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Turismo in Polonia Tutti pazzi per il Soviet-tour

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2006
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 24 ottobre 2006
Michal Ostrowski è un giovane imprenditore di Cracovia. Che ha visto giusto. Perché...

Il chiasso e l’odore sono inconfondibili: due Trabant, le auto dell’ex-Germania Est, e una vecchia Fiat 125 di produzione polacca si fermano davanti all’università, nel centro di Cracovia. «Ciao, sono Michal Ostrowski, ma chiamatemi pure Crazy Mike. Oggi sono la vostra guida turistica, benvenuti a Cracovia!»: il ragazzo che guida la Fiat saluta così un gruppo di ragazzi che aspetta.

Oggi pomeriggio alcuni studenti tedeschi di Magonza che frequentano un corso estivo di lingua a Cracovia partecipano al suo “Comunismo Crazy Tour”. «Lui è Kuba, un altro matto», dice Michal per presentare il conducente di una delle Trabant. E i giovani “veterocomunisti” dell’Est partono tra i cigolii delle auto. La meta si trova a pochi chilometri dal centro di Cracovia ed è il quartiere di Nova Huta, città considerata, in periodo comunista, un modello per tutta la Polonia.

Capitalismo reale

Sulla strada che porta alla città socialista, ormai del tutto artificiale, si vedono grandi centri commerciali, che i polacchi chiamano Hypermarket, negozi per il fai-da-te, cinema multisala e un centro benessere. Tutti sorti negli ultimi anni. Per immergersi in piena atmosfera comunista gli studenti tedeschi devono prima lasciarsi alle spalle il capitalismo reale.

In Polonia Nova Huta è unica nel suo genere, spiega Kuba, al secolo Jakub Bialach, 22enne studente di sociologia. «Per questo un sacco di turisti adesso vengono qui: Cracovia comincia ad annoiarli». I turisti di cui parla Kuba sono stranieri, due terzi dei clienti del suo tour sono britannici, gli altri sono americani o provengono da altre nazioni dell’Europa occidentale. Finora nessun polacco si è prenotato per visitare Nova Huta.

La prima tappa nell’ex città modello del socialismo reale è il ristorante Stylowa, che fa decisamente onore al suo nome, mantenendo uno stile socialista immutato. Le piante di plastica, le tende spesse e le tovaglie bordeaux creano, infatti, la giusta atmosfera. Si suonano i successi polacchi degli anni Settanta e Ottanta, mentre i camerieri servono con monotona pacatezza tutte le specialità della cucina casalinga polacca. Per il gruppo di studenti ci sono aringhe salate coperte da uno spesso strato di cipolle. «Cibo tipico polacco», spiega Kuba. Alla fine l’immancabile vodka, «la grappa polacca».

«Solidarnosc? Un sindacato»

Dopo pranzo entra in scena Crazy Mike, la guida del gruppo: un po’ di storia e molti aneddoti del periodo comunista in Polonia. Tutto cominciò nel 1949: «gli architetti impazzirono di felicità perché in 10 anni potevano costruire una città partendo dal nulla».

I visitatori, però, sono più interessati ai racconti della vita quotidiana in epoca comunista. «Da bambini collezionavamo qualunque lattina: birra, coca-cola, andavano sempre bene, perché erano simbolo del mondo occidentale ed erano gettonatissime, proprio perché qui non esistevano. Nel 1989 sono finite presto nella spazzatura, perché ormai si potevano comprare anche qui». E ancora: «Una volta ho ricevuto una barretta di Bounty e per settimane ho conservato la carta in un vasetto, ma dopo poco tempo non si sentiva più il profumo della noce di cocco», racconta Mike.

Si prosegue per Plac Centralna, la piazza principale della città, oggi intitolata a Ronald Reagan, considerato da alcuni figura simbolo della libertà politica. Da qui si diramano a stella i viali della città, e il più sontuoso porta direttamente davanti al complesso degli stabilimenti siderurgici che in passato dava lavoro a 40.000 persone. Nel periodo comunista il viale era intitolato a Lenin, oggi a Solidarnosc, il movimento di lavoratori artefice della lotta anti-sovietica. Uno studente vuole conoscere il parere di Mike su Solidarnosc. «È stato positivo», afferma Mike, sottolineando “è stato”, «ma oggi è un sindacato e a me i sindacati non piacciono».

Busti di Lenin, vodka & shapka

Non c’è da meravigliarsi che a 30 anni Mike sia già un imprenditore e che chiami ironicamente “schiavo” il suo assistente. Le visite guidate al sapore vetero-comunista sono cominciate due anni fa grazie a 1000 dollari di capitale iniziale donati da una coppia americana, con cui si è potuta concretizzare un’idea di Mike: «I signori conoscevano già Cracovia e volevano vedere qualcosa di diverso», racconta Mike. «Così li ho portati a Nova Huta con la mia vecchia Fiat e sono rimasti entusiasti». I primi soldi sono serviti ad acquistare una vecchia Trabant e da allora gli affari di Mike e dei suoi collaboratori vanno a gonfie vele grazie al “Comunismo Crazy Tour”.

L’ultima tappa della visita degli studenti è il leggendario complesso scolastico della città. In questo posto Mike ha affittato un bilocale in cui il tempo sembra essersi fermato: i mobili, i tappeti, i quadri, il televisore, la credenza e la cucina sono cimeli degli anni Settanta. Non mancano quadri di Gesù, di Maria e di Papa Giovanni Paolo Secondo. «La gente di Nova Huta non amava la politica, ma era profondamente religiosa» spiega Mike.

Nell’appartamento, oggi museo privato di Mike, i ragazzi bevono ancora vodka e mangiano salsicce con cetrioli sott’aceto. Alla fine qualcuno compra busti di Lenin e le tipiche shapka, cappelli di pelliccia da portare a casa come souvenir. Dopo quattro ore la visita è giunta al termine e i veterani riaccompagnano gli studenti a Cracovia. Quando i ragazzi rimettono piede nella centrale piazza Rynek sono nuovamente travolti dalla vita frenetica. Niente a che vedere con la piazza Ronald Reagan di Nova Huta, dove passeggiano solo pensionati e casalinghe.

L’autore collabora con la rete di corrispondenti N-ost