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Via della Seta, revival Europa-Asia

Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
Mentre il commercio tra Ue e Asia prospera e l’integrazione regionale incalza l’Asia apre nuove vie verso l’Oriente.

Dalla caduta del comunismo, l’integrazione regionale in Asia è stata meno eclatante ma non meno importante della ricostruzione dell’Europa nel Dopoguerra. Il 10 settembre i rappresentanti dell’Asean e dell’Ue si incontreranno per discutere del loro futuro.

Rete autostradale europea

Nel frattempo sta un ambizioso progetto sta nascendo: quello di una Rete autostradale asiatica di proporzioni quasi titaniche: una rete di circa 140.000 strade che collegheranno l’Europa dell’Estremo Oriente. Nato nel 1959, il progetto fu abbandonato durante la Guerra Fredda e rispolverato nel 2004 da 23 paesi asiatici che, in occasione di una conferenza dell’Unescap (la Commissione delle Nazioni Unite per gli Studi Economici e Sociali per l’Asia e il Pacifico) a Shaghai, firmarono un trattato per sostenerne la realizzazione. Insomma, tra un decennio o due potrebbe essere possibile andare in macchina dall’Ucraina al Giappone.

A tutt’oggi il bilancio e la durata del progetto non sono stati resi noti, ma la Rete autostradale asiatica dovrebbe raggiungere molti paesi asiatici privi di sbocco sul mare e che solo di recente si sono affrancati dal giogo sovietico. Paesi storicamente nemici, come il Giappone e la Cina o la Corea del Nord e del Sud, hanno acconsentito a finanziare l’autostrada che ripercorrerà la Via della Seta. In quest’era di supermobilità e di pendolari transnazionali, riaprire l’antica rotta commerciale può sembrare un progetto per idealisti o nostalgici. Ma si sa, la storia è fatta di cicli e di crociate, e le vie della seta sono tornate di moda. Ciò che invece preoccupa è un George Bush che resta convinto di essere la nuova icona delle crociate del Ventunesimo secolo in una versione high tech di San Giorgio. Basti pensare all’attacco all’Afghanistan. Certo la Via della Seta offre una prospettiva meno devastante all’umanità.

Dall’Antica Roma ad oggi

Quasi due millenni orsono fioriva il commercio tra paesi molto lontani tra loro e la Cina diventava il maggiore esportatore mondiale. A parte il vetro, l’antica Roma aveva ben poco da offrire alle sue controparti asiatiche. Oggi assistiamo a un fenomeno simile: l’Europa, consumatore per eccellenza, incontra l’Asia, produttore a basso costo. Anche l’integrazione regionale ne ha tratto vantaggio, come dimostrano la recente caduta delle barriere tra India e Cina. Nel 2002 la Cina esportava in Europa merci per un valore pari a 77 miliardi di euro in cambio di prodotti per un valore di 32 miliardi di euro. Euro e dollari continuano inesorabilmente il loro lento viaggio verso la Cina senza dare segni di voler cambiare rotta. E fortunatamente nessuno sembra ancora aver pensato ad imitare gli inglesi, che nel Diciannovesimo secolo in Cina incoraggiarono il consumo dell’oppio da loro venduto. Per riequilibrare il deficit nella bilancia commerciale.