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VOCI DA LAMPEDUSA # 2. Intervista a Giacomo Sferlazzo

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 23 gennaio 2015

La rubrica Voci da Lampedusa, curata dalla fotoreporter Alessia Capasso, raccoglie una serie di interviste a persone che vivono sulla propria pelle (o studiano in modo approfondito) le conseguenze delle politiche europee sulla vita nella piccola isola del Mediterraneo.

Il collettivo Askavusa nasce da una comunità di persone di cui fanno parte sia lampedusani, sia persone provenienti da varie parti d'Italia e d'Europa, con membri operativi anche a Bruxelles. Nato nel 2008 per protestare contro la creazione di un Cie (centro di identificazione ed espulsione) sull'isola, il collettivo ha progressivamente ampliato i suoi orizzonti di visione e di lotta. A partire dalle migrazioni e dalle vicende nazionali e internazionali che hanno interessato Lampedusa negli ultimi 20 anni, il collettivo ha maturato sulla propria pelle un'esperienza che gli consente di guardare alle migrazioni in una prospettiva ampia e radicale, che viaggia oltre narrazioni e retoriche estemporanee. Askavusa ha diffuso nei mesi scorsi il documento 'Lampedusa. Istruzioni per l'uso', ricostruendo in una visione di ampio respiro le vicende che hanno riguardato la piccola isola del Sud del Mediterraneo ed evidenziando la connessione tra politiche migratorie e politiche di militarizzazione. CafèBabel ha intervistato Giacomo Sferlazzo, artista e cantautore lampedusano nonché attivista del collettivo.

CaféBabel: A Lampedusa i media hanno sempre fatto coincidere i momenti di maggior pressione per gli abitanti con la numerosa presenza di migranti. Voi fate notare come la presenza più costante e significativa in questi anni sull'isola sia invece quella dei militari. Cosa significa per una piccola isola un dispiegamento così imponente di forze armate di vario tipo?

Giacomo Sferlazzo: Può significare tante cose a seconda del punto di vista di chi osserva. Per un albergatore, che ha la sua struttura sempre piena anche in inverno, può essere anche positiva come cosa. Per noi significa essere complici di aggressioni contro Paesi che dovrebbero essere nostri interlocutori. In certi periodi dell’anno significa vivere in una caserma a cielo aperto. Per noi lampedusani, significa avere 10 radar su un territorio di pochi chilometri quadrati ed un tasso di malattie tumorali al di sopra della media nazionale.

CaféBabel: Come credete che l'operazione Triton inciderà sulla vita degli abitanti di Lampedusa? Cosa è cambiato rispetto all'operazione Mare Nostrum?

Giacomo Sferlazzo: Non possiamo più pensare la nostra vita come scollegata dalla vita degli altri, da quello che accade nel Mediterraneo o in Europa. Ormai abbiamo visto quasi tutto ma ci aspettiamo che il Cie torni ad essere usato come in passato e purtroppo temo la creazione di un' altra “emergenza”, non so di che tipo questa volta, ma sicuramente legata all’immigrazione, con tutto quello che ne consegue in termini politici e di esposizione mediatica.

CaféBabel: Avete criticato duramente sia l'ex presidente del Consiglio Europeo Barroso, durante la sua visita subito dopo la tragedia del 3 ottobre 2013, sia il presidente del Parlamento Europeo Schulz, intervenuto durante l'anniversario del 3 ottobre di quest'anno. Cosa vi spinge a condannare le politiche migratorie europee?  

Giacomo Sferlazzo: Noi contestiamo totalmente le istituzioni europee per le politiche economiche legate alla moneta unica e al pareggio di bilancio che hanno aumentato il debito degli Stati, facendolo pagare alle classi più deboli e arricchendo le banche e i capitalisti. Se guardiamo bene, la crisi è per i più deboli mentre i ricchi sono diventati più ricchi. Sono diminuiti i servizi e i diritti dei lavoratori mentre è aumentata la disoccupazione. Per le politiche estere che vedono l’Europa come un prolungamento degli USA, la vicenda del MUOS è l’ultima di una serie di imposizioni che hanno visto la Sicilia colonizzata dagli apparati militari USA/NATO. Contestiamo la produzione e la vendita di armi da parte degli stati europei. Contestiamo perfino la storia europea fatta di processi coloniali, schiavismo, sfruttamento dei lavoratori e imperialismo.

CaféBabel: Nel documento denunciate il ruolo dei media nella rappresentare le migrazioni, in particolare quelle che, come a Lampedusa, sono sotto gli occhi di tutti. Parlate di 'mobilitazione di massa' delle emozioni. Quali sono i limiti e gli effetti negativi di tale narrazione?

Giacomo Sferlazzo: È difficile dirlo, oggi più che mai c’è bisogno di approfondimento. L’immigrazione è un argomento complesso che è difficile trattare in poche righe. Forse i giornalisti dovrebbero spingere ad andare a fondo a certe questioni, fornendo gli strumenti di lettura e i riferimenti adatti per approfondire. I limiti di una narrazione che si concentra sulle emozioni sono tanti ma in generale, se si tiene l’essere umano su una sfera puramente emozionale, diventa molto più facile condizionarlo. Non che le emozioni non siano importanti, anzi, ma molto spesso è più semplice condizionare una persona attraverso le emozioni e gli istinti, specie se non si hanno argomenti validi in termini politici e filosofici.

CaféBabel: In alternativa, in che modo i giornalisti potrebbero aiutare pubblico e lettori a comprendere le dinamiche migratorie?

