società

Zagabria insostenibile: pronti a mettere i bastoni fra le ruote

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2013

Per i ciclisti di Zagabria le strade della capitale sono diventate un inferno a cielo aperto. Le piste ciclabili, invece di facilitare la loro vita, rappresentano un vero e proprio percorso a ostacoli. Un'officina di riparazioni delle due ruote è diventata la spina nel fianco del Comune e guida le proteste del movimento ecologista. Cafébabel vi racconta il sogno a occhi aperti dei suoi attivisti.

Osservando con molta attenzione le strade di Zagabria si possono scorgere le piste ciclabili di colore giallo dipinte lungo i marciapiedi. Ma la loro disposizione solleva molti dubbi. Pattumiere, lampioni, marciapiedi alti decine di centimetri e terrazze gremite di gente interrompono continuamente questi piccoli viali. Come può una bici oltrepassare ostacoli del genere? 

L'ASSURDITÀ DELLE PROPOSTE COMUNALI  

"Consigliato dal sindaco", "attraversamento camerieri": sono soltanto alcune delle scritte che si incontrano camminando lungo questi percorsi. Sono state realizzate dal Sindikat Biciklista ("sindacato dei ciclisti" in croato, nda.), un'organizzazione che dà voce ai ciclisti della capitale croata. Vladimir, 26 anni, studente, è uno dei portavoce: "queste piste ciclabili fanno ridere! Due o tre volte all'anno i vigili trovano sempre il modo di farci una sanzione!". Se il tracciato si interrompe, il ciclista deve scendere dalla bicicletta e camminare fino a che non riprende, altrimenti: multa garantita.

AGLI ALBORI DEL MILITANTISMO

Il sindacato nasce  nel giugno del 2011 in occasione della conferenza "La sagra di primavera della bicicletta" – il nome prende ispirazione dal balletto di  Stravinsky,– organizzata dalla Bicicklopopravljaona (letteralmente "officina di riparazioni"), uno spazio creato nel  2009 dai membri dell'ong ecologista Zelena Akcija (Azione Verde).

Aperta a tutti, l’officina è pensata come un luogo dove si può imparare ad aggiustare la propria bicicletta con l'aiuto di un esperto volontario. Lujin, uno dei promotori, ci racconta: "il successo del progetto è rappresentato dal fatto di non aver creato un circolo chiuso. Il gruppo è nato spontaneamente, ma il numero dei partecipanti è in continua crescita!"Jelena, studentessa, frequenta l'officina da anni: "l'anno scorso il costo dei trasporti pubblici è aumentato di nuovo! Per questo gli studenti prefersicono acquistare una bici da due soldi e venire qua".

Nel 2011, alcuni soci hanno dato una connotazione politica al progetto fondando il sindacato dei ciclisti. Vladimir spiega che "all'inizio l'intenzione era quella di garantire ai ciclisti maggiore sicurezza in strada!". Poi però, il movimento si è esteso rapidamente e in una settimana la pagina facebook ha ottenuto 2000 like. A luglio dell'anno seguente, il sindacato ha organizzato una Critical Mass (manifestazione in cui centinaia di persone scendono in strada con biciclette e altri mezzi a impatto ambientale zero, ndr.) alla quale erano attesi pochissimi partecipanti. Al contrario, è stato un successo: ben 900 persone sono scese in strada! Tena, giovane antropologa impegnata al fianco di Vladimir, racconta: "alcuni anni fa, c'è stato un vero e proprio boom della bicicletta! La gente non l'ha più considerata un passatempo, ma un mezzo estremamente vantaggioso per spostarsi".

E LA CITTÀ COME RISPONDE ?

Da parte del Comune arrivano molte promesse e poche azioni concrete. Le  "pseudo piste ciclabili" sono una vera e propria presa in giro. Per questo motivo, il sindacato ha proposto soluzioni alternative come, per esempio, la costruzione di parcheggi e aree pubbliche destinate alla circolazione delle biciclette.  Niente di tutto questo ha avuto un seguito. "Il sindaco continua ad agevolare il traffico motorizzato, impegnandosi a promuovere la costruzione di parcheggi per autovetture o evitando di porre limiti di velocità nel centro urbano!", protesta Vladimir. Morale della favola? Molte persone pensano ancora che la macchina sia qualcosa di imprescindibile.

Per il sindacato la strada è in salita, ma i progetti sostenibili e il numero di sostenitori crescono di giorno in giorno. Durante i festival cittadini, il sindacato vende "uniformi da ciclista", magliette e adesivi. Gli attivisti hanno anche sviluppato un logo che ormai è diventato un simbolo inconfondibile

L'UNIONE EUROPEA E STUDOCIKL

Secondo Vladimir, l'entrata nell'Ue non gioverà molto alla loro causa. "Darà maggiore visibilità ai problemi e arriveranno finanziamenti, ma il problema non  sono certo i soldi", afferma. L'ostacolo principale è rappresentato dall'opinione pubblica, secondo la quale la settimana della mobilità sostenibile che viene organizzata ogni anno è soltanto una pubblicità fine a sé stessa.

Bisogna ammettere però che alcune istituzioni hanno sostenuto progetti innovativi. Da un anno, la facoltà di trasporti di Zagabria mette a disposizione dei suoi studenti e degli impiegati un sistema gratuito di bike-sharing: Studocikl.  40  biciclette possono essere utilizzate per fare la spola tra i due edifici della facoltà. Mario, responsabile del progetto racconta: "volevamo semplificare la vita degli studenti. I trasporti sono cari e tra i due edifici ci sono ben 40 minuti da percorrere a piedi. Spesso si arrivava in ritardo alle lezioni! In bici si impiegano solo 15 minuti invece". L'idea è stata sviluppata dall’ong ODRAZ che ha l'obiettivo di promuovere progetti legati allo sviluppo sostenibile. Lidija è la mente e la responsabile dell'organizzazione: "volevo fare qualcosa di concreto per i ciclisti, qualcosa che potesse dare dei frutti concreti".

Il parere di Lidija e Mario verso le istituzioni è meno critico rispetto a quello di Tena e Vladimir – quest'ultimo, come molti giornalisti, ha seguito il progetto Studocikl soltanto il giorno dell'inaugurazione. Tutti e quattro però, concordano nel dire che il problema delle bici, a Zagabria, non sia una novità. "Ciò che desidero è che le persone imparino a condividere gli spazi!", afferma Lidija. Per ora, riappropriarsi delle aree urbane rimane il principale sogno a occhi aperti dei cittadini della capitale croata.

Questo articolo fa parte della serie di reportage “EUtopia on the ground”, progetto di Cafebabel.com sostenuto dalla Commissione Europea in collaborazione con il Ministero degli Esteri francese, la Fondation Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer