società

Università, scandali accademici

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 07 dicembre 2007
Corsi fantasma in Italia, toilette gelide in Francia, tutti giù per terra in Germania, bustarelle in Lituania. Un giro tra gli atenei dell'Ue.

Italia, l'anno sabbatico del corso di laurea

«Ho fatto l’erasmus a Bologna. Non ci sono paragoni con l’Inghilterra», racconta Louise, studentessa inglese di 27 anni. «In Italia è tutto diverso: a Londra eravamo al massimo 30 per classe, da voi invece non c’è limite! Per non parlare dei tutor. La mia coordinatrice erasmus lavorava anche in un’altra università e ci riceveva una volta al mese. Impossibile parlarle, con la fila che c’era».

Sembrano le solite lamentele degli stranieri appena sbarcati nel Belpaese, ma la realtà universitaria nostrana è davvero scandalosa. Professori che non si presentano perché lavorano in quattro atenei diversi o fanno due lavori. Ricercatori tuttofare. Personale assente e disorganizzazione imbarazzante, sono problemi nei quali inciampano ogni giorno milioni di studenti.

Francesca, 26 anni, laureata del Vecchio ordinamento a Trieste, vede nero. Ha studiato Scienze e tecniche dell’interculturalità, nato nel 2000 «durante una bevuta in osteria», come ha dichiarato lo scorso anno il professor Giovanni Ferracuti, uno dei fondatori. Francesca racconta: «Al momento dell’iscrizione il mio corso di laurea prometteva mari e monti. Doveva formarci per lavorare in uffici per l'immigrazione e ong. Non c’è stato uno straccio di contatto con nessuna istituzione. Al Nuovo ordinamento hanno lo stage obbligatorio, noi nemmeno quello. Inoltre la laurea del mio ordinamento è, come si legge nel sito, "equipollente a Scienze del Servizio Sociale", ma si può avere accesso solamente ai concorsi statali che richiedono una laurea umanistica. Ci aspettavamo che l’equipollenza fosse con Scienze Politiche o Scienze della Comunicazione, ma non è stato così. Inoltre ho saputo che quest’anno il corso è stato congelato. Quale corso di laurea si prende un anno sabbatico? Forse faccio parte di una pregiata specie in via di estinzione, o semplicemente sono stata bidonata».

Francia, tutti in piazza

Se in Italia l’università è moribonda, neanche la Francia si sente troppo bene. Oltralpe le proteste, dal Sessantotto in poi, son motivo d’orgoglio. E quando iniziano vanno avanti anche per mesi, bloccando tutti i servizi. Comprese lezioni e segreterie. Come nel 2006 quando l’intero Paese è rimasto bloccato per lo sciopero contro il Cpe (Contratto di primo impiego ndr), che autorizzava i datori di lavoro a licenziare senza giustificazione i lavoratori con meno di 26 anni nei primi due anni di impiego. Un disegno di legge che il Governo francese fu costretto a ritirare dopo aspre proteste. Così racconta Kate un'inglese di 24 anni iscritta alla Facoltà di traduzione e interpretazione di Bath, in Inghilterra, «in quel periodo, per ben tre mesi tutto è rimasto chiuso, biblioteca compresa. Ero a Tolosa, erasmus alla Mirail University. Ma anche quando siamo tornati alla “normalità” in realtà non c'era di che rallegrarsi. L'edificio universitario era sempre più fatiscente con i bagni all'esterno e graffiti ovunque. Una cosa orrenda».

Germania, dove non si paga(va)no le tasse

«Nella mia università si è cominciato a pagare le tasse da quest’anno», racconta il 23enne Dominik, studente di economia a Hohenheim, nello stato federale del Bade-Wurtemberg nel sud della Germania. «500 euro a semestre. In Germania, prima, non le pagava nessuno. Ora 12 Stati federali su 16 le hanno applicate. Il problema è sopratutto il numero di iscrizioni. Il Rettore della mia università ha permesso l’ingresso a ben 700 matricole alla mia facoltà. Il risultato? La prima settimana alcuni studenti rimanevano fuori, visto che le aule contengono al massimo 400 persone. Allora hanno installato un sistema di videoconferenza, ma è molto difficile capire quello che dice il professore. Io sono fortunato, perché mi sono iscritto tre anni fa, anche se pure noi facciamo lezione seduti per terra».

Lituania, bustarelle per un trenta

In Lituania la situazione universitaria è molto fluttuante a seconda delle facoltà e delle segreterie. In generale, racconta Indre, laureata all’Istituto Universitario di Relazioni Internazionali a Vilnius, «manca un insegnamento aggiornato ed è tutto teoria e niente pratica». Ma accade anche di peggio, come racconta Tomas, 22 anni, studente all’Istituto Tecnico Universitario Gediminas di Vilnius: «Lo scorso anno c’era un professore che prendeva bustarelle per i voti. Anche se uno studente non sapeva niente, pagando poteva ottenere un buon risultato. Se era sicuro di passare l’esame, poteva anche non pagare, altrimenti meglio consegnare la “busta”». Il costo? «100 litas per un esame orale (circa 30 euro), 50 per un lavoro a casa». Un salasso nel Paese Baltico. Ovviamente, continua Tomas, «nessuno si è lamentato, perché questo faceva comodo a tutti, ma il professore è stato “beccato” e ha cambiato ateneo».

Un ringraziamento a Indre Kumpikeviciute

Foto nel testo: (Edmis/ Flickr); (Gael Turpo/ Flickr); (ThelmageGroup/ Flickr); (Lewishamdreamer/ Flickr)