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Uno degli ultimi nazisti sul banco degli imputati in Germania

Article published on 16 dicembre 2009
Article published on 16 dicembre 2009
Il processo a John Demjanjuk, ex presunto guardiano del campo di sterminio nazista di Sobibor in Polonia, è cominciato a Monaco di Baviera il 2 dicembre, dopo cinquant’anni dall’inizio dei procedimenti legali contro i responsabili dell’olocausto da parte della giustizia tedesca. Ma che senso danno i giovani a questo evento?

Quello che si svolge in questo momento alla Corte d’Assise di Monaco di Baviera è sicuramente uno degli ultimi atti della storia della “denazificazione”. L'apertura del processo a John Demjanjuk (attualmente sospeso per motivi di salute dell’ottantanovenne, ma che dovrebbe riprendere il 21 dicembre), sospettato di esser stato uno degli aguzzini del campo di concentramento di Sobibor, ha suscitato l’interesse di tutti i media internazionali.

Quest’uomo di origine ucraina, arruolato dalle SS come “Trawniki” (termine generico dato ai guardiani reclutati dai nazisti in Europa dell’Est), oggi apolide dopo aver perso la cittadinanza americana ottenuta dopo la guerra, dovrà rispondere della sua partecipazione allo sterminio di 27 mila 900 ebrei. Questo è il numero di prigionieri uccisi nel 1943 durante i sei mesi della sua presenza nel campo, provata dalla sua carta d’identità delle SS d’allora e da diverse testimonianze che saranno presentate al momento dell’udienza.

Si tratta di un evento di grande importanza poichè quest’uomo ormai anziano è uno degli ultimi responsabili nazisti ancora in vita e questo processo sarà, dunque, forse l’ultimo della lunga e dura storia della denazificazione in Germania. Inoltre, è la prima volta che la giustizia tedesca si occupa di un nazista straniero: fino ad ora tutti i processi legati al periodo nazista riguardavano dei compatrioti. Ma ha ancora senso mettere un uomo anziano di fronte ai suoi crimini dopo cinquant’anni dall’inizio di questo difficile esame di coscienza?

«La sua responsabilità è grande e le sue mani sono sporche di sangue», spiega Christiane, studentessa di 26 anni. «Non ci sono dubbi: va giudicato. Dobbiamo punire questi crimini, anche se è passato molto tempo da allora», aggiunge. Tra i giovani questa opinione è largamente condivisa e non smette di suscitare polemiche. Quando gli viene chiesto qual sia secondo loro l’importanza dal punto di vista pedagogico, per le generazioni future, di un tale processo, i punti di vista diventano più sfumati. «Certo bisogna parlarne - concede Franz, 23 anni - ma non sarà mai fatta chiarezza totale. I colpevoli più importanti, tutti tedeschi, non sono mai stati giudicati».

Questo sentimento di incompletezza è accompagnato spesso da un certo fatalismo, perfettamente sintetizzato da Max, professore di tedesco da una trentina d’anni: «Finché certi criminali saranno ancora in vita, il nazismo non farà solo parte della nostra storia ma anche della nostra attualità». Per i giovani tedeschi sarà soprattutto il tempo, più che un processo di riflessione e di ricerca sui crimini commessi durante la seconda guerra mondiale, a riconciliare definitivamente il proprio paese con il passato.

Foto di John Demjanju/The Israeli Government Press Office; Sobidor/Jacques Lahitte CC/Wikimédia