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Virginia Tech, anche l'Europa a rischio

Articolo pubblicato il 23 aprile 2007
Articolo pubblicato il 23 aprile 2007
Il porto d'armi negli Usa non spiega tutto. Da Erfurt a Dunblane, stragi simili sono avvenute anche da noi.

Il 16 aprile scorso Cho Seung Hui, uno studente 23enne di origini sud coreane, ha ucciso 32 persone nel campus del Virginia Tech. Con due pistole, una Glock da 9millimetri e una Walther 22, acquistate un mese fa, l’assassino ha cominciato una vera e propria carneficina uccidendo due studenti nel dormitorio dell’Università. Tornato nella sua stanza, ha preparato un pacco indirizzato alla Nbc Tv contenente alcune foto, dei video e una lettera. Nella quale spiegava cosa lo spingeva a compiere quel gesto. Si è poi recato nella Norris Hall. Dove ha tolto la vita ad altre 30 persone, fra studenti e professori, prima di suicidarsi. «C’erano moltissime possibilità di evitare quanto successo oggi»: diceva il giovane nel video spedito all’emittente televisiva.

La sparatoria del Virginia Tech è la più grande tragedia di questo genere mai successa negli Stati Uniti. I tragici avvenimenti di quel giorno hanno ormai fatto il giro del mondo. Facendo discutere anche per le leggi che regolano il possesso delle armi da fuoco, e per la prevenzione di simili eventi.

Le sparatorie, non solo in America

L’Europa partecipa al grave lutto degli Stati Uniti. Il capo della diplomazia europea, Javier Solana, che ha insegnato per quattro anni al Virginia Tech durante gli anni Settanta, ha espresso il suo cordoglio condannando l’accaduto durante una conferenza stampa in Messico l'indomani della tragedia. Ma i Paesi europei tendono a considerare le sparatorie nelle scuole come un problema che esiste soltanto dall’altra parte dell’Atlantico. Negli ultimi 10 anni negli Usa ce ne sono state 10, con un numero di morti che, prima del 16 aprile scorso, ammontava a 56 e che, con il dramma di quella mattina, è praticamente raddoppiato, raggiungendo ora le 89 vittime.

Nella tristemente famosa sparatoria avvenuta nel 1999 alla Columbine High School persero la vita 15 persone. I due assassini, Eric Harris e Dylan Klebold, si suicidarono al termine di quel folle gesto. Questo evento, da cui in seguito vennero tratti anche due film – Bowling for Columbine di Michael Moore (2002) e Elephant di Gus Van Sant (2003) – diedero vita ad un acceso dibattito a proposito del possesso di armi negli Stati Uniti, che fece calare la popolarità della National Rifle Association (“Associazione Nazionale dei Fucilieri”, ndr), la più grande e potente associazione americana a favore delle armi.

Anche in Europa, dove è molto più difficile ottenere armi da fuoco, ci sono state sparatorie di questo genere, anche se non accadono così frequentemente come negli Stati Uniti. Ad esempio, a Erfurt, in Germania, il 26 aprile 2002 uno studente 19enne, espulso per aver marinato la scuola e aver falsificato la giustificazione dell’assenza, uccise a sangue freddo, dopo un’attenta selezione, 14 insegnanti, 2 studenti e un agente di polizia. Nel 1996, a Dunblane, in Scozia, il venditore disoccupato e capo degli scout Thomas Hamilton fece fuoco su una classe di bambini di età compresa tra i 5 e i 6 anni, uccidendo 16 di loro e l’insegnante. I dati forniti nel 2003 dalla Coalition to Stop Gun Violence (“Coalizione per fermare la violenza delle armi”, ndr) dimostra che il tasso generale di omicidi è di 6 su 100.000 in America, e solamente dello 0.13 su 100.000 nel Regno Unito

Le regole in Europa

In Inghilterra bisogna ottenere due licenze per poter avere una pistola. In Germania e in Svezia i civili devono avere delle licenze di caccia o essere membri di un club di tiro e non avere precedenti penali per poter possedere un arma da fuoco. La Germania ha inoltre inasprito le sue leggi sulle armi dopo il 2002, portando l’età minima richiesta per poter possedere un’arma da fuoco dai 18 ai 21 anni. In Italia chi desidera acquistare una pistola deve presentare una valida ragione per poter ottenere un'autorizzazione. La Spagna richiede che tutti coloro che vogliano ottenere la licenza per l’acquisto di armi si sottopongano ad un test psicologico. In molti Paesi sono vietate le pistole automatiche e semi automatiche.

Tuttavia, a causa delle differenti leggi vigenti nei paesi dell'Unione Europea, il problema dei possessori di armi è tutto europeo. Per esempio, anche se l’Olanda ha leggi molto severe per quanto riguarda l’acquisto e la detenzione di armi da fuoco, chiunque potrebbe recarsi nel vicino Belgio, dove le leggi sono molto meno severe, e acquistarne una senza nessun problema.

Negli Stati Uniti oltre 200 milioni di cittadini sono proprietari privati di una pistola. Per i non americani questo può sembrare ingiustificabile.

Rick Slettenhaar, studente 25enne olandese del Collegio d’Europa, con sede in Belgio e Polonia, osserva: «Posso capire che il possesso individuale di armi diventa necessario quando il Governo di un Paese non è in grado di garantire la sicurezza del singolo individuo. Ma in America la situazione è ridicola, troppo costosa in fatto di sicurezza ed in termini di vite umane spezzate».

Il 22enne Finola Day, studente australiano all’università dell’Arizona, ha appreso con angoscia le leggi per la detenzione di armi negli Stati Uniti. «Alcuni dei miei amici hanno una pistola. La legge dice che per possedere una pistola bisogna avere una licenza, ma praticamente chiunque può ottenerla. Nel campus universitario ci sono cartelli che dicono Questa è una zona dove è vietato l’utilizzo di armi. È incredibile che abbiano bisogno di informare le persone su questo! Quando studiavo Scienze Politiche a Parigi, cartelli di questo genere sarebbero stati assurdi» dice.

Molti americani pensano che la tragedia si sarebbe potuta evitare, perché si conosceva già il profilo psicologico di Cho. Le autorità del Virginia Tech erano infatti già a conoscenza dei testi violenti che il ragazzo aveva scritto. Prova ne è il fatto che l’avessero spostato da una classe numerosa ad una singola, con un insegnante apposito. Un ospedale psichiatrico privato inoltre gli aveva già diagnosticato una malattia mentale, certificando che il ragazzo sarebbe potuto essere pericoloso per la sua stessa incolumità. Cho non parlava molto con gli altri e dava l’impressione di essere molto solitario.

Non tutti i responsabili delle stragi però sono sempre qualificabili malati mentali.

Ad esempio, la madre di Robert Steinhäuser, il killer di Erfurt, non seppe mai che suo figlio era stato espulso dalla scuola. E credeva che quel 26 aprile fosse uscito per andare a sostenere un esame. Ma non era così. Quel giorno il ragazzo uccise 17 persone e si suicidò.