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Terrore senza fine: Siamo tutti Danesi

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 16 febbraio 2015

A Copenhagen, la polizia ha arrestato due presunti complici dell'autore della sparatoria del 14 febbraio. L'Europa non può affermare i propri valori che sotto la protezione della polizia, lamentano alcuni editorialisti mentre altri invitano il Vecchio Continente a fare un passo indietro e a rinunciare a una critica troppo aspra dell'islam.

Taz - Germania: Proseguire la discussione a ogni costo, anche sotto la protezione della polizia

Dopo gli attentati che hanno colpito Bruxelles, Parigi e Copenhagen, l'Europa dovrà abituarsi alla presenza di islamisti radicali, pronti a imbracciare le armi, scrive il quotidiano di sinistra taz: «Tutto questo ci mostra l'importanza di concetti fondamentali come la libertà d'espressione e la convivenza pacifica tra culture e religioni. L'autore della sparatoria di Copenhagen ha raggiunto il suo scopo: fare male a ognuno di noi. È facile dire che l'Europa non dovrebbe lasciarsi intimidire dal terrorismo. Eppure si tratta della realtà. I terroristi vinceranno non tanto quando, un giorno, la polizia sarà costretta a proteggere ogni luogo di culto ebraico e ogni dibattito sulla libertà d'espressione a causa di una manciata di idioti. Vinceranno piuttosto quando gli ebrei lasceranno l'Europa e quando di conferenze non ce ne saranno più. Possiamo abituarci alla vista della polizia, pronta a intervenire per proteggerci, ma non possiamo lasciare che gli attentati e il terrorismo incidano pesantemente sulla nostra vita».  (16.02.2015)

Sme - Slovacchia: L'Occidente dovrebbe moderare le critiche nei confronti della religione

L'attentato di Copenhagen riaccenderà l'odio tra le religioni, teme il quotidiano liberale Sme, che invita l'Occidente a essere più sensibile nei confronti dell'Islam: «Potremmo domandarci se il nostro comportamento sia sufficientemente tollerante nei confronti delle religioni e dei loro valori fondamentali. Una delle differenze principali tra Occidente e Islam è il peso della religione nella vita quotidiana e le restrizioni che la stessa religione pone alla libertà. Secondo il Corano, solo Allah può dirci in che modo possiamo (e dobbiamo) parlare. In Occidente, la libertà d'espressione è considerata come uno dei diritti fondamentali dell'uomo. In teoria, questi due principi sono uno l'antitesi dell'altro. Nella pratica, ci siamo abituati a cercare una forma di coesistenza. I problemi arrivano quando, in entrambi i campi, sono gli estremisti a dettare l'ultima parola. Considerate le minacce che ricadono sul nostro mondo, faremmo meglio a trovare un modo per cooperare. Anche perché non possiamo pretendere di affermare i nostri valori a spese di quelli degli altri». (16.02.2015)

Il café di Copenhagen subito dopo l'attentato di sabato

De Morgen - Belgio: L'impeccabile metodo danese davanti ai terroristi

La Danimarca, sconvolta dalle gesta di un giovane che potrebbe aver agito per ragioni religiose, vanta una gestione esemplare dei rischi legati all'islam radicale, dice il quotidiano di sinistra De Morgen: «La Danimarca è il solo paese al mondo ad aver lanciato delle campagne per invogliare i 'suoi' jihadisti a fare ritorno in patria. Niente carcere: l'obiettivo è quello di riuscire a (re)integrarli nella società. Tutto questo potrebbe sembrare bizzarro ma, considerando quei casi in cui le prigioni si sono rivelate focolai di radicalizzazione, l'idea potrebbe non sembrare cosi' male.  Siano quelle che siano, misure antiterroriste intelligenti dovranno basarsi su un pericolo reale senza lasciarsi sopraffare dalla foga del momento o dai risultati di un sondaggio. [...] Quando gli esperti dicono che molti dei combattenti di ritorno dalla Siria dovrebbero essere trattai come dei bambini soldato - e non come degli efferati criminali - ecco che appare chiaro il motivo per cui ha poco senso  esigere una risposta repressiva». (16.02.2015)

Jyllands-Posten - Danimarca: L'Europa ha accolto i terroristi

All'origine degli attentati di Copenhagen e di Parigi, scrive il quotidiano di destra Jyllands-Posten, c'è l'eccessiva immigrazione musulmana: «Sono tanti i politici tutt'ora in carica che dovranno rispondere dell'immigrazione di massa proveniente dal Medio Oriente. [...] Come scusa, spesso ci nascondiamo dietro al fatto che questi 'islamisti in ombra' sono nati in Europa e che quindi sono europei. Ecco, è questo il vero cuore del problema: a dispetto della loro cittadinzanza europea, e nonostante siano nati e cresciuti nel Vecchio Continente, sul piano culturale - come su quello dei valori - questi ragazzi non sono mai arrivati in Europa. Una delle terribili conseguenze dell'immigrazione è senza dubbio il continuo attacco nei confronti di una società che ha concesso la propria protezione all'islam radicale. Questa evoluzione è irreversibile. Ed è questo il motivo per cui su questa generazione di politici grava un'enorme responsabilità». (16.02.2015)

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