società

The Italian Job: cronache di una generazione perduta

Articolo pubblicato il 27 novembre 2012
Articolo pubblicato il 27 novembre 2012
Non è una parola che si dimentica facilmente, “choosy”. Soprattutto se indirizzata ai giovani di un paese con un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa.
Dopo circa tre settimane dall’incidente diplomatico del ministro Fornero, l’analisi di un giovane italiano sulle disfunzioni del sistema lavorativo nazionale e sull’essere sì bamboccioni , ma per necessità, in mancanza di un sostegno da parte dello stato, condannati ad essere ambasciatori dello stereotipo che vuole gli italiani attaccati alle gonne della mamma. Cronache di una generazione, suo malgrado, perduta, ormai inadatta anche a servire kebab.

In Italia va di moda l'essere choosy. Oggi è il turno del ministro Fornero, che, dopo avere sdoganato il tristo termine, impaurita all’idea di una nuova fustigazione da parte del popolo della rete, ha chiesto di chiudere le porte di una conferenza ai giornalisti perché, dice,"altrimenti sarei costretta a pensare ad ogni parola che dico". Ignara, forse, che una più responsabile scelta delle parole sarebbe auspicabile per un ministro.

Ultima viene la famiglia

In Italia, la famiglia è diventata il capro espiatorio degli errori politici e sociali, ricettacolo di aspettative fallimentari e speranze vane

In Italia, la famiglia è diventata il capro espiatorio degli errori politici e sociali fatti dal dopoguerra in poi, il ricettacolo di aspettative fallimentari, speranze vane, illusione di gloria. Nonostante questo, resta ancora l'unico supporto su cui i giovani possono contare per fare fronte a una politica che li ha già bollati, nelle parole del tecnico Monti, come “perduti”. E che si è lavata le mani, dichiarandosi incapace di risolvere i problemi ma in grado solo di limitare i danni fatti a questa generazione. Approccio interessante, e molto pilatesco. Questo perché in Italia mancano da sempre quegli ammortizzatori che in altre nazioni, come Germania e Finlandia, permettono ai giovani di debuttare nel mondo degli adulti e farsi una vita a 18 anni. Bonus bebé, stipendi pagati (sembra scontato, ma non lo è), tasse universitarie ridotte o nulle, facilitazioni per le start up e incentivi per le assunzioni. Nel nord Europa, questo è fornito dallo stato, non per assistenzialismo, ma per ripagare le tasse e i sacrifici dei cittadini. Ai giovani italiani basterebbe solo il non venire considerati ”bamboccioni” fino ai 35-40 anni, agli occhi del resto del continente. 

Non poche volte mi sono sentito chiedere perché non domandavo il sussidio di disoccupazione allo stato. “Quale disoccupazione?”, rispondevo io. E la persona che avevo di fronte era bielorussa, non svedese. Come a dire, fuori dagli stereotipi e dai cliché, il sostegno alla disoccupazione non è un privilegio di un nord Europa sempre più irraggiungibile. In Italia, a chi si devono rivolgere i giovani? Al viceministro che li chiama sfigati? Al premier che li ha condannati a un limbo quasi senza via d’uscita? All'ex ministro che definisce i precari “la parte peggiore dell'Italia”? In mancanza di un sostegno statale, tornano a rivolgersi alla famiglia, mantenendo quel circolo vizioso che li costringe a rimanere legati al focolare domestico e quell’immagine dell’italiano inguaribilmente attaccato alla gonna della mamma. E se finora l'attitudine al risparmio propria del Bel Paese sta salvando anche quest'ultimo pilastro dal crollo, cosa succederà se la ripresa, che i ministri auspicano per il 2014 (anno in cui loro avranno probabilmente lasciato la carica), cominciasse tra 5 anni, come invece prevede la tetra Fraü Merkel?

Un kebab fin troppo choosy

Su Cafebabel, la galleriaUn perché contro la crisi: creatività low-cost per i giovani italiani

Sarebbe troppo facile ricordare come, dal picco degli anni 2000, la spesa pubblica italiana sia solo raddoppiata, mentre il debito è quasi decuplicato. O che secondo un'indagine di Bankitalia il 25% dei laureati si è adattato benissimo a svolgere un’occupazione con bassa o nessuna qualifica, più dei coetanei tedeschi (in Germania il dato scende al 18%). Se poi inserissimo, secondo sempre Bankitalia, i famigerati NEET nel conto della disoccupazione, la nostra percentuale di gente a spasso salirebbe a 12,4%, la sesta più alta di tutta l'Eurozona. E con gli stipendi medi più bassi dell'intera, civilissima, Europa Marshall, Portogallo escluso. Il nostro paese detiene un primato ben poco invidiabile nell’Eurozona, raggiungendo il podio della disoccupazione giovanile, al terzo posto insieme al Portogallo, con il 35,1%. Dai dati del Rapporto Giovani, ottenuto da un campione di 9000 di essi tra i 18 e i 29 anni, emerge che questi si adoperano incessantemente nella ricerca dell’occupazione e che il 45% non sia soddisfatto ma comunque spinto dalle esigenze. Alla faccia dell’essere choosy.

Non è un caso che siti che diffondono notizie su come emigrare siano presi d'assalto

Ma l'impressione che si ha è quella di una classe politica che cerca di scaricare il barile sull'elemento debole della società, pur di non ammettere le proprie colpe. Come il Berlusconi che chiede scusa agli italiani dal suo palco preferito, non per essere stato un incapace, ma per non essere riuscito a portare a termine la grande riforma liberista perché la crisi glielo ha impedito. Come quell'Europa che condanna le uscite becere di Viktor Orbán, ma che non impedisce l'arresto di Kostas Vaxevanis. Con queste premesse, giovani sempre più choosy diventeranno troppo schizzinosi per lavorare in Italia, e andranno a cercarsi un futuro all'estero, in virtù di un triste ricorso storico. Non è un caso che siti che diffondono notizie su come emigrare senza problemi (Italiansinfuga e Goodbye Mamma i più popolari) siano letteralmente presi d'assalto dai nostri connazionali. Non mi definisco certo un cervello in fuga, ma penso seriamente all'espatrio, ho forse aspettato troppo che le cose cambiassero e a 32 anni non si ha più voglia di concedersi il lusso di attendere ancora.

Forse nemmeno in Germania o negli USA troverò quello che cerco, ma almeno non mi ritroverò, come ieri, di nuovo ad essere il protagonista di un teatro dell’assurdo, in un bar kebab dove cercano personale, e dove hanno rifiutato la mia candidatura “perché i contributi li pagano solo fino ai 22 anni, dopo non ci conviene assumere!”. Più della Sharia, potrà la burocrazia italiana...

Foto: © lintmachine/flickr; video: rai/youtube