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Yannick Haenel: «Berlino è l’ombelico di cemento dell’Europa»

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 25 febbraio 2008
Era un semplice professore di lettere. Ora il 41enne francese ha mollato tutto per dedicarsi alla letteratura. Il suo ultimo romanzo, Cercle (Il Cerchio), fa viaggiare il lettore da Parigi a Berlino, per cercare il senso dell'Europa.

(Photos: C. H-lie/ Gallimard)

Ho scoperto l’esistenza di Yannick Haenel qualche mese fa. Il suo romanzo era appena stato selezionato dall’Académie Goncourt, e da più parti era definito come “il grande libro” della Gallimard.

Mi sono incuriosita e ho comprato il romanzo. Ma con tanti superlativi, come non diffidare? Mi sono avvicinata alla lettura solo dopo che la frenesia mediatica si è calmata.

È stata una sorpresa. Mi sono ritrovata scossa, e felice di esserlo. La prosa che mi sono trovata di fronte non assomiglia a nessun’altra: poetica, erotica, seria.

Un rifiuto fondativo

Come riassumere questo libro in poche parole? Un uomo rifiuta di prendere il treno regionale delle ore 8:07 che lo porta al lavoro ogni mattina. Da quest’atto di rifiuto, che diventa per il protagonista un atto fondatore, inizia un cammino in bilico su un’altra dimensione, dove la letteratura, la danza e l’erotismo diventano le chiavi di lettura del mondo. Odissea iniziatica che diventa dramma, il libro ci racconta di un viaggio che si snoda tra Parigi e Berlino alla ricerca di significati. Le pagine si susseguono ad una velocità folle. Dove e quando posso incontrare l’autore?

Avviene negli uffici della celebre Gallimard, la sua casa editrice che in Francia stampa anche i lavori di Claudio Magris ed Erri De Luca. Niente di più normale: Yannick Haenel non è al suo primo romanzo. Infatti ha già pubblicato Introduction à la mort française in cui denuncia l’arroganza della letturatura francese e del suo complesso di superiorità. Ma come accontentarsi di una sola intervista quando ci sarebbe così tanto da dire? Un secondo incontro è stato fissato al Café Justine, in rue Oberkampf.

Una camicia grigia, i capelli leggermente spettinati, Yannick Haenel è già seduto quando arrivo. Sembra uno studente: legge, scrive su un quaderno, beve acqua.

Tre mesi dopo l’uscita di Cercle, continuano a cercarlo per intervistarlo: «All’inizio consideravo le interviste una perdita di tempo. Mi infastidivano perché volevo continuare a scrivere. In più sono una persona solitaria. Ma da quando ho accettato di discutere del libro ne ho tratto un piacere immenso. Ho avuto degli incontri con il pubblico che si sono prolungati ore, ben oltre il previsto». Torniamo al romanzo.

«Berlino incarna tutto l'orrore del secolo scorso»

Quando il narratore arriva a Berlino est si ammala, e i dolori e la febbre gli danno le allucinazioni. Fantasmi della Shoah, figure deformi alla Bacon, corpi martoriati. «Per me il capitolo su Berlino non è polemico. Il soggiorno in questa città era funzionale all’evoluzione del mio romanzo», spiega lo scrittore. «È una discesa agli inferi, certo, ma io descrivo la Berlino del Ventesimo secolo, non quella di oggi. Questa è una città simbolo, perché incarna tutto l’orrore del secolo precedente. Berlino è un po’ l’ombelico in cemento dell’Europa : l’Est e l’Ovest riuniti nel centro».

Per scrivere il suo libro, Yannick Haenel è andato veramente a perdersi a Berlino, senza indirizzo, né soldi. «In questo modo ho potuto veramente essere al limite. Volevo sentire la città, lasciarla venire a me», dice l’autore. Per non morire di freddo, ha passato le giornate e metà delle notti nei bar, in particolare allo Zapata, vicino al Kunsthaus Tacheles. Questo vecchio magazzino della Belle époque, vicino al quartiere ebraico, è uno degli ultimi edifici occupati. Oggi è diventato centro d’arte, ed è riconosciuto dal governo come simbolo della riunificazione. «La città mi è apparsa molto rassicurante, allo stesso tempo frenetica e tranquilla».

Italia: laboratorio di tutte le pulsioni

Berlino, città da incubo o incarnazione del sogno libertario? «È la capitale della cultura, ma anche il luogo dove il narratore prende coscienza che l’Europa è l’erede di un crimine commesso in comune», mi risponde Yannick Haenel.

Senza svelare il seguito, il narratore prosegue la sua odissea a Varsavia e a Praga, guidato dalla visione sacra di una ballerina della compagnia di Pina Bausch. Lei sarà in grado di dargli le risposte che cerca?

Yannick Haenel mi dice di essere sempre alla ricerca: come un Ulisse del Ventunesimo secolo, vuole sondare la sua epoca e scoprirne il senso. Alla ricerca di nuovi stimoli, ora sta pensando all'Italia dove, dice, « i cittadini sono più politicizzati che in Francia».

Non vuole però restare incastrato in un'immagine turistica: vorrebbe trasferirsi a Firenze, abbastanza a lungo per «andare al di là del quadro». «L’Italia non si riduce ai suoi musei e alla sua cucina: è un laboratorio di tutte le pulsioni, comprese le più selvagge. I rapporti sociali sono molto duri: il capitalismo si è introdotto ovunque, e ha radicalizzato tutto, anche i rapporti umani».

Yannick Haenel, una cometa rara nel panorama francese, cerca un esilio volontario. Per cogliere la bellezza, il saccheggio, il puro e l’impuro. In qualsiasi posto essi si nascondano.

Yannick Haenel discute del suo romanzo Circle (in francese)

( Foto in homepage: C. H-lie/ Gallimard)