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Trattato di Lisbona: istruzioni per l'uso

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 01 dicembre 2010
L’1 dicembre il Trattato di Lisbona festeggerà il suo primo compleanno. Data che percepiamo sempre una certa lontananza delle istituzioni e dei regolamenti, vi proponiamo un agile manuale per capire quanto peso ha l’Unione e delle sue mille sfaccettature.

Il Trattato di Lisbona non è né la panacea universale, né tantomeno l’incarnazione del Male, bensì una semplice riforma che segue il solco e lo stile dei vecchi trattati di Maastricht, Amsterdam o Nizza. Ma facciamo ordine. La prima cosa da sottolineare è che continuiamo ad avere due Trattati, quello dell’Unione Europea (TUE) e quello sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE); il Trattato di Lisbona non li sostituisce, come avrebbe fatto l’ormai defunta Costituzione, ma apporta semplicemente delle modifiche, per questo è più difficile da leggere…

Perché si dice che il Trattato di Lisbona aumenta la tutela dei diritti umani?

Perché nel momento in cui viene applicata la legislazione europea dovrà essere rispettata la Carta dei Diritti Fondamentali. Per fare un esempio recente: la questione dei Rom e il Commissario Viviane Reding. Quando il Commissario alla Giustizia ha avviato una procedura di infrazione contro la Francia per aver espulso dei Rom, lo ha fatto poiché, secondo la Direttiva 2004/38 sulla libera circolazione dei cittadini, non aveva rispettato i diritti umani. Un fatto che prima del Trattato di Lisbona non sarebbe stato possibile.

Perché si dice che dà maggior peso ai cittadini?

È per questo che si parla di "Europa dei cittadini"

In primo luogo per l’introduzione di un nuovo strumento legislativo, il diritto d’iniziativa dei cittadini; e in secondo luogo per il maggior peso dato al Parlamento europeo, ai Parlamenti nazionali e a quelli regionali. Inizialmente, il Parlamento europeo era solamente un organo consultivo, poi ha acquisito un potere maggiore fino al Trattato di Lisbona, dato che ora la maggior parte delle leggi dovrà essere approvata anche dal Parlamento e non più solo dal Consiglio. Sono incluse sia le decisioni in materia di bilancio sia quelle in materia di politica estera. Pertanto, i rappresentanti eletti direttamente dai cittadini stanno decidendo realmente la legislazione da applicare e non sarà più solamente una questione di equilibrio tra gli Stati membri. Inoltre, sia i Parlamenti nazionali sia quelli regionali potranno mostrare il cartellino rosso qualora ritengano che l’Ue stia invadendo la loro sfera di competenza, al fine di garantire che ogni decisione venga presa al livello adeguato.

Affronteremo meglio le sfide globali?

L’efficacia e la portata di tale strategia sono discutibili, ma di fatto sono state create due cariche di primo piano per la diplomazia europea. Una è quella del presidente del Consiglio europeo, che in questo momento è ricoperta da Herman Van Rompuy, e l’altra è quella dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, ricoperta da Lady Catherine Ashton. Di certo, Van Rompuy non è il presidente dell’Ue e Lady Ashton non cerca di essere un interlocutore cercato da tutti; infatti, Obama non ha ancora un unico numero di telefono da chiamare. Tuttavia, entrambi adempiono alle loro funzioni. Avere un presidente stabile all’interno del Consiglio europeo garantisce continuità e coerenza; di fatto non è il presidente dei 27 paesi membri, ma di 27 persone che di solito vanno d’accordo tra loro; è ovvio che ognuno cerca di tirare l’acqua al proprio mulino e pertanto è giusto che ci sia una figura che li richiami all’ordine. Per quanto riguarda invece la baronessa Ashton, sebbene la sua personalità non sia radiosa, sta svolgendo l’esercizio diplomatico più grande mai svolto dall’Unione, con uno staff altamente qualificato, proveniente dalle istituzioni e dagli stati membri in ogni angolo del mondo, quindi dobbiamo darle tempo.

Per il resto, così come i suoi predecessori, il Trattato di Lisbona rispetta le competenze nazionali; non è stato legalizzato l’aborto, né tantomeno è stato privatizzato il sistema previdenziale, però si tratta di uno strumento in più per proseguire – piano piano, ma ci auguriamo di buon passo – il processo di integrazione europea.

Foto: (cc)wonderbjerg/flickr; (cc)European Parliament/gentile concessione di flickr