Strasbourg

«I bambini non sono piccoli adulti » : verso una strategia europea per i diritti dell’infanzia.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2008
Articolo pubblicato il 01 aprile 2008

Strasburgo, Parlamento europeo, articolo pubblicato in francese il 12 marzo 2008. Gli anni in « 9 » sono ricchi di evoluzioni per i diritti dell’infanzia. 1959 : La Carta dei diritti dell’infanzia viene adottata all’unanimità dall’ONU. 1979 : Anno internazionale dell’infanzia.

1989 : Adozione da parte dell’ONU della Convenzione Internazionale per i diritti dell’infanzia.

L’Unione europea tenterà di rendere il 2009 una nuova data simbolica al riguardo ?

Nel momento in cui il Parlamento europeo prepara una sessione plenaria nella quale la « questione femminile » sarà uno dei temi principali, è interessante ritornare a parlare della sessione parlamentare dello scorso Gennaio a Strasburgo, durante la quale il deputato europeo Roberta Angelilli (UEN, Italia, per la Commissione delle libertà civili, della giustizia e degli interni) e il deputato Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE, Grecia, per la commissione dei diritti della donna e delle pari opportunità) hanno presentato il rapporto sulla strategia europea per i diritti dell’infanzia. (2007/2093 (INI) ). Adottato dalla maggioranza dei deputati europei, il rapporto richiede la creazione di una linea di finanziamento specifica per la messa in atto della futura strategia.

La questione non è nuova, visto che già nel Luglio del 2006, una comunicazione preannunciava il lavoro della Commissione europea e gli obiettivi fissati per il periodo 2006-2007, dei quali gran parte non è stata raggiunta.

Quando l’Unione europea ha fatto sua la questione dei Diritti dell’infanzia.

La protezione dei diritti dell’infanzia trova la sua prima base giuridica europea nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei Diritti Fondamentali : « L’Unione combatte ( …) le discriminazioni, e promuove ( …) la protezione dei diritti dell’infanzia », e viene precisato che « nelle sue relazioni col resto del mondo, L’Unione ( …) contribuisce alla protezione dei diritti dell’Uomo, in particolare quelli dell’infanzia » (art. 3 Trattato di Lisbona).

« In tutti gli atti relativi all’infanzia, che siano compiuti dalle autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse per l’infanzia deve essere preso in attenta considerazione » (art. 24 Carta dei Diritti Fondamentali).

Roberta Angelilli aveva sottolineato a Gennaio la necessità di proteggere i bambini « in tutti gli aspetti delle politiche europee ». L’obiettivo è duplice : garantire da un lato la partecipazione dei bambini nelle decisioni che li riguardano e più in generale, avere un mainstream sui diritti dell’infanzia in tutta l’Europa. Il valore aggiunto di questo rapporto si trova nella volontà proclamata di inserire dei diritti positivi del bambino nel diritto comunitario : il diritto ad un’identità propria, il diritto di crescere in condizioni di sicurezza, il diritto all’affetto, il diritto ad una famiglia, il diritto di essere amato e al gioco, il diritto alla salute, all’istruzione, all’integrazione sociale, alla parità delle opportunità, allo sport e ad un ambiente pulito e protetto, il diritto di ottenere informazioni a questo riguardo. L’eterogeneità di alcuni aspetti del diritto è evidente nel contenuto del documento presentato durante la sessione plenaria del Parlamento europeo. Dominio pubblico o privato, il documento assomiglia più ad un riassunto di un brainstorming che ad un ragionamento costruito su un metodo di riflessione sistematica.

Rispondendo con questo rapporto alla comunicazione della Commissione europea, il Parlamento europeo sottolinea che non si tratta di contestare uno stato delle cose, ovvero i pericoli ai quali sono esposti i bambini, ma di trasformare l’applicazione del diritto in particolari casi.

Far accettare l’universalità dei diritti dell’infanzia.

