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Ultimo mango a Parigi

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2007
Ecco il secondo appuntamento con la nostra serie dedicata alla generazione nata negli anni Ottanta. Oggi vi presentiamo Anne e la sua vita nella Ville Lumière.

Generation 80 (Blog-Illustration: © Eva John/ Romy Straßenburg)

«È l’ora dell’aperitivo!», Anne mi accoglie così nel suo pub preferito, il Rhumarin, nell’XI Arrodissement di Parigi. Il nome del bar dice tutto. Qui trovate ogni tipo di rhum. Prendiamo l’offerta della giornata, un cocktail con rhum, mango e kiwi.

Questa ventisettenne viene spesso qui, attratta dall’atmosfera, dalla musica e dalle decorazioni del posto, sempre nuove. Dal soffitto pendono auto di legno e palle di Natale. Anne adora questo quartiere di Parigi. Qui può fare la spesa al mercato di Place de la Réunion, dove i commercianti, ancora oggi, urlano i prezzi per attirare l’attenzione. Un ambiente molto diverso dalla Parigi borghese che vive in splendide case.

Se potessi avere 1000 euro al mese

Anne è sempre alla ricerca del volto nascosto della capitale: «Parigi e le banlieue, sono due mondi paralleli. Due società che non si sovrappongono e conoscono.» Sa quel che dice, visto che abita ancora a Créteil, periferia a Sud-Est della capitale. Dopo i suoi studi ha trovato lavoro qui, dove organizza eventi culturali per giovani. «Teatro, incontri e piacevoli gite dovrebbero far parte della vita quotidiana di ognuno.» Il suo lavoro non permette questi svaghi, ma è comunque contenta di quel che fa: «Non sai quanto mi piacerebbe lavorare insieme ai ragazzi! Invece sono sempre seduta in ufficio, a telefonare e programmare.»

Anche il salario è basso, come spesso capita in questo settore. Lavora a tempo pieno e alla fine del mese la paga non supera i 1.100 euro. «Per vivere a Parigi è nulla!» Se potesse scegliere, vorrebbe essere una giornalista e viaggiare. Girare il mondo l’ha sempre affascinata. In particolare l’Europa dell’Est e il lontano Oriente. «Bisogna anche guardare oltre i confini dell’Europa, tuffarsi nelle culture straniere.» Per il suo anno di Erasmus è rimasta nelle vicinanze. Per un anno ha studiato a Postdam, città vicino a Berlino, una capitale che non hai mai smesso di amare.

Trovare casa: un secondo lavoro

Il suo amore per Berlino cresce anche per i problemi che ultimamente incontra a Parigi. In questo momento la ricerca della casa è il più urgente. Vive ancora in un appartamento condiviso con un ingegnere di trent'anni. Come affittuario principale, può chiederle con tre mesi di anticipo di trovarsi un’altra casa, ed è proprio questa l’aria che tira. «Credo che il tempo della condivisione sia finito, desidera vivere da solo.»

Da tre mesi Anne è alla ricerca di una nuova sistemazione, ma per il mercato degli affitti parigino c’è solo una parola: scandaloso! Ha già controllato tutto: bettole da 700 euro al mese in condizioni catastrofiche e posizioni poco raccomandabili. Oggi anche trovare simili posti è come vincere al lotto: «le persone organizzano dei colloqui di selezione. In una casa comune mi è stato chiesto quanto potevo spingermi in là nel vivere insieme. Ho avuto l’impressione che stessero creando una nuova famiglia. Ci sono anche annunci, dove si cercano persone per condividere una stanza. Penso che tutto questo sia spingersi oltre. Cerco solo un posto dove vivere con dignità.»

Non ha molte speranze. Le agenzie immobiliari per affittare chiedono un salario che sia tre volte il costo dell’affitto. Nel suo caso vuol dire trovare un appartamento a 350 euro. Pura utopia! In aggiunta, Anne ha anche poco tempo per la ricerca dell’appartamento: «Cercare casa è un lavoro a tempo pieno, ma ne ho già uno». Ma l'aspetto peggiore sono i soldi. Sono un pensiero fisso e deve sempre stare attenta alle spese per la casa e il tempo libero. Da tre mesi sta con un ragazzo conosciuto a teatro. Se solo finisse questa snervante ricerca, durante il weekend potrebbe finalmente dormire un pò di più e vedere gli amici, vedere qualche esposizione e godersi il lusso di una cena fuori. In questi momenti le sembra di essere in guerra con la città. Per questo non intende rimanere per sempre a Parigi. «Anche se ancora non so dove vivrò, di certo andrò da un’altra parte.»

Per altri ritratti franco-tedeschi, clicca qui - un blog partecipativo e dinamico dove ogni giorno puoi trovare una nuova interessante storia. Da un mese, Eva John e Romy Straßenburg, due giornaliste ventiquattrenni, ritraggono i loro coetanei alle prese con la vita di tutti i giorni: la casa, la città, la vita. Paure, rabbia, sogni, dubbi della generazione nata negli anni Ottanta. Il progetto è finanziato dalla .

gen80.euDeutsch-Französischen Jugendwerk

Foto: Bar (©Romy Straßenburg); Homepage (©magaliB/istock)