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Un giorno con Ángeles Férriz, sindaco a 29 anni: «Il comune non è un ufficio di collocamento»

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
Giovane, bella e sindaco. Dopo il regno dell'87enne Palacios, la socialista Férriz è, da giugno, al timone de La Carolina, città del Sud della Spagna. Con energia e rigore. Da vendere.

8:30 del mattino, in pigiama: «Senza vita privata, ma felice»

«Non farò il sindaco per tutta la vita, ma per ora è quello che mi interessa». È la prima cosa che ci dice, ancora in pigiama, alle 8:30 del mattino. Primogenita di tre sorelle, sua madre non si è sposata. Vive in uno dei quartieri più poveri de La Carolina, cittadina andalusa di 15.000 abitanti, fondata 250 anni fa nell'ambito di un progetto di ripopolamento della regione. Per lei la politica locale «è la vera politica. Non ci si può nascondere: ogni giorno ricevo persone che mi chiedono di risolvere problemi concreti».

E, ovviamente, la vita privata ne risente molto. «Non ce l’ho», ci spiega mentre andiamo in Comune, «è tutt’uno con la politica. Anche quando sono con mia madre, che ha lavorato come segretaria al bilancio del Comune, ci mettiamo a parlare di lavoro. Addirittura la mia vita sentimentale ne risente!», esclama contrariata, prima di confessare che la politica la rende felice.

9:30. Politica in trincea

Alle 9.05 entriamo in Comune. Un edificio scolorito, simbolo della decandenza che sta attraversando la città, nonostante gli investimenti industriali arrivati grazie alle amicizie personali dell’ex sindaco con Aznar. «Ramon Palacios ha avuto la lungimiranza politica di scommettere su Aznar (popolare, ndr) quando ancora nessuno credeva in lui», ammette la Férriz, militante socialista da quando aveva 16 anni. E non a caso Palacios è il padrino di uno dei figli dell’ex Presidente del Governo spagnolo. Il suo predecessore e rivale politico ha 87 anni. Fu eletto la prima volta all'epoca di Franco, e non aveva più perso. Fino all'arrivo di Ángeles.

Una volta in ufficio il ritmo di lavoro è soffocante. Quindici telefonate una dopo l’altra, consultazioni con i suoi consiglieri, auguri di natale da inviare, pieni di errori: «Bisogna rifarli», ordina puntigliosa. «Cambierò la cultura politica servile di questa città», dice con sicurezza e autocontrollo. «Abbiamo un debito di più di 48 milioni di euro, e un bilancio annuale che arriva a 14: bisogna essere molto selettivi sulle spese». Il suo stipendio? 2.500 euro al mese. Mi dà l'impressione di essere in trincea, ma la Ferriz non perde il timone: valuta, consiglia, decide, parla, parla e parla. E alla fine, tutto si risolve.

10:15. Arena per i tori o centro commerciale?

Nella riunione delle 10.15, invece, ascolta perfettamente in silenzio le spiegazioni tecniche dell’equipe di urbanisti per il suo primo Piano Regolatore. È da questo che dipenderà il rilancio economico della città che vuole improntare sul turismo e la rigenerazione industriale. «Arena per i tori o centro commerciale?», domanda un tecnico. A La Carolina vi sono 1.700 disoccupati. La Ferriz vuole creare 1.000 posti di lavoro nel 2008. «La cosa difficile è che qui si pensa che il sindaco sia colui che decide della tua vita e che ripartisce favori. Ho passato la campagna elettorale dicendo che il mio mandato non sarebbe stato un ufficio di collocamento».«Abbiamo ereditato un Comune gestito come una cosa personale, non come un bene pubblico». E denuncia: «Nelle amministrazioni passate il sindaco creava posti di lavoro di comodo garantendosi così il voto dei nuovi assunti». La prima conseguenza è infatti che qui il 10% dei cittadini votano per corrispondenza rispetto a una media nazionale del 2%. La seconda è che in Comune vi è pochissimo personale qualificato: «Molti operai, molti portieri, addirittura 48 giardinieri. Ma nessun economista, architetto o giurista», esclama la Férriz , che è laureata in Giurisprudenza. Terza conseguenza: non vi è un ufficio per i fondi europei. «Però siamo riusciti a cambiare una cosa: non vi sono più politici negli uffici comunali di collocamento».

14:30. Fuori dai programmi europei

«Solo adesso incominciamo a ricorrere ai tecnici della Camera di Commercio e alla Provincia per gli aiuti europei», ci spiega la Férriz al ritorno dall’inaugurazione della prima caserma di pompieri della città a mezzogiorno, e dopo un pranzo del Psoe (il partito socialista spagnolo del primo ministro Zapatero, ndr) con la stampa locale alle 14:30. Nonostante sembri sorprendente per un paese come la Spagna, La Carolina ha sempre vissuto fuori dai fondi europei come l’Equal. Quindi nessun aiuto all’agricoltura. La Férrez crede molto in una politica di investimenti agricoli, perché vi intravede la possibilità di «combinare l’esperienza con l’innovazione che portano i giovani». La cosa migliore che ha portato l'Unione Europea? L'apertura delle frontiere. Germania, Gran Bretagna e Francia sono le principali fonti di turismo della Spagna.

Una donna alla conquista del potere

La preparazione. Nel 2003 il suo partito perse le elezioni e la Férriz fu destinata alla vicepresidenza della Giunta provinciale: «Ero la responsabile dell'ufficio più facile, quello che dava sempre belle notizie: aiuti europei, iniziative turistiche, piani di sviluppo sostenibile. Ogni giorno eravamo in tv o sui giornali».

La strategia. «Il candidato precedente aveva perso due volte e non voleva fare un passo indietro. Ma per dare vita alle idee bisogna vincere le elezioni, e non accomodarsi da sconfitti nelle assemblee di partito. C'era bisogno di cambiamento, e mi sono candidata, ma a due condizioni: volevo il voto della base e la libertà di scegliere i miei collaboratori, sia per la campagna elettorale, sia per la Giunta».

La tattica. «Con i giovani militanti ci riunivamo nei bar o in strada, e ascoltavamo le loro idee. Per gli anziani, invece, abbiamo creato una sorta di “comitato di saggi”, visto che loro conoscono bene il paese, le famiglie, chi vota e chi no. Insomma a ciascuno abbiamo affidato un compito in base alle sue capacità. Tutti devono sentirsi utili, altrimenti si genera frustrazione».

19:15. Una Giunta giovane

Alle 19:15 riunione della Giunta. Sono in otto (parità oblige), l’età media è di 35 anni e ognuno è responsabile di diversi portafogli, ma solo la metà si occupa di politica a tempo pieno. La responsabile di Economia e Cultura, 30 anni, lavora fino alle 17 alla Bosch (un'azienda che produce tecnologia industriale, ndr) e poi va in Giunta a far quadrare i conti. Oggi, in un’ora e tre quarti il gruppo splende per efficacia e dinamismo: preparazione del dibattito sul budget generale per il 2008, preparazione dei festeggiamenti di fine anno nella piazza del paese, del concerto e della cavalcata dei Re Magi (la nostra Befana ndr), l'avvio di una scuola professionale e l'organizzazione del Carnevale. Senza però dimentare i problemi organizzativi e amminstrativi del Comune. Alle 21 tutti a casa. Si può fare di più?