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Un anno dopo: Parigi ricorda le vittime di Charlie Hebdo

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 06 gennaio 2016

Un anno dopo gli attentati contro Charlie Hebdo e la presa di ostaggi all'HyperCacher, la Francia rende omaggio alle vittime. La politica francese non ha fatto niente per affrontare le cause del terrorismo, accusano alcuni commentatori. Altri sostengono che la libertà d'opinione sia minacciata dall'autocensura della società. 

Balla coi lupi (solitari)

Le autorità francesi avrebbero dovuto prendere dei provvedimenti contro i terroristi in seguito agli attacchi islamisti di Tolosa e Montauban, nel marzo 2012, molto tempo prima degli attentati contro Charlie Hebdo, scrive il quotidiano conservatore Le Figaro: «Gli islamisti che nel 2015 hanno colpito Parigi e decapitato un imprenditore, nei pressi di Lione, erano compagni di odio e di morte di Mohamed Merah (l'attentatore di Tolosa, n.d.r.). Nel 2012, fu scritto che il killer di Tolosa avrebbe aperto una nuova pagina del terrorismo. Non più quello dei "lupi" sparuti e solitari, ma quello delle reti organizzate, composte anche da nemici che provengono dall'interno. Anni di lassismo nelle scuole e nei sobborghi, di immigrazione incontrollata, di negazione della crescita dell'Islam radicale, di rinuncia ai nostri valori giudaico-cristiani, li hanno lasciati crescere e prosperare. Di fronte alla guerra dichiarata dai jihadisti, il rischio zero non esiste. Ma se l'obiettivo della Francia è quello di restare in piedi, deve smetterla di negare». 

Da Le Figaro Francia » 05/01/2016

La Francia resta una "fucina del jihad"

La Francia non affronta le cause della violenza islamista, accusa il giornale liberale Südostschweiz: «Attualmente, né il Governo né l'opposizione sembrano disposti ad affrontare il problema delle banlieue-ghetto, che hanno già fornito diverse migliaia di jihadisti alla Siria, nonché decine di terroristi. Perché là dove la disoccupazione è al 40%, i salafiti hanno vita facile. Nelle ex colonie francesi, come il Mali, Hollande dimentica ugualmente di affrontare le cause del problema, dopo aver cacciato gli islamisti locali con mezzi militari. Si lasciano quindi proliferare nuove minacce. Il demografo Emmanuel Todd non ha esitato a chiamare la Francia la "fucina del jihad". Fino a quando una risposta economica e sociale non sarà trovata per questo problema, il lavoro della Polizia sarà simile al supplizio di Sisifo. E il 2015 non sarà l'ultimo annus horribilis per la Francia».

Da Südostschweiz Svizzera » 06/01/2016

Lo humour è morto

Dopo gli attacchi contro Charlie Hebdo, la società ha perso il coraggio di esprimere liberamente la propria opinione, lamenta il quotidiano conservatore Irish Independent: «Alcune religioni meritano di essere derise, e se il fedele si indigna, sono affari suoi. Quando si vive in una democrazia liberale, il problema è che i cittadini stessi sono riluttanti a difendere in modo deciso il diritto di offendere. Preferiamo stare a guardare e lasciare la parola agli illuminati, per paura di essere accusati del peggiore tra i peccati "secolari" che si possa immaginare: il razzismo, o il suo stupido cugino, l'islamofobia. Le atrocità commesse a Parigi un anno fa, non potevano generare nulla di positivo. Ma è sconfortante vedere che abbiamo abbandonato quegli stessi valori a cui, il giorno dopo la strage, abbiamo dichiarato di essere profondamente legati. Questo fatto dimostra che i terroristi hanno già vinto».

Da The Irish Independent Irlanda » 06/01/2016

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