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Zagabria: educazione sessuale? No, grazie 

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 16 ottobre 2013

A maggio la Corte Costituzionale croata ha obbligato il Ministero della Pubblica Istruzione a ritirare il nuovo programma di educazione sanitario-sessuale dalle scuole. La decisione è arrivata dopo un ampio dibattito pubblico a cui hanno partecipato la Chiesa, i partiti politici e la società civile. Viaggio in un Paese in cui parlare di sessualità è ancora un tabù.

Mi trovo al Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica croata. Il direttore dell'Agenzia governativa che si occupa dell'attuazione del programma di educazione sanitaria nelle scuole mi aspetta nella sala conferenze. Ha appena terminato una riunione e mi chiede la ragione del nostro incontro. Quando rispondo che sono interessata al dibattito legato all'introduzione del programma di educazione sessuale in Croazia, sembra deluso. Non è la prima volta che un giornalista si presenta chiedendogli: "Per quale motivo un programma educativo-sanitario, considerato normale negli altri Paesi, suscita tante controversie in Croazia? Perché in seguito a un intenso dibattito pubblico viene addirittura ritirato dalla Corte Costituzionale?".

Dopo un momento di pausa, il direttore  mi chiede di spiegargli perché la questione suscita tanto interesse. Poi mi dice che l'Europa farebbe meglio a occuparsi di problemi più gravi anziché "giocare alle comari" e fare commenti su una disputa da ricreazione. Gli rispondo che in quanto segnatario della Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia, la Croazia non rispetta gli impegni che ha preso. In effetti, dal marzo 2013, in seguito a una decisione della Corte Costituzionale, i giovani sono privati di educazione e consigli riguardanti la sessualità. Gli domando se questa decisione significa che il testo non è conforme alla Costituzione croata. Filipovic nega e scuote la testa: "il ritiro del programma deriva da una serie di errori commessi in occasione della sua introduzione (il dibattito pubblico sul programma che ha avuto luogo nel maggio 2013 è stato organizzato dall'Agenzia dell'Educazione e non dal Ministero, come vorrebbe il regolamento, ndr.). Nonostante la Corte Costituzionale non abbia espresso riserve sul contenuto del programma, alcuni gruppi di pressione l'hanno fatto, interpretando in modo improprio le linee generali del testo e accusandolo di promuovere l'omosessualità, la pedofilia e la pornografia". Dunque, contrariamente a quanto sostengono i media, il ritiro del programma non ha fondamenti giuridici.

IL SESSO PRIMA DELL'ECONOMIA

Attualmente la Croazia è un Paese che soffre, più di altri, a causa della crisi economica. Il mio interlocutore mi spiega che "la gente ha bisogno di canalizzare lo scontento, le frustrazioni e si rivolge quindi più facilmente verso le formazioni populiste". Risultato: ci troviamo di fronte a una vera e propria guerra di opinioni.

Se non tutti si ritengono sufficientemente competenti per esprimersi in materia economica, le questioni morali sembrano essere alla portata di tutti. È così che il confine fra partecipazione democratica e populismo scompare. Secondo Filipovic, ogni volta che il governo cerca di far passare dei messaggi, la stampa, la Chiesa e i politici si alzano in piedi.

Il programma di educazione sanitaria, con il modulo integrato di educazione sessuale, era stato introdotto nelle scuole nel settembre 2012, in reazione ai risultati disastrosi dei sondaggi organizzati dal Ministero dell'Istruzione. Questi indicano che in Croazia i giovani cominciano a fumare tra i 7 e i 15 anni e a consumare alcol fin dagli ultimi anni delle medie, tra i 13 e i 14 anni. Infine, ci sono 2000 gravidanze indesiderate fra i 15 e i 19 anni, 400 delle quali vengono interrotte con l'aborto. Vinko Filipovic insiste: "malgrado questi dati, il programma continua a riscontrare delle critiche feroci: è assurdo". L'arcivescovo di Zagabria ha definito il testo come "distruttivo e pericoloso".

L'organizzazione GROZD si è opposta all'introduzione del programma. Chiedo al loro rappresentante, Ladislav Ilcic, quale sia il motivo di una reazione così radicale da parte della Chiesa. Mi risponde con fare perentorio: "il contenuto del programma era orribile. Promuoveva, fra le altre cose, la pedofilia. Forse non direttamente ma l'incitamento a essa era riscontrabile nella bibliografia. Inoltre il testo favoriva il relativismo morale". L'organizzazione ha quindi proposto un programma alternativo basato sui valori cristiani. Nonostante l'obiettivo sembrasse utopico, l'associazione GROZD è riuscita nell'impossibile. Nel maggio 2013, in due settimane e con l'aiuto dell'associazione "In nome della famiglia", è riuscita a raccogliere più di 700.000 firme per l'organizzazione di un referendum popolare. Il fine? L'iscrizione di una precisa definizione di matrimonio – in quanto unione fra uomo e donna – nella Costituzione. "Abbiamo raccolto le firme davanti alle chiese e quando il numero è diventato importante, il governo è andato su tutte le furie! Non escluderei la possibilità di una crisi costituzionale in autunno", profetizza Ilcic. Lui spera che l'adesione all'Unione europea rinforzerà la democrazia in Croazia.

città fantasma

La sera, nonostante siamo in piena stagione turistica, le strade di Zagabria si svuotano in fretta. Dopo mezzanotte, le persone si incontrano davanti a immobili abbandonati e si siedono su dei materassi. Chiedo a dei ragazzi se sia normale che anche alcuni squat siano chiusi. Mi rispondono che a breve si sposteranno in un altro posto; mi propongono di raggiungerli. Vogliono sapere che tipo di serata preferisca: droghe, alcool, o dicoteca… Poi mi raccontano i loro progetti; uno su tutti: andarsene da questo "Paese di merda". È per questo che hanno imparato diverse lingue straniere. Mi chiedono se sia facile trovare un lavoro nell'Unione europea, magari nel settore giornalistico. Quando gli chiedo informazioni sulla scuola e soprattutto sulla qualità dei corsi di educazione sessuale, rispondono: "non ce ne sono stati quest'anno: l'insegnante aveva paura di farsi scoprire e non sapendo bene cosa aveva il diritto di dire, o meno, ci ha lasciato l'ora libera!".

Questo articolo fa parte dei reportages "EUtopia on the ground", progetto di Cafébabel.com sostenuto dalla Commissione Europea, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri francese, la Fondazione Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer