società

Vita da ebrei a Budapest: Palinka, Talmud e nostalgia lungo il Danubio

Articolo pubblicato il 19 marzo 2013
Articolo pubblicato il 19 marzo 2013
A tre anni di distanza dalla straordinaria crescita del partito dello Jobbik (nome completo: Jobbik Magyarországért Mozgalom - Movimento per un’Ungheria migliore), diventato la terza più grande forza politica nel Parlamento ungherese, il partito nazionalista è stato accusato di aver ancora una volta fomentato sentimenti antisemiti.
A Budapest, si teme l’incalzante incremento del sentimento xenofobo. Quali chance ci sono per la comunità ebraica in una città che tanti dei loro avi israeliti hanno chiamato casa?

Inoltrandomi in uno dei boulevard di Budapest, grandi viali dall'allure parigina, mi ritrovo nella prosperità di Dob Utca, una delle strade del cosiddetto ‘quartiere ebraico’, antica arteria del ghetto nel settimo distretto della città durante il periodo bellico. Ad animare l'area un curioso mix di ristoranti kosher, botteghe di vestiti di seconda mano e il labirintico Romkocsma (uno dei celebri ruined pub della capitale). L’architettura è un miscuglio di facciate ricercate e in degrado che si alternano a mura grigie e monotone, alcune inframmezzate da buche lasciate anni fa dalle pallottole.

Nonostante Budapest ospiti la seconda sinagoga più grande a livello mondiale, Eduard Deblinger mi racconta come la comunità ortodossa autonoma si sia ridotta soltanto "a qualche centinaio di individui". Si può forse, dunque, desumere che il presidente della congregazione ortodossa autonoma degli israeliti rappresenti un pastore senza gregge? "La gente si reca in Israele per vivere una vita più religiosa e, date le difficoltà della situazione attuale qui a Budapest, gli ebrei non ritornano", afferma Deblinger. "Riceviamo molti flussi turistici di persone ortodosse ma l’Ungheria è sempre agli ultimi posti nelle loro liste di preferenza, in ragione del movimento antisemita di cui sentono parlare".

Scandali, liste e matricole

Mentre l’Ungheria è ancora perplessa dopo lo scandalo delle ‘liste di ebrei’ da parte dei deputati dello Jobbik, avvenuto nel 2012, il consiglio studentesco della facoltà di scienze sociali e lettere della più vetusta università ungherese, ELTE, è stato sospeso, accusato di conservare presumibilmente archivi illegali contenenti commenti dispregiativi sugli studenti del primo anno. Gli insulti variavano verosimilmente da descrizioni sulla fisicità di ragazze e fighetti appena sbarcati in città alle liste infauste riguardanti la fede politica, l’orientamento sessuale, a prescindere dal fatto che tutto ciò riguardasse ebrei o non ebrei. "C'è chi ha reagito ostentando indifferenza, ci sono state smentite da parte dei professori universitari, non pochi hanno individuato nel dipartimento una roccaforte del partito Jobbik", sostiene Kristof Domina, direttrice dell’Istituto Athena con sede a Budapest. "ll consiglio studentesco decide chi deve ricevere i sussidi per l’istruzione degli studenti; la questione cruciale risiede nell’eventualità che questi soggetti siano discriminati".

L’ultimo scandalo irrompe in crescendo per l’evento del Purim, una festa che celebra il salvataggio degli ebrei nell’antica Persia. Il gruppo culturale di giovani ebrei Marom ha organizzato un grandioso party al caffè Siraly; come atto di ribellione e di derisione è stato aggiunto improvvisamente un codice di abbigliamento, tipico delle minoranze che figurano nelle ormai famigerate liste del consiglio studentesco. Per la cerimonia principale e per la tradizionale declamazione di estratti del libro diEsther o Megillah, mi viene impartito un solo comando - "bevi". Nell’isolamento fumoso del seminterrato, David Lazar, il rabbino, in visita da Stoccolma, si arresta per mandare giù un bicchierino di vodka prima di continuare a cantare. Durante la declamazione, che dura 45 minuti, condotta simultaneamente in lingua ebraica e ungherese, la folla radunata dà continui cenni di assenso col capo, i giovani chiacchierano con gli amici, ordinano birra e si lanciano in intervalli di cori di ‘Haman’, seguiti da calpestii di piedi e rumori di strumenti chiassosi, ogni volta che viene menzionato il cattivo del racconto. Purim, come viene spesso chiamato il carnevale del calendario ebraico, è per tradizione un evento caotico. Il party 'Marom' è in netto contrasto con l’atmosfera rigida e riservata delle sinagoghe della città. È esattamente questo il punto, dice il rabbino. "È molto importante nel XXI secolo rendersi conto che non tutte le manifestazioni ebraiche passano per le sinagoghe. Questo fantastico gruppo ha trovato un modo per coniugare le radici, i costumi e le preghiere ebraiche alle azioni a contenuto sociale a nome della propria nazione che sta attraversando tempi difficili".

Shtiebel e scarpe

È importante rendersi conto che non tutte le manifestazioni ebraiche passano per le sinagoghe. Il Purim festival ha trovato un modo per coniugare le radici ebraiche alle azioni a contenuto sociale a nome della propria nazione, che sta attraversando tempi difficili

Nell’era nazista, gli ebrei sono stati deportati e uccisi. In quella comunista, le comunità ebraiche sono state soppresse. Ma la generazione successiva può ricostruire l’anima ebraica di Budapest? "Molti di noi sono cresciuti senza un collegamento concreto con la propria identità", asserisce Lacko Bernath, studente di storia e membro del Marom. "È una tragedia capire di essere legati all'essenza ebraica solo quando si vede un nazista in TV o un politico di estrema destra che si comporta da idiota. Non si può trovare la propria identità a partire dalla comunicazione negativa. È questo ciò su cui stiamo lavorando affinché avvenga un cambiamento". Altri partecipanti sono più cauti. "C’è di peggio dello Jobbik, ma sicuramente fuggirei in Israele se i suoi esponenti salissero al potere. Conosco molti ebrei che lo farebbero", dice Bence Kovacs. Man mano che i tavoli e le pergamene vengono riposte via, i dj attaccano la musica e il pubblico si accalca sulla pista da ballo per continuare la festa. Secondo alcune interpretazioni del Talmud, l’evento del Purim prevede che ci si intossichi fino a quando non si riesce più a distinguere tra ciò che bene e ciò che è male. La folla roteante del Siraly sperimenta tale delicata questione etica fino a un'ora imprecisata del mattino.

Nel denigrato eppure vivace settimo distretto, un anonimo cortile di Piazza Teleki cela l’ingresso di una singolare sinagoga di Budapest. Eretta dagli ebrei chassidici negli ultimi anni del XX secolo, questa piccola casa per fedeli o ‘shtiebel’ è l’ultima nel suo genere, preservata dall’abbandono grazie alla comunità ebraica. C’è un’altra celebrazione del Purim qui e i pii fondatori dello shtiebel sarebbero orgogliosi del restauro fedele della costruzione, sebbene si mostrano leggermente turbati dai costumi - un pirata mi accoglie festoso mentre un alieno mi offre un bicchierino di Palinka. "Niente a che vedere con le antiche celebrazioni nel quartiere ebraico", mi spiega Andras Mayer, capo dello shtiebel. "I nostri antenati si sentirebbero offesi. Essi parteciparono alla rivoluzione del1848, vincendo insieme sugli austriaci. Si consideravano degli ungheresi di religione ebraica". E cosa ne pensa allora del partito dello Jobbik, le cui sedi centrali non sono lontane da questo luogo? "Questa non è semplicemente una questione che riguarda gli ebrei. Ogni essere umano ritenuto sano di mente e che abbia a che fare con la democrazia dovrebbe essere avverso a questo partito".

Una leggera pioggia sorvola il Danubio e l’acqua si raccoglie all’interno di una scarpa per bambino, sull’argine del fiume. Il memoriale delle "scarpe sul Danubio" infonde una sensazione di profondo disagio. Si è nello stesso posto in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, uomini, donne e bambini ebrei furono allineati, fu intimato loro di togliere le proprie scarpe e in seguito furono fucilati da cecchini del partito fascista ungherese della Croce Frecciata, cadendo nelle acque sottostanti e venendo così portati via dalla corrente. È frequente vedere i partecipanti dei raduni politici dello Jobbik innalzare bandiere e indossare stemmi che somigliano in modo sinistro a quelli delle Croci Frecciate. Sebbene sembrano esserci segni incoraggianti dell’impegno delle comunità ebraiche attraverso eventi sovversivi e vivaci, a meno che la nazione non avvii urgentemente un confronto e analizzi la sua complessa storia recente, tali segni di rimonta rischiano di perdersi, anch'essi, nella corrente del Danubio.

Il progetto EUtopia on the ground è finanziato dalla Commissione Europea attraverso il Ministero degli Affari Esteri, la Fondazione Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer.

Un ringraziamento speciale a Ráhel Németh e Nora Feldmar di cafebabel.com Budapest

Questa edizione è la prima tappa del progetto EUtopia on the ground, serie di riportage on the ground per sognare un'Europa migliore, in sette capitali europee.

Foto: copertina © Helene Bienvenu; nel testo ‘purim cowboy’, ‘mano del rabbino’ © Helene Bienvenu; ‘simbolo kosher’, ‘scarpe del Danubio’ © Andrew Connelly