società

Volontario europeo, perché hai scelto di andare in Romania?

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 19 gennaio 2012
Il 2011 è stato l'anno della consacrazione per il volontariato europeo. Record di domande e di partenze: merito della crisi economica, dell'assenza di opportunità di lavoro, o di un altruismo esagerato? Uno spagnolo in missione in Romania ci spiega le ragioni dei giovani che si impegnano nel Servizio volontario europeo.

Hanno appena finito di servirmi mezzo litro di birra Ursus e ho appena avuto il tempo di assaporarne un sorso, che un'amica mi fa la domanda di rito: “Why did you come to Romania?" (Perché hai scelto di fare volontariato in Romania?). Eccola, la domanda da un milione di dollari. Mi scappa un mezzo sorriso, ci penso un po' (o meglio faccio finta di pensare alla risposta) e tiro fuori tutto d'un fiato la risposta ripetuta mille altre volte.

"Perché sei venuto proprio in Romania?”. Ed è proprio questa la domanda che ti fanno tutti i rumeni: “Perché vieni nel mio Paese se non c'è nulla di interessante?”. Per loro poi è ancora più paradossale se arrivi dalla Spagna, nella quale i rumeni sono la comunità straniera più numerosa (861.584 secondo l'Istituto Nazionale di Statistica). Eppure io me ne sto proprio qui, a Oradea (in italiano Gran Varadino), una città a 14 km dalla frontiera con l'Ungheria. La domanda però rimane nell'aria. E la risposta forse può darla una sigla: SVE (Servizio Volontario Europeo).

Di che cosa si occupa chi partecipa a un programma SVE

Nel mio caso si tratta di cooperare insieme ad altri 3 spagnoli al progetto ECOTOP, una piccola organizzazione non governativa dedita a temi ambientali. L'obiettivo è di spiegare ai bambini l'importanza di salvaguardare la natura. Cerchiamo inoltre di sviluppare nuovi progetti e di dare una mano a gestire l'organizzazione stessa, grazie anche a un apposito corso di formazione.

Quindici giorni dopo il mio arrivo in Romania, abbiamo frequentato il "corso di formazione di rito". L'obiettivo era dare a tutti noi che avevamo aderito al Servizio Volontario Europeo un'infarinatura sui nostri diritti e doveri e sulla cultura rumena, nonché motivarci per diventare dei buoni volontari. Ascoltando i miei compagni di avventura, ebbi l'impressione che alcuni progetti fossero carenti di contenuto. Per le piccole ONG ricevere uno o più volontari europei significa ricevere un'importante iniezione di denaro. Ad esempio per il nostro progetto, che prevede una durata di 11 mesi e l'impiego di 3 volontari, è stata stanziata una somma di 17.000 euro. Sì, naturalmente le ONG devono registrare e spendere tutto il denaro ricevuto, però a loro lo stesso serve anche – almeno in alcuni casi - per sopravvivere come organizzazione. E un maggior numero di volontari si traduce inevitabilmente in una maggiore quantità di denaro.

E tutto questo, chi lo paga?

Il Servizio Volontario Europeo si colloca dentro il programma comunitario “Gioventù in azione”, per il quale sono stati stanziati 885 milioni di euro per il periodo 2007-2013. Qual è l'obiettivo dello SVE? Se ci atteniamo alla definizione ufficiale, l'obiettivo è “promuovere la solidarietà tra i giovani, aiutare le comunità locali e fare in modo che i volontari conseguano delle abilità personali”. Si tratta di parole forse un po' troppo “vaghe”. E' giustificata la quantità di denaro che l'UE spende per lo SVE che ci è toccato in sorte? Chi partecipa come volontario a uno dei programmi SVE ha diritto a un alloggio (a volte condiviso con altri), al vitto, a un rimborso per i mezzi pubblici e a un piccolo compenso per le spese personali. In cambio lavora per un massimo di 35 ore a settimana e frequenta lezioni di lingua del Paese ospitante. In termini economici, e tenendo conto del contributo che ciascun volontario apporta al prodotto interno lordo in rapporto al denaro che riceve, mi arrischierei a dire che sì, è fin troppo giustificata (si stima che la pratica del volontariato incida da una percentuale dello 0,5% al 3% del pil in alcuni Stati membri dell'Unione Europea, secondo il Rapporto Annuale sul Volontariato del 2011).

E la risposta finale è...

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La domanda iniziale ("Why did you come to Romania?") però è sempre quella. Forse dovremmo ampliarla e convertirla in un'altra domanda: “Perché aderire allo SVE?”. Beh, semplicemente perché credi che esista un problema (nell'accezione più ampia del termine) e senti che hai la possibilità di fare qualcosa per cambiare le cose. Nel mio caso, questa è la ragione numero uno. Un'altra idea fondamentale è sapere che proprio tu, in quanto volontario, sei il progetto, che poi è anche il primo concetto che ti inculcano prima di partire. Il successo o l'insuccesso dipende in gran parte dalle tue idee, dalla tua voglia di fare bene le cose, dalla tua immaginazione e dall'entusiasmo con le quali le affronti. Poi è importante capire che non devi per forza adattarti integralmente al progetto per il quale sei partito. Se credi che ti stia stretto o non ti soddisfa quello che stai facendo, amplia i tuoi orizzonti e cerca di abbozzare nuovi progetti per la tua ONG. Infine c'è anche la possibilità di insegnare ai bambini, anche se devo confessare che c'è pure un argomento che mi interessa dal punto di vista professionale: sapere come si può finanziare una ONG, così come avere la possibilità di orientare la mia carriera verso il mondo della cooperazione, sono argomenti che mi interessano molto. Lo SVE mi sta offrendo una grande opportunità.

E tutto questo risponde alla domanda sul perché ho deciso di aderire a un programma di volontariato, però non risponde alla domanda circa la scelta del Paese di destinazione, la Romania. La verità è che mi trovo a Oradea, così come potrei essere a Rennes, Istanbul, Brema o Riga. La Romania mi ha dato l'opportunità di conoscerla. E naturalmente quando una persona – o in questo caso, un Paese intero - ti chiama perché vuole conoscerti, è difficile dire di no. Ancora di più quando provieni da un paese, la Spagna, in cui la gente sembra che si lamenti sempre delle stesse cose e che tutto prosegua sempre allo stesso modo. Quando proverò la stessa sensazione in Romania, vorrà dire che sarà ora di pensare a un'altra meta.

Foto: apertura, (cc) Brandon Christopher Warren/flickr; testo: (cc) Liminal Make/flickr.