Il rapporto di Angelica Angelilli costituisce una « bozza sui diritti dell’infanzia per arrivare a risultati tangibili » andando al di là degli elementi contenuti nella comunicazione della Commissione Europea. L’Ungherese Kinga Gal (PPE-DE) ricorda che i bambini sono inoltre vittime di povertà e discriminazione, mentre la socialista Inger Segelström (PSE, Svezia) sottolinea la responsabilità degli Stati nella lotta contro il traffico di uomini e quindi di bambini. La salvaguardia dei diritti dei bambini è « la base della società del domani », conclude l’Estone Siiri Oviir (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per L’Europa). Il punto forte nella presentazione del rapporto si articola però attorno alla constatazione della dilagante crescita della pedopornografia.

Pietra angolare del rapporto : far accettare l’universalità dei diritti dell’infanzia. Secondo gli esperti, questo processo deve essere frutto dell’impegno di tutti gli Europei : « Bisogna agire “bene”, in quanto europei », dirà uno dei rappresentanti durante la conferenza stampa. Il riconoscimento dei diritti dei bambini eviterebbe disinganni come quelli sperimentati nel Ciad con la questione dell’Arca di Zoè ». Il riconoscimento della sua universalità da parte degli Stati, con conseguenti obblighi in materia di diritto dell’infanzia, permetterebbe alla Commissione europea di disporre di una solida base per la conclusione di accordi con i paesi terzi – una condizione che non si trova necessariamente nelle questioni riguardanti i diritti dell’uomo.

Un elemento di rammarico è l’esclusivo impegno femminile nelle questioni riguardanti i diritti per l’infanzia. La giustificazione data dalla Panayatopoulos, rappresentante della Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, è estremamente rischiosa : « sono le donne che mettono al mondo i bambini ed è innegabile che le donne siano particolarmente esposte a pericoli ».

A scapito del Consiglio d’Europa ?

La strategia europea sui diritti dell’infanzia attira l’attenzione su una questione delicata : quella della quasi sistematica interferenza fra Unione europea e Consiglio d’Europa su questo tipo di problematiche. Non è dunque infondata la dichiarazione di Verena Taylor, rappresentante del Consiglio d’Europa, fatta durante l’udienza pubblica organizzata dal Parlamento europeo il 17 aprile 2007 : « We would like very much to see the European Union become party to suitable Conventions, thus reinforcing our political and practical cooperation in this context, and giving extra impetus to their ratification members »

Il Parlamento europeo risponde attraverso il rapporto « Verso una strategia europea per i diritti dell’infanzia » : « è il caso di considerare l’opportunità di entrare a far parte di diverse Convenzioni del Consiglio d’Europa. Inoltre è necessario che la Comunità e/o l’Unione europea (e) tentino di adottare, per un periodo, le Convenzioni sulla criminalità in rete, l’esercizio dei diritti dell’infanzia, sull’adozione o sullo sfruttamento sessuale ». Se non resta che gioire per la manifestazione di questa presa di coscienza da parte delle commissioni del Parlamento Europeo impegnate nella questione, resta lo sconcerto riguardo la titubanza mostrata fin’ora sulla possibilità di istaurare questo tipo di collaborazione.

Le proposte avanzate nel documento della Angelilli sono riconducibili a numerosi punti della campagna iniziata dal Consiglio d’Europa. Che queste problematiche vengano riprese dall’Unione europea non è cosa da biasimare in sé. Ma ciò rischia forse di essere controproducente ? Non si può parlare, in questo caso, di « concorrenza » tra le istituzioni e le organizzazioni europee, il Consiglio d’Europa è sempre stato precursore in iniziative riguardanti temi umani, sociali e societari che si iscrivono in una dimensione paneuropea In materia di politica per la gioventù e per l’infanzia. Ultima manifestazione dell’attivismo del Consiglio d’Europa è stata la partecipazione al summit della gioventù fra Africa ed Europa, organizzato a Lisbona all’inizio del mese di Dicembre 2007 a ridosso del summit UE- Africa. Considerato che le questioni vanno più lontano che nel contesto dell’Unione europea, visto che essa stessa definisce l’universalità del suo approccio, non sarebbe dunque ora che il distacco fra UE e Consiglio d’Europa trovasse fine, considerando il lavoro di quest’ultimo come un laboratorio di riflessione e d’iniziativa paneuropea ?

Scritto da Lena Morel 

Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel

(Foto 1 : Flickr/Xyo-PaléoGyoTio)

(Foto 2 : Parlamento europeo)