di revisione del regolamento relativo ai nuovi alimenti per facilitare la messa sul mercato di alimenti „nuovi e innovativi nell’Unione Europea“. Adottando questa proposta si creerebbero dispositivi destinati ad incoraggiare l’industria ad investire nello sviluppo „di nuovi tipi di alimenti e nuove tecniche di produzione di alimenti“. Questa espressione ambigua indicherebbe dunque alimenti derivanti da animali clonati.

Simbolicamente, all’indomani di questa decisione, la Food and Drugs Administration (FDA), amministrazione delle derrate alimentari e dei medicinali negli Stati Uniti, permetteva la commercializzazione di prodotti derivati da animali clonati : „la carne ed i latticini provenienti da bovini, da maiali e da capre clonati sono tanto sicuri quanto gli alimenti che mangiamo tutti i giorni“ dichiarava in questa occasione Stephen Sundlof, responsabile della sicurezza degli alimenti alla FDA.

Ma c’è veramente bisogno di autorizzare la commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati ? Le opinioni al riguardo sono varie.

La clonazione nei nostri piatti : un processo davvero ineluttabile ?

In reazione alla proposta della Commissione Europea, il Gruppo Europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie sottolinea i propri dubbi sui problemi etici che porta una tale rivoluzione, in particolare „in rapporto alla portata attuale delle sofferenze e dei problemi di salute degli “animali utilizzati per la riproduzione di cloni e di quelli clonati“. Afferma inoltre di „non avere argomentazioni convincenti per giustificare la produzione di cibo a base di animali clonati e della loro prole“ comunicato stampa del 16 gennaio sc…. Il Gruppo chiama a prendere alcune precauzioni prima di procedere in questa iniziativa : consiglia, ad esempio, l’elaborazione di inchieste ed analisi complementari a proposito del benessere dell’animale a lungo termine e le ripercussioni sulla salute dei cloni e della loro prole. Insiste anche perché dei provvedimenti concreti per proteggere il patrimonio genetico delle specie siano effettuati. Raccomanda anche di promuovere lo sviluppo di dibattiti pubblici : l’impatto della clonazione di animali di allevamento sull’agricoltura e l’allevamento di bovini, gli effetti dell’aumento del consumo di carne e dell’allevamento bovino sulla società, oltre che la distribuzione imparziale delle risorse alimentari… tutte queste domande, secondo il Gruppo, dovrebbero essere poste in ambito pubblico con maggiore frequenza.

L’Autorità europea di sicurezza degli alimenti, in seguito all’opinione resa pubblica dal Gruppo, ha ammesso che la clonazione solleva numerosi problemi di ordine etico e sociale. Ha anche dichiarato che questa visione è presa in considerazione nei propri progetti scientifici attualmente in atto. L’EFSA, incaricata di fornire alla Commissione Europea consulenza indipendente su tutte le problematiche che trattano direttamente o indirettamente la sicurezza alimentare, dovrebbe dare un parere definitivo sulla questione a maggio di quest’anno. L’11 gennaio, in un resoconto preliminare dichiarava molto improbabile „che si riscontrino differenze sul piano della sicurezza alimentare tra i prodotti provenienti da animali clonati e quelli derivati da animali allevati in modo tradizionale“.

A partire dal 2005, L’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria ed alimentare (AFssa) ha reso pubblico un rapporto sui “benefici ed i rischi legati all’applicazione della clonazione sugli animali da allevamento”. Questa aveva stimato all’epoca che « i dati acquisiti, soprattutto per il latte e la carne, suggeriscono che gli animali discendenti da cloni, che sono gli unici a poter essere proposti ai consumatori, possano essere considerati come i loro equivalenti allevati secondo metodi di riproduzione classica ». Mostrandosi vigilante sulla questione, aveva inoltre ricordato all’epoca che « la novità che caratterizza i cloni e le anomalie che si presentano in alcuni casi, almeno durante un periodo iniziale della loro vita, invitano ad effettuare esami più approfonditi di quelli a cui sono sottoposti gli animali ottenuti da fecondazione ». Aveva inoltre invitato ad una « sorveglianza a lungo termine » su tale pratica.

