società

Trattato di Lisbona & sauna finlandese

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
Siamo in una sauna in Finlandia. Un gruppo di ragazze e ragazzi europei si gode un momento di relax durante un corso di giornalismo internazionale. Un'allegoria del dibattito europeo. Caliente.

Il 13 Dicembre 2007, la firma del Trattato di Lisbona da parte dei rappresentanti dei ventisette paesi dell'Unione, ha ufficialmente stabilito un nuovo ordine europeo. Il 2008 sarà un anno di tensioni, perché ogni stato dovrà ratificare il Trattato, prima della sua entrata in vigore prevista per il 2009.

Costituzione o Trattato?

Un veloce scambio di sguardi: ci spogliamo tutti insieme? Un soffio di aria fresca attraversa la stanza quando entrano le ragazze. Corrono in punta di piedi sul suolo ardente e raggiungono il piano superiore. Lana, la slovena, chiede il mestolo a Ines, la portoghese, e poi spruzza acqua sul carbone. Ondate di vapore si levano nell’aria, e si mischiano con la conversazione. Qualcuno accenna al Trattato di Lisbona

«È solo una versione rattoppata della Costituzione», brontola Lars, olandese, mentre sorseggia una birra. Quello che è stato ribattezzato Trattato di Lisbona di fatto rimpiazza la Costituzione Europea bocciata nel 2005 da Francia e Olanda. Cédric, francese, annuisce: «Non sostituisce nessuno dei precedenti trattati, né quello di Maastricht né quello di Nizza. Li ritocca un pò». Nella stanza piena di vapore, il tedesco Franz tossisce, come per approvarli entrambi, mentre Cian, irlandese, chiarisce ulteriormente: «Ad esempio crea una sorta di nuova figura che racchiuderà in sé la carica di Rapprentante della politica estera (espressione del solo Consiglio Europeo, tenuta oggi da Javier Solana, ndr) e quella di Commissario per le Relazioni Esterne». «Insomma, l'Alta Rappresentanza per gli Affari Esteri», conclude Franz.

Karel, ungherese, è la prima a voler puntualizzare. Il suo paese è stato il più veloce a ratificare, il 17 dicembre 2007, il documento di Lisbona: «I nostri governi controllano ancora settori importanti come la difesa e la politica estera. Il Trattato di Lisbona è semplicemente un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione, che è la ragione dell'esistenza stessa dell'Unione Europea». Lana, la sua vicina slovena rincara ulteriormente: «Inoltre alcuni paesi hanno potuto escludere alcune parti». Il suo paese, che ha appena assunto la presidenza dei primi sei mesi del 2008, spera che il trattato venga presto ratificato da tutti i paesi membri.

«Ovviamente si tratta di discriminazione sessuale»

Alina, polacca, tossisce rumorosamente dal suo posto al piano superiore e conferma: «La Polonia non ratificherà la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea». Insieme alla Gran Bretagna, infatti, il suo paese ha chiesto di essere escluso dalla Carta, che non è quindi legalmente vincolante all'interno dello stato.

«È una cosa incredibile», sbotta Isabella, italiana. Il suo è un paese è decisamente favorevole al Trattato: «Dovremmo avanzare tutti insieme. Decisioni simili sono completamente estranee allo spirito europeo ». Alina la fulmina con lo sguardo: «È una cosa che va contro le nostre leggi nazionali». La sua opinione è rafforzata dalla politica tenuta dai gemelli Kaczynski sull'argomento. Il loro Partito, Legge e Giustizia, che governava in Polonia, riteneva la Carta dei diritti fondamentali “incompatibile” con la loro visione di questioni come l'eutanasia e l'omosessualitá. Isabella, infuriata, si alza per uscire gridando: «Ovviamente si tratta di discriminazione sessuale!». Improvvisamente tutti tacciono: la porta della sauna è rimasta bloccata.

Regna il silenzio, anche se gli animi sono ancora incandescenti. Poi un leggero “click”, e la porta si apre. È Ben, l'inglese, che porta con sé una ventata di freschezza. Il momento è allegorico: il 13 dicembre anche il primo ministro inglese, Gordon Brown, è arrivato in ritardo alla firma del Trattato di Lisbona. «Appena in tempo, immagino», dice Ben sorridendo.