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Vendite agricole on-line: Internet più rivoluzionario di Marx

Articolo pubblicato il 27 aprile 2009
Articolo pubblicato il 27 aprile 2009
La nuova direzione “liberista” dell’agricoltura europea accentua il ruolo del mercato nella definzione dei prezzi e della domanda di prodotti agricoli in Europa. La soluzione? La vendita diretta… ma su Intenet. Il caso spagnolo.

Nelle conclusioni del Comitato Economico e Sociale Europeo nel 2005 sulla grande distribuzione, si allertava sulla necessità di analisi dettagliate sui margini dei prezzi dei prodotti alimentari nell’Ue. Per quanto riguarda la Spagna, si può dire, in modo ufficioso, che questo margine è del 400%, almeno secondo l’Indice dei Prezzi all’Origine e alla Vendita (IPOD) elaborato ogni mese dal Coordinamento spagnolo di Agricoltori e Allevatori (Coag), «La distribuzione quintuplica quasi il prezzo originario», afferma un portavoce del Coordinamento. L’Associazione Nazionale di Grandi Imprese di Distribuzione (Anged) sostiene che ogni impresa stabilisce la propria politica commerciale. Inoltre, uno studio realizzato dalla consulente Capgemini per il Ministero dell’Agricoltura spagnolo dichiara che il processo di intermediazione è assolutamente efficiente e che i margini non sono abusivi. «Qui tutti devono guadagnare. Tra l’altro, il guadagno netto è molto limitato, attorno al 3% del prezzo finale», ribadisce una portavoce di Anged.

Ritorno ai prezzi garantiti

Secondo un sondaggio realizzato da Eurobarometro, un 43% dei cittadini europei ritengono ragionevole garantire i prezzi degli alimenti come priorità politica. Petr Gandalovic, Presidente di turno del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Ue, confermò lo scorso febbraio durante l’ultima riunione del Presidio del COPA (Comitato di Organizzazioni Professionali Agricole) a Bruxelles, che si tratta di un problema europeo e ritiene che sia possibile controllare certe pratiche commerciali. Ha sottolineato, inoltre, che il Parlamento europeo sta già elaborando un’informativa nella quale si consiglia che i prezzi di acquisto dei prodotti dagli agricoltori non siano inferiori ai loro costi di produzione, cosa che assicurerebbe almeno il guadagno dei produttori.

La rivoluzione è Internet, non Marx

(Foto: Concha Hierro)Per salvare i margini commerciali, molti agricoltori europei hanno già messo in atto un sistema di vendita diretta dei loro prodotti attraverso Internet al fine di evitare l’intermediazione e garantire la qualità. Basata sull’idea di sovranità alimentare e agricoltura responsabile condivisa, Coag ha appena avviato la Rete Arco, che ingloba la filosofia di questo movimento e promuove la produzione e il consumo di alimenti sociali, ambientali ed economicamente sostenibili e al tempo stesso rafforza la relazione produttore - consumatore. Le prime iniziative di vendita diretta in Europa si ebbero in Germania e in Svizzera negli anni Sessanta. Oggi è la Francia a guidare questo tipo di commercio con la sua Association pour le Maintien de l'Agriculture Paysanne - AMAPs (Associazione per la conservazione dell’agricoltura rurale), ma non è l’unica: in Svizzera esiste l’iniziativa Les Jardins du cocagne (I giardini della cuccagna), in Portogallo, Reciproco e in Spagna, il settore si sta sviluppando grazie a iniziative come la Rete Arco o il Progetto Coccinella, creato nel 2004 dall’Associazione Naturalista del Sudest (Anse).

Patate via Internet

Anche la Cooperativa Agricola Vergine del Rocío sta portando avanti iniziative simili che stanno conducendo ad una rivoluzione silenziosa. Si trova da quarant’anni nella Colonia Colonia Agrícola Monte Algaida alle porte del Parco Nazionale di Doñana, in Andalusia, e rifornisce tutta la zona, parte della Spagna e l’estero. «In organico siamo in ventisette, però in alta stagione arriviamo a quasi 400 lavoratori», dice con orgoglio la ragazza che risponde al telefono e prepara documenti dietro il banco. Iniziarono solo tre anni fa a vendere patate via Internet, che significa il 5% del totale delle vendite di questo prodotto. «Sebbene non garantisce il mantenimento della cooperativa, è comunque un canale aggiuntivo e una possibilità di sviluppo futura», conferma Miguel Ángel, che lavora come commerciale,. La patata non viene venduta al di fuori della Spagna via Internet, perché aumenterebbero i costi di trasporto e si avrebbero più facilmente perdite di qualità del prodotto. «Il trasporto aumenta di 8 euro ogni 10 chili inviati via Internet», racconta Ángel. Inoltre, tutti i prodotti hanno la garanzia del certificato di qualità global - gap, imprescindibile nella vendita internazionale e via Internet, nonostante il sovrapprezzo compreso tra tre e quattro mila euro all’anno, racconta Antonio, il tecnico della cooperativa.

Il panorama della distribuzione preoccupa gli agricoltori, però la vendita via internet attraverso la cooperativa non li tranquillizza. «Per loro continua a rimanere tutto uguale, ricavano il 10% di guadagno», conclude il commerciale. «La vendita diretta è un’alternativa appena nata, per questo gli agricoltori si riuniscono in cooperative», conferma il portavoce di Coag.