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Vicenza e le basi americane: "Non ci siamo mai amati" 

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 04 ottobre 2014

La tensione tra Vicenza e i militari della base americana Carlo Ederle non è mai stata un mistero, soprattutto dopo l'apertura del complesso militare Del Din. Dietro questa storia italiana si celano la convivenza difficile con la popolazione locale e una scelta (quella della costruzione della nuova base) molto contestata. 

Due basi principali, cinque istallazioni, un villaggio privato, per un totale di circa dodici mila anime su una città che ne conta cento tredicimila. Eppure, gli americani a Vicenza si notano poco, all'infuori del Crazy Bull e della Ca' del Diavolo, due discoteche ormai a stelle e strisce. Non vengono qui per mischiarsi alla gente, ma solo in funzione delle missioni in Medio Oriente. E il basso profilo va bene ai vicentini, che nella stragrande maggioranza dei casi mal digeriscono la presenza americana e anche alle alte sfere militari. Gli americani si fermano in città per un massimo di cinque anni e poi tornano a casa, spesso senza avere mai nemmeno visto la Basilica Palladiana.

In una città dove gli animi sono esacerbati dal braccio di ferro tra il movimento pacifista No Dal Molin da un lato, e la classe politica e la SETAF (Southern European Task Force) dall'altro, tuttavia, non aiuta il fatto che si abbia sempre un occhio troppo di riguardo per i soldati della NATO. La costruzione della seconda base (spacciata come ampliamento della prima) ed il tentato ampliamento della struttura Pluto (un silo per armi nucleari dei tempi della guerra fredda) sono già stati oggetto di polemiche, ma la natura della vicenda è esclusivamente politica. Si è deciso di privilegiare il rapporto con gli Stati Uniti piuttosto che seguire la direttiva europea sull'ambiente, ed in Italia la legge non prevede referendum consultativi sulle questioni di sicurezza nazionale. All'uomo della strada in genere poco importano pure i danni ambientali causati dalla base, in una regione che comunque vanta già il consumo di territorio più alto d'Europa (20% di terreno edificato, 65% antropizzato).

Violenze e risse 

Ma l'uomo della strada ha paura di venire investito in pieno centro di una delle città più tranquille d'Italia, com'è successo pochi mesi fa a quattro immigrati di origine balcanica, travolti da una macchina lanciata a folle velocità. Ha paura delle risse scatenate con regolarità dai militari ubriachi. Ha paura della folle sequenza di violenze che accadono sempre più spesso. L'ultimo caso, lo stupro e la sevizia di una giovane prostituta rumena incinta al sesto mese, ha scosso in particolare modo l'opinione pubblica perché uno dei due militari, Jerelle L. Gray, si era reso colpevole di un altro stupro pochi mesi fa, ai danni di una minorenne incontrata in discoteca. Si era deciso di non procedere in Italia nei suoi confronti, poiché il comando militare aveva assicurato il suo processo per direttissima negli USA, dove, però, il marine non è mai tornato.

Molti membri della coalizione del PD, sia a livello nazionale (il ministro Mogherini) che locale (il sindaco della città Variati) hanno promesso una battaglia senza esclusione di colpi. Le costanti polemiche sul tema della violenza sulle donne e l'unità (per una volta) dei democratic hanno fatto sì che il 25 luglio si sia ottenuto un processoi in Italia. Peccato che lo stesso PD ha rinnovato la "servitù militare", quando il commissario Costa ha difeso a spada tratta la costruzione della nuova base, mentre il partito ha cercato di recuperare i consensi mettendo il suo cappello alla creazione del Parco della Pace. Quest'ultima è un'area strappata dagli attivisti alle ruspe e resa poi inagibile dalle infiltrazioni d'acqua causate dall'ondata di cemento responsabile del dissesto idrogeologico nell'intera zona.

Quei casi valutati per convenienza politica 

Ma se il PD come forza al governo nazionale e locale non ha attenuanti dietro le quali nascondersi, gli altri partiti e l'opposizione non brillano di certo. Solo nell'ultimo anno, sono stati accertati in tutta Italia più di 113 reati gravi direttamente ascrivibili a militari americani. In ben 91 casi la legge italiana ha rinunciato ad esercitare il proprio diritto al processo, con il beneplacito trasversale e la benedizione della NATO. Il commissario Cappellieri ha ammesso pubblicamente che «il criterio più usato per valutare i casi è la convenienza politica». La stessa per la quale, dopo otto anni, è stato deciso di rinunciare a procedere contro due soldati rei d'avere iniziato una gara a folle velocità per le vie della città, o per cui un altro militare accusato di violenze contro una prostituta nigeriana si è visto mitigare la pena iniziale a poco più che una sanzione. E se la MP (Military Police Corps) ogni tanto fa cadere qualche testa, come quella del colonnello Buckingham, che da ubriaco aveva cercato di forzare un posto di blocco, la maggior parte dei comportamenti criminali viene passata sotto silenzio, complice il fatto che le vittime sono spesso emarginate (come le prostitute o gli immigrati), o non abbastanza ricche da potersi permettere un avvocato decente. Nonostante quasi tutte vengano risarcite (dalla ragioneria di stato, secondo gli accordi degli anni '50, poi reiterati nel 1994), la generale percezione che un crimine possa restare impunito, anche quando non protetto dagli accordi di Londra, in quanto non commesso durante le funzioni militari, non crea certo le premesse per una pacifica convivenza.