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Ucraina, continua il braccio di ferro Russia-Ue

Articolo pubblicato il 27 giugno 2007
Articolo pubblicato il 27 giugno 2007
L’Europa osserva preoccupata l'instabilità politica dell'ex repubblica sovietica. Un Paese cruciale per il suo rifornimento energetico.

Gli antichi rivali alle presidenziali ucraine del 2004 – il presidente filo-occidentale Víktor Yuschenko e il premier filo-russo Víktor Yanukovic – negli ultimi due mesi sono stati protagonisti di un duro scontro per la spartizione del potere. Lo scorso 2 aprile Yuschenko ha sciolto infatti la Verkhovna Rada (il Parlamento monocamerale ucraino, ndr) e ha indetto nuove elezioni legislative, preoccupato per le scissioni interne alla sua coalizione e per il passaggio nelle file dell'avversario di diversi parlamentari. Temeva che l’opposizione raggiungesse i 300 seggi necessari per fronteggiare il veto presidenziale e cominciare il processo per la sua destituzione. Ma i sostenitori di Yanukovic si sono rifiutati di rispettare lo scioglimento della Rada e hanno portato il decreto sul banco della Corte Costituzionale.

Un autunno caldo in arrivo

La crisi sembra aver ceduto il passo a una tregua provvisoria. A fine maggio il Presidente e il Primo Ministro hanno raggiunto un accordo sulla data delle nuove elezioni legislative, previste per il 30 settembre 2007. Nonostante la relativa calma, i prossimi mesi si annunciano carichi di tensione visto che il Paese, dalla Rivoluzione arancione del 2004, è il protagonista di un lungo braccio di ferro tra la Russia e l'Ue.

Lo scorso 25 maggio l’Unione ha espresso, per bocca della commissaria Benita Ferrero-Waldner, la sua

preoccupazione per il peggioramento della situazione politica in Ucraina. Una preoccupazione non dovuta solamente al fatto che quattro stati membri confinano con il Paese.

Da qui a dieci anni l’Unione importerà dall’estero due terzi del suo fabbrisogno energetico e attraverso l’Ucraina passa buona parte del rifornimento proveniente dalla Russia. La guerra dei prezzi del gas tra Kiev e Mosca all’inizio del 2006 ha messo già in evidenza l’importanza strategica dell’Ucraina per le importazioni europee: quando Gazprom chiuse il rubinetto del gas a Kiev, la Polonia e la Germania – riforniti attraverso lo stesso gasdotto – videro temporaneamente interrotta la loro fornitura. Se consideriamo che l'Unione riceve un quarto del suo gas dalla Russia, non c’è da sorprendersi che le vicende ucraine preoccupano molte capitali europee.

Cosa si gioca l’Europa?

L'idea che la Russia possa rafforzare la sua influenza nel Paese – aumentando così il controllo sul rifornimento energetico – fa rabbrividire i leader dell’Unione. La preoccupazione è aumentata dopo l’accordo raggiunto lo scorso 12 maggio tra Mosca, Kazakistan e Turkmenistan per la costruzione di un nuovo gasdotto a nord del Mar Caspio. Un accordo che rafforza il controllo russo sull'energia dell'Asia centrale a danno di Stati Uniti, Unione Europea e Cina.

La perdita di terreno nello scenario politico ucraino del filo-occidentale Yuschenko avviene in un momento di particolare diffidenza nei confronti di Mosca. L’ultimo vertice Ue-Russia, che si è tenuto a Samara il17 e il 18 maggio, ha messo in evidenza il deterioramento delle relazioni bilaterali, con la Polonia e l’Estonia contrarie all'incontro come conseguenza dei contenziosi commerciali e diplomatici che entrambe hanno con il Cremino. Se le accuse di attacco cibernetico formulate da Tallin contro la Russia sono già piuttosto serie, non meno preoccupante risulta lo scambio di accuse tra Mosca e Londra riguardo al caso Litvinenko, l'ex spia del Kgb uccisa nella capitale inglese con una sostanza radioattiva.

I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro dell’Ucraina. La radicalizzazione delle posizioni rischia di degenerare in un conflitto che potrebbe anche portare allo smembramento del Paese, se la Russia e l’Occidente decidessero di appoggiare apertamente le parti in causa. Mosca non ha ancora digerito l’appoggio dato dai paesi occidentali alla Rivoluzione arancione ed è contraria all’entrata a medio termine della strategica Ucraina nella Nato e nell'Ue. Bruxelles, dal canto suo, aspira a rafforzare la stabilità politica della repubblica ex-sovietica, preferibilmente sotto un governo favorevole ai suoi interessi energetici.