società

«Viziata generazione Erasmus, non chiuderti in te stessa»

Articolo pubblicato il 03 novembre 2009
Articolo pubblicato il 03 novembre 2009
Il 9 novembre 1989, finalmente arriva la pace. I giovani europei nati dopo questo giorno storico non conosceranno la guerra. Ma che senso daranno alla costruzione europea?
Jean-Cristophe Bas si rivolge ai ragazzi viziati dell'eurogenerazione, per invitarli a costruire un'Europa meno chiusa in se stessa, L'Europe à la carte, appunto, un titolo che gioca sul doppio senso di “carte”, il menu tra cui scegliere, e le tante cartine geografiche che mostrano l'Europa di ieri e quella di oggi.

©Tutti i diritti riservati«Non sono molto lontano da Parigi, possiamo vederci domani!», mi dice chiamandomi dalla Bosnia. Jean-Cristophe Bas, ormai nel pieno della cinquantina, mostra una volta in più d’essere cittadino del mondo. D'altronde il suo lavoro - prima alla Banca Mondiale e poi all'ONU, dove attualmente dirige i partenariati dell'Alleanza delle civilizzazioni - lo spinge a esplorare i quattro angoli del globo. Ora, però, si occupa di Europa nel libro che pubblicherà il prossimo cinque novembre, per le edizioni Cherche Midi: una raccolta di carte d'Europa e di testimonianze di varie personalità. Con un nonno che ha avuto l'iniziativa del primo scambio di deputati franco-tedesco del dopoguerra, nel 1950, per lui l'Europa è una passione di famiglia.

Perché ha scritto L'Europe à la carte?

«Questo libro è dedicato ai miei figli di 15 e 16 anni e alla generazione Erasmus: quella che è nata con la caduta del Muro di Berlino. Questa generazione ha un'idea molto limitata di quello che è stato l'atto fondativo dell'Europa dopo la guerra: la pace e la riconciliazione. Oggi occorre trovare un nuovo progetto capace di riportare entusiasmo per l'Europa: la nuova generazione non può mobilitarsi ancora per la pace se la considerata ormai come un'evidenza, un dato di fatto».

Il libro contiene 67 carte geografiche dell'Europa. Perché?

©Jean Christophe Bas/ Éditions du Cherche-Midi«Nella primavera del 1989, ho iniziato una collezione di carte e caricature dell'Europa. Il libro d'altronde si apre con la mia prima acquisizione: una carta dell'agosto 1914, tre settimane prima dell'inizio della Grande Guerra. Quando ho iniziato, dieci anni fa, a lavorare alla Banca Mondiale, ho coperto il muro del mio ufficio con carte che attiravano regolarmente l'attenzione dei miei visitatori. Ne ho tratto la conclusione che le persone possono appassionarsi all'Europa. Alle carte il libro associa gli scritti di 68 personalità provenienti da orizzonti eterogenei. Quando un progetto perde la sua orginale attrattiva, occorre tornare all'essenziale. Ecco perché Ban Ki Moon, Daniel Barenboim, Amin Malouf o ancora Inès Sastre rispondono alla domanda: qual'è la vostra visione dell'Europa?».

L'Europe à la carte esce il 5 novembre in Francia. Perché proprio adesso?

«Innanzi tutto perché è il ventesimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino, che ha provocato una rifondazione del patto europeo. Quello degli anni '50 era legato alla Guerra Fredda ed è crollato con il Muro. L'Europa ha ora bisogno di ritrovare un progetto mobilizzatore».

Ha delle possibilità di riuscirci?

«Il rigetto della Costituzione, con i referendum di Francia e Olanda nel 2005, è stato per me un duro colpo. Credo che un giorno gli storici guarderanno questo momento come quello del più assoluto accecamento. È facile accusare l'Europa di tutti i mali. È comunque quest'Europa anchilosata che ha adottato con successo l'Euro; quest'Europa indeterminata che ha creato lo spazio Schengen, che permette alle persone di circolare liberamente; quest'Europa impotente che oggi rappresenta il primo prestatore di fondi ai Paesi in via di sviluppo e che è la più impegnata sul fronte del riscaldamento climatico. Insomma, mi pare che il paradosso sia evidente. A mio parere esiste una incapacità di comunicare su questo progetto. Ciò nonostante, gli irlandesi, questa volta largamente a favore, hanno appena rivotato il Trattato di Lisbona, che rimpiazza la defunta Costituzione. Voglio sperare che venga rilanciata una dinamica istituzionale, ma non è sufficiente! Da 15-20 anni, ci siamo persi nelle discussioni sulle tubature dimenticando che la casa era ancora da costruire. D'altro canto non credo che nessuno, nel libro, abbia menzionato il dibattito istituzionale».

Un caso?

«Non è un caso, nella misura in cui ho chiesto ai 70 autori di dare una visione personale dell'Europa. Nessuno, tranne forse un burocrate - e io lo sono! - si entusiasmerebbe per una costruzione istituzionale».

Se la generazione dei padri fondatori ha costruito l'Europa sulla pace, qual è secondo lei il ruolo della generazione Erasmus?

«Per quanto mi riguarda sono molto colpito dal fatto che l'Europa abbia dimenticato la sua vocazione universale. Ora, il compito dell'Europa sta nel rappresentare un modello di società per il resto del mondo, un modello in cui, come diceva Jacques Delors, ‘la competitività stimola, la cooperazione rafforza e la solidarietà unisce’. Bene, il progetto della generazione Erasmus deve essere quello di emanciparsi dall'idea di un'Europa chiusa in sé stessa. Tutte le regioni del mondo con le quali ho potuto lavorare guardano all'Europa con ammirazione e invidia. Ne L'Europe à la carte, 30 testi sono scritti da non europei. Per esempio Ban Ki Moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, chiama l'Asia a sviluppare un'integrazione regionale a immagine di quellla dell'Unione Europea. Questo libro ricorda ai membri della generazione Erasmus che sono figli viziati, che ignorano la fortuna di vivere in uno degli unici spazi al mondo dove regnino prosperità, pace, stabilità e solidarietà».

Scoprite una selezione dei testi de L'Europe à la carte sul babelblog del libro.