Giacomo Sferlazzo: I giornalisti non dovrebbero vivere alla giornata, ma pretendere di avere più spazio e tempo, essere curiosi e cercare di avere una visione più ampia delle cose. Gli specialisti delle migrazioni sono quelli che fanno più danni, si concentrano su una cosa e perdono di vista il quadro generale.

CaféBabel: E qual è il quadro generale in cui secondo voi si dovrebbero inserire le politiche migratorie?

Giacomo Sferlazzo: Affermiamo che sono strettamente legate alle politiche militari e che molto spesso si giustificano delle spese o delle scelte militari attraverso emergenze o naufragi legati ai movimenti migratori. Crediamo che all’Europa convenga mantenere in piedi i centri per migranti, luoghi in cui si fa profitto sulla pelle di queste persone e su quella degli abitanti dei luoghi in cui vengono installati. Crediamo che la gestione delle migrazioni, cosi' come la conosciamo, abbia garantito lavoratori in nero, sfruttabili, ricattabili e sottopagati. Si sono spesi milioni e milioni di euro in questi vent’anni per militarizzare i territori di “confine” e reprimere i migranti che, nel migliore dei casi, si trovano in una situazione di assistenzialismo che non garantisce loro nessuna dignità e nessuna autodeterminazione.

CaféBabel: Quali sono le alternative che proponete e che potrebbero essere condivise non solo in Italia, ma anche da altre realtà europee?

Giacomo Sferlazzo: Per risolvere la questione bisognerebbe partire dalle cause che generano le migrazioni. Riteniamo però che le singole azioni non bastino all’interno di questo sistema economico. Senza il superamento del capitalismo, con tutti i suoi annessi e connessi culturali, qualsiasi legge sulle migrazioni risulterebbe sterile. L’immigrazione, così come la conosciamo, è indispensabile e inevitabile nel sistema economico e di potere attuale. Il capitalismo ha bisogno per sua natura di espandersi, di consumare territori, di consumare risorse, di avere sempre di più, di avere schiavi e non lavoratori. Sicuramente abbiamo in mente alcune azioni specifiche. Ad esempio, non permettere né il finanziamento di guerre e né la destabilizzazione dei Paesi in cui si hanno interessi di tipo economico, vietando la produzione e la vendita di armi. Per quel che riguarda più strettamente le migrazioni nel breve termine, è opportuno aprire dei corridoi umanitari per chi scappa da guerre o situazioni di conflitto, regolarizzando i viaggi con aerei e navi di linea e, più in generale, prevedere un visto di lavoro europeo, abolendo gli accordi di Dublino. Siamo per l'abolizione di ogni tipo di centro per migranti, mentre occorre potenziare i presidi medici già esistenti. Sui nostri territori è necessario adottare delle politiche ambientali che salvaguardino i territori e attuare programmi di lavoro e di abitazioni che possano dare autonomia e dignità.

CafèBabel: Il Lampedusa in Festival raccoglie contributi da varie parti d'Europa. Quest'anno avete ospitato iniziative nate dalla collaborazione tra europei e rifugiati/ migranti, come la Scuola Autonoma di Zurigo, il Collettivo Cucula di Berlino e Lampedusa in Hamburg.  A breve sarete di nuovo a Zurigo ospiti del Rote Fabrik. A cosa può servire il dialogo tra piccole comunità nazionali e di migranti per incidere a livello europeo?

Giacomo Sferlazzo: Crediamo che sia utile parlare con chi pratica soluzioni alternative e cerca vie di fuga da questo sistema economico e culturale. Che sia utilissimo e anche bello e divertente viaggiare. Che possa essere utile fare un racconto di Lampedusa impossibile da ascoltare o vedere attraverso i media. Crediamo che ogni comunità abbia una sua dimensione, con contraddizioni e specificità, ma che i temi cruciali siano comuni e che si possa essere d’ispirazione gli uni agli altri. Noi per ora andiamo in Europa perché è l’Europa che ci chiama e perché stiamo costruendo tanti rapporti molto belli, ma la nostra prospettiva politica è il Mediterraneo. Non l’area euromediterranea ma il Mediterraneo.

CafèBabel: Credete che le esperienze di lotta e di resistenza politica delle comunità locali possano essere trasferite su una scala più ampia?

Giacomo Sferlazzo: Stiamo cercando di capire, ci arrivano tante proposte di collaborazione, ma spesso diciamo di no, specie quando si parte subito con mega progetti, senza conoscersi e senza avere fatto esperienza su cose piccole, come fare una cena insieme, scrivere uno striscione o un volantino, organizzare una piccola mostra o, più semplicemente, parlare.

SAPERNE DI PIÚ

* Tra le attività di Askavusa figurano il LampedusaInFestival, una rassegna internazionale di cinema documentario e cultura dedicata all'incontro con l'altro, e Porto M, uno spazio autogestito che ospita una mostra permanente di oggetti rinvenuti nella discarica di Lampedusa, appartenuti alle donne e agli uomini migranti approdati sull'isola.Dal 12 al 14 Febbraio il Rote Fabrik di Zurigo ospiterà Askavusa, una parte della programmazione del Lampedusa in Festival e una selezione degli oggetti di Porto M per il Lampedusa in Zurich.

Questa intervista fa parte di Voci da Lampedusa: una serie dedicata a chi vive, studia e racconta l'isola di Lampedusa. Qui potete leggere la prima intervista dedicata al giornalista Antonio Mazzeo.