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ONE: « l'Ue non volti le spalle all'Africa »

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2017
Articolo pubblicato il 16 ottobre 2017

[Opinione] Nel suo appassionato discorso sullo stato dell’Unione, lo scorso 13 settembre, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha sottolineato con enfasi il ruolo positivo delle istituzioni comunitarie rispetto alla tanto attesa ripresa economica nel continente. Quale il ruolo giocato nei confronti dell'Africa?

Un’Unione che dopo Brexit ha saputo rispondere unita, a detta del Presidente, compattandosi attorno ai valori comuni e cercando di fornire risposte concrete ai propri cittadini. Un’Unione, nelle parole di Juncker, finalmente con “il vento nelle vele”. Un’Unione che, dalla prospettiva di chi si occupa di sviluppo sostenibile, trova davanti a sé un bivio. Se non vuole vedere ripiegata su se stessa la propria capacità di leadership internazionale e di costruzione di politiche sul lungo periodo, deve adottare un ambizioso budget allo sviluppo per il 2018 capace di rispondere alle sfide globali della nostra era.

Proprio nell’anno della tanto attesa ripresa economica, ma anche del terzo anno di crisi migratoria, l’UE deve saper mostrare la lungimiranza necessaria nell’accettare il ruolo fondamentale dei fondi alla cooperazione ai fini della stabilità globale e come strumento strategico per il benessere tanto dei paesi in via di sviluppo quanto dei paesi ricchi. A questo riguardo, il Parlamento Europeo sembra essere sulla giusta strada. La Commissione Bilancio dell’Europarlamento ha infatti rivisto al rialzo quanto proposto dalla Commissione Europea e dal Consiglio dell’Unione in merito agli stanziamenti per il titolo di bilancio Global Europe, ossia quella parte del bilancio comunitario destinato agli aiuti allo sviluppo, agli aiuti umanitari ed alle politiche di vicinato. Nello specifico, Global Europe rappresenta circa il 6% della spesa comunitaria (come stabilito dal Quadro Finanziario Pluriennale per il 2014-2020), contribuendo a fare dell’Europa (l’Unione ed i suoi Stati membri) il più grande donatore mondiale.

I leader europei devono far propria l’idea che il destino dell’Europa e dell’Africa sono interconnessi. Dalla stabilità e prosperità dell’uno, dipenderanno la stabilità e la prosperità dell’altro. Secondo recenti stime la popolazione africana è destinata a raddoppiare entro il 2050: un taglio agli investimenti in progetti europei di cooperazione allo sviluppo nel continente significherebbe un importante passo indietro nelle politiche di eradicazione della povertà estrema e sostegno all’istruzione ed alla scolarizzazione femminile, oltre a nuove ed accresciute disuguaglianze in un’Africa giovane e povera. In ultima analisi, investire nello sviluppo di lungo periodo è condizione imprescindibile per fornire una risposta efficace alle sfide che il mondo sta affrontando – dall’instabilità, alle carestie, alle pandemie.

Come ONE Youth Ambassadors italiani abbiamo cercato di raccontare questa visione a più persone possibili attraverso decine di incontri pubblici, meeting con parlamentari, partecipando ad eventi - dagli aperitivi alle presentazioni di libri, fino agli incontri nelle scuole - in tutta la penisola. Abbiamo incontrato politici, sindaci, attivisti e persone comuni, ma in questo caso l’azione nazionale non basta: è necessario portare la nostra battaglia nei palazzi comunitari. Per questo ad ottobre, in vista del voto del Parlamento Europeo in seduta plenaria sul budegt, ci recheremo a Bruxelles con decine di altri Youth Ambassadors da tutta Europa per incontrare eurodeputati di ogni schieramento politico e discutere con loro della necessità di politiche di lungo respiro che possano davvero aggredire il problema della povertà estrema, quali quelle dipendenti dal finanziamento di Global Europe.

Tornando al discorso di Juncker, il Presidente della Commissione non ha mancato di citare l’Africa e la necessità di politiche di aiuto allo sviluppo efficaci nel suo intervento. L’imminente adozione del budget da parte delle istituzioni comunitarie offre un’opportunità concreta per far sì che tali parole non rimangano vuote.

Il momento è propizio, non sprechiamolo. Se davvero adesso ha “il vento nelle vele”, l’Unione Europea non volti le spalle all’Africa.  

Firma anche tu la nostra petizione sul Budget UE per il 2018!

Questo articolo è stato scritto da Jacopo Bencini

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