società

Un polacco a Dublino: una vita a metà tra gaelico e bielorusso

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 18 dicembre 2012
La storia del crollo del gaelico come lingua principale in Irlanda sembra scioccante per i polacchi che arrivano nel paese; la conservazione della lingua è stata cruciale per molta parte della loro storia. Ma i polacchi hanno un esempio simile vicino a casa. Mentre il gaelico è difeso e protetto, il bielorusso è diventato un partito perdente in una guerra politica.

Quando atterro per la prima volta all'aeroporto di Dublino dalla Polonia, faccio fatica a capire che le iscrizioni in gaelico che portano a ‘Sli Amach’s, ‘Busanna’s e ‘Tacsai’s (uscite, bus, taxi) non hanno alcuna utilità per le persone del posto. Le due lingue – una celtica e una slava – non hanno quasi nulla in comune per quanto riguarda la grammatica, il lessico o la pronuncia. Eppure il gaelico e il bielorusso condividono una storia di colonizzazione linguistica e di declino, due storie simili che si sono sviluppate quasi contemporaneamente.

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In una visita guidata di Dublino, i turisti imparano che fino agli anni quaranta dell'Ottocento, quando scoppiò la grande carestia irlandese, il gaelico era parlato almeno dal 50% della popolazione dell'isola. La carestia e l'emigrazione hanno ridotto la popolazione del 20-25%. Il gaelico è stato soppiantato dal cosiddetto Hiberno-English (l'inglese irlandese). Fino al 1922, l'Irlanda faceva parte del Regno Unito, che adottava una politica ostile nei confronti delle lingue nazionali delle sue province. Secondo il censimento irlandese del 2011, solo 94.000 parlanti nativi usano il gaelico a casa.

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Allo stesso modo, il bielorusso ha conosciuto la sua prima fase di declino nel XIX secolo. Fino al 1795 era la lingua principale del Gran Ducato di Lituania; da quella data, la parte di lingua bielorussa è finita sotto la dominazione russa. L'Impero russo ha condotto una politica sistematica di "russificazione": il russo era la sola lingua consentita nelle scuole e nell'amministrazione pubblica (come l'inglese in Irlanda sotto la corona inglese). Nel 1918, la Polonia e la Lituania hanno riacquistato la loro indipendenza, ma le regioni di lingua bielorussa sono state divise tra il nuovo stato polacco e la Russia sovietica. La lingua bielorussa si è mantenuta nelle aree rurali dell'est della Polonia. Dopo la seconda guerra mondiale, la Bielorussia è stata unificata ed è divenuta una repubblica sovietica. L'afflusso dei coloni russi nel periodo post bellico ha prodotto la completa marginalizzazione della lingua nazionale. Nella repubblica bielorussa, sorta dalla disgregazione dell'URSS, il russo è la lingua più parlata. Il bielorusso è la prima lingua ufficiale, proprio come il gaelico in Irlanda. Una relazione governativa del 2009 rivela che meno di un milione di bielorussi su una popolazione di 10 milioni di abitanti parla la propria lingua casa.

La conservazione delle lingue nella Unione Europea e l'autocrazia post-sovietica

L'Irlanda è una democrazia parlamentare solida con quasi 100 anni di tradizione repubblicana, mentre la Bielorussia non ha una lunga tradizione alle spalle come stato indipendente. La sua breve democrazia si è affievolita dopo le lezioni presidenziali del 1994, che hanno visto Aleksander Lukashenko assumere la carica che conserva ancora oggi. In Irlanda, i governi democraticamente eletti che si sono succeduti hanno cercato di proteggere la lingua in via di estinzione con varie iniziative politiche come i Placenames Orders, ad esempio, che dal 2004 hanno reso obbligatoriamente bilingui tutti i cartelli stradali della repubblica. Il gaelico è preservato nelle Gaeltachts, le regioni in cui si parla irlandese e dove i bambini possono frequentare scuole che offrono programmi unicamente in questa lingua. Nel 2005, il gaelico irlandese è diventato lingua ufficiale dell'Unione Europea.

Per i polacchi, il caso irlandese è un'immagine di ciò che sarebbe potuto accadere se non avessero incentrato il loro risveglio sulla conservazione della lingua

La situazione bielorussa è completamente differente. Il governo filo-russo ha promosso un controverso referendum che ha reintrodotto il simbolismo sovietico nella vita pubblica e ha conferito al russo uno status uguale a quello della lingua nazionale. L'uso del bielorusso nella vita quotidiana è attivamente scoraggiato, ma recentemente si è avuto un rinnovato interesse nell'ambiente dell'opposizione democratica e tra i giovani. Ad esempio, il portale internet dell'opposizione della guerriglia bielorussa ha creato una versione in bielorusso del proprio sito. Inoltre, il bielorusso è mantenuto come lingua ufficiale anche in alcune gminas (piccole unità amministrative) della Polonia orientale, dove la comunità ha cartelli stradali bilingui e programmi televisivi dedicati sulla televisione nazionale (proprio come avviene nelle Gaeltachts).

Per i polacchi, che hanno mantenuto la loro cultura sotto una dominazione straniera nel diciannovesimo secolo, il caso irlandese è un'immagine di ciò che sarebbe potuto accadere se non avessero incentrato il loro risveglio nazionale sulla conservazione della lingua. Anche i tedeschi e gli italiani hanno (ri)unificato i loro paesi sulla base di un idioma comune. Nel 1922, le Gealtachts in Irlanda erano molto più grandi, ma le persone monolingui delle zone rurali hanno incoraggiato i propri figli a comunicare in inglese perché era la lingua dell'educazione e della prosperità. Allo stesso modo, quando la Bielorussia ha acquisito la sua indipendenza, tra il 1990 e il 1992, i suoi leader hanno richiesto una "bielorussificazione" della vita pubblica (un programma forse troppo radicale) che ha incontrato l'opposizione della maggioranza di lingua russa, portando all'elezione di Lukashenko nel 1994. Oggi c'è una crescente affinità tra la giovane popolazione urbana di Dublino e quella di Minsk. Per cominciare, club gaelici, associazioni e programmi residenziali si sviluppano intorno alle università, inclusa la mia – il Trinity College. I giovani bielorussi tengono in esercizio le conoscenze del bielorusso che hanno affinato a scuola e all'università per "non dimenticare le proprie origini". Se tutto va bene, in futuro potremmo sentir parlare più gaelico e più bielorusso nelle strade d'Europa.

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Image: (cc) Richard Milnes/ flickr

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Richard Milnes