L’UE seguirà le impronte degli Stati Uniti ? A questo riguardo Connie Tipton, presidente dell’International Dairy Foods Association (IDFA), ha notato, a seguito della constatazione della Commissione, che l’Unione Europea si trovava nella stessa posizione degli Stati Uniti un anno prima, riguardo alla valutazione dei rischi sanitari ed economici legati alla commercializzazione di alimenti ricavati da animali clonati.

« L’uomo ha sempre dovuto trasformare la natura per i propri fini »

Le problematiche che nascono da tale evoluzione sono evidentemente molteplici.

Le organizzazioni ecologiste puntano soprattutto sui rischi riguardanti la protezione della biodiversità ; la clonazione animale invita, infatti, a preservare esclusivamente le specie o i soggetti più efficienti e di riflesso, i più convenienti. Come fare dunque per non temere l’uniformazione crescente del nostro consumo alimentare ? Nel momento in qui in Francia viene creata la Fondazione Scientifica per la biodiversità, non siamo forse di fronte ad un paradosso ?

Un’altra questione è quella sulla tracciabilità di questi « nuovi alimenti ». Per il momento, non si è fatto alcun riferimento ad un eventuale obbligo di etichettare gli alimenti derivanti da animali clonati. Successivamente alla decisione della FDA su questo argomento, alcuna misura specifica, soprattutto riguardante l’etichetta, è prevista durante la commercializzazione di questi alimenti. E ancora peggio, coloro che desidereranno non seguire questa evoluzione e rendere visibile, attraverso un’etichetta, che i loro prodotti non provengono da animali clonati, dovranno richiedere un’autorizzazione. Speriamo almeno che l’UE non prenda la stessa strada ma assicuri una transizione tranquilla verso la commercializzazione di alimenti prodotti da clonazione. Gilles-Eric Séralini, professore e ricercatore all’Università di Caen e membro della Commission du génie biomoléculaire, teme le potenziali conseguenze di questa situazione : « la posizione delle autorità americane, che consiste nel considerare i prodotti derivanti da clonazione equivalenti a quelli derivanti da processi “naturali”, permetterà agli industriali di evitare studi tossicologici e ambientali, come già accaduto in buona parte per gli OGM ». Per lui, « l’autorizzazione della FDA aprirà anche le porte agli OGM animali, che sono molto più interessanti da riprodurre per clonazione ». Una mucca alla quale sarà stato modificato il genoma in laboratorio per fare in modo che produca latte povero di grassi potrebbe quindi anche essere duplicata all’infinito (riferimento all’articolo de L’Express apparso il 23.11.2006).

Infine, come non evocare l’aspetto morale di una tale evoluzione. Louis - Marie Houdebine, ricercatore all’Inra (Istituto nazionale - francese - per la ricerca agronomica) e membro dell’Afssa (Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti), dopo la decisione della FDA del 15 gennaio scorso, aveva pensato bene di ricordare che « l’uomo ha sempre trasformato la natura per adattarla ai propri fini ». Senza cedere a false ingenuità, va notata la pericolosità insita in questa affermazione : l’uomo tenta di adattare la natura ai propri fini, alle proprie abitudini. Questa filosofia dovrebbe cercare di considerare il rispetto per la natura quale condizione ineluttabile per mantenere essa stessa in vita.

Si è vistoche le reazioni sono numerose e forti. Possiamo immaginare che se l’Unione Europea deciderà di accettare il punto di vista dell’EFSA, questa decisione provocherà scontento fra i cittadini europei. Questa decisione della Commissione europea pone un certo numero di problemi etici e susciterà senza dubbio accesi dibattiti che richiameranno l’attenzione dell’Unione Europea prima che questa prenda delle posizioni che potrebbero rivelarsi affrettate. La corsa al progresso dovrebbe sistematicamente tener conto della salute animale ed umana.

Allora, ben cotta o al sangue la vostra bistecca clonata ?

Articolo pubblicato in francese il 17 marzo 2008

Scritto da Oriane Heckmann e Vincent Lebrou

Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel