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Ungheria, l’estrema destra vuole seppellire il Governo

Articolo pubblicato il 22 settembre 2006
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 22 settembre 2006
A Budapest in Piazza Kossoth, tra i manifestanti di estrema destra. Che, dopo le rivelazioni sulle sue bugie, chiedono le dimissioni del premier socialista Ferenc Gyurcsány. In coro con l’opposizione.

violenze che minacciano la capitale ungherese non mostrano segni di cedimento. Gli scontri tra i giovani manifestanti e la polizia sono andati avanti fino a tarda notte con quasi 200 feriti e 160 arresti. Durante la notte di lunedì 18 settembre, «la più lunga e buia» dalla transizione democratica del 1989 secondo il primo ministro Ferenc Gyurcsány, i rivoltosi hanno saccheggiato la sede della Televisione Pubblica Ungherese. Durante le violenze uno dei protestanti dichiarava: «La scorsa notte mi sono sentito come i nostri genitori nel 1956. Una rivoluzione sta iniziando».

Oggi 22 settembre Di prima mattina ho percorso la Piazza Kossuth verso il gruppo di protestanti. La notte precedente 15.000 persone sfilavano in piazza di fronte al Parlamento chiedendo le dimissioni del premier Gyurcsány. Ora le strade sono tranquille e solo il ronzio della macchina per la pulizia delle strade porta l’eco delle dimostrazioni. Mentre tra i protestanti rimasti in piazza regna un clima di choc e di eccitazione.

Picnic, bare e bugie

La violenta agitazione di Piazza Kossuth è scoppiata a seguito di un discorso del Primo Ministro domenica scorsa. Che ha ammesso che «nessun paese in Europa ha dimostrato tanta stupidità come il nostro. È chiaro che il governo ha mentito per un anno e mezzo, forse due». Dichiarando inoltre di aver «mentito giorno e notte. Non voglio più continuare così». Dopo la rielezione di Gyurcsány al governo sono state prese strette misure per riassestare il deficit pubblico e sono state lanciate riforme strutturali. E anche se i tagli recenti non sono così significativi come quelli operati nel ’95 da Bokros colpiranno comunque la classe media.

Ma la classe media è qui per far sentire la sua voce. Circa cinquanta dimostranti stazionano sul prato di fronte al Parlamento. Gli estremisti di destra e gli ultranazionalisti ungheresi hanno ormai occupato la piazza. I membri del Fronte Nazionale Ungherese, Movimento Giovanile delle 64 Contee, il Jobbik (Movimento per un’Ungheria migliore) e altri gruppi si sono riuniti per esprimere la loro insoddisfazione. Bandiere ungheresi e simboli di estrema destra riempiono così uno dei centri nevralgici di Budapest. In mezzo alla piazza i ritratti del Primo Ministro Socialista e del leader della coalizione liberale sua alleata, Gábor Kuncze, sono esposti su una bara avvolta in un lenzuolo nero. E così recitano le frasi: “Stiamo seppellendo il governo Gyurcsany; per voi non c’è resurrezione”. I comizi si avvicendano.

Malgrado l’estremismo di alcuni dimostranti, i venditori ambulanti, con completa nonchalance, vendono pretzels e bandierine ai passanti. C’è un’atmosfera strana qui, che ricorda un po’ i picnic del primo maggio negli anni Settanta. I turisti si avvicinano con entusiasmo a dimostranti piuttosto diffidenti. I media sono dappertutto: il numero di giornalisti e di veicoli delle tv di tutto il mondo a volte supera quello dei dimostranti. Da dietro una striscia di sicurezza circa trenta poliziotti sorvegliano l’area: le loro grandi tende stanno ad indicare che vi resteranno per un po’, almeno fino alla fine delle elezioni amministrative del 1° ottobre.

Se la destra strumentalizza lo scandalo

Secondo Viktor Orban, leader del Fidesz, il più importante partito dell’opposizione, le prossime elezioni amministrative del 1° ottobre valgono quanto un “referendum”. I votanti decideranno se vogliono ancora o meno il Governo. E secondo Orban le bugie ammesse dai socialisti mettono in discussione «la legittimità dell’esecutivo». E sono proprio due deputati del Fidesz ad insinuarsi stamane tra i manifestanti di Piazza Kossuth per parlottare con loro.

Nonostante le proteste contro il Primo Ministro, questi non parla di dimissioni e nemmeno di ritirare le dichiarazioni. Finora la reazione dei mercati finanziari ha dimostrato che la crisi può avere serie conseguenze sull’economia. Secondo un sondaggio il 45% degli ungheresi vorrebbe che il premier si dimetta, mentre il 48% preferisce che rimanga al governo. E la grande maggioranza dell’opinione si dichiara contro le violenze.

Oggi è ancora in dubbio se i socialisti saranno in grado di tenere sotto controllo i protestanti che hanno invaso la capitale ungherese. Il maggiore partito dell’opposizione, Fidesz, potrebbe riuscire a trarre dei benefici da tutti questi scandali. Tuttavia la loro alleanza con i movimenti di estrema destra qui in Piazza Kossuth non è di buon auspicio. E il forte dispiegamento delle forze di polizia indica che le proteste non sono ancora finite.

Nelle immagini la Piazza Kossuth a Budapest (Foto Judit Járadi)