società

Tedeschi in fuga verso l'Austria, ma solo per studiare

Articolo pubblicato il 10 novembre 2009
Articolo pubblicato il 10 novembre 2009
In alcune città universitarie di frontiera arrivano al 12%: sono gli studenti tedeschi che cercano di sfuggire al numero chiuso e che si iscrivono a medicina o psicologia dai loro vicini austriaci. La lingua è la stessa e da poco le tasse universitarie non si pagano più. Analisi di un fenomeno migratorio.

Diciottomila è il numero approssimativo di studenti tedeschi attualmente iscritti in un’università austriaca, secondo l’agenzia di stampa austriaca APA. Una cifra che ha registrato un aumento costante col passare degli anni, facendo dell’Austria la seconda destinazione preferita dagli studenti tedeschi, per tutto il loro percorso universitario o solo per una parte. I tedeschi rappresentano il 5% della popolazione studentesca a livello nazionale, e fino al 12% degli iscritti in alcune città austriache vicine alla frontiera tedesca, come a Salisburgo.

«In Austria tutti possono studiare ciò che vogliono, in Germania solo i migliori diplomati hanno la possibilità di scegliere la loro materia principale»

Questo fenomeno migratorio non è una novità: già da molti anni, l’Austria accoglie ondate di studenti tedeschi che scappano soprattutto dal “numero chiuso” applicato nel loro paese. Medicina e psicologia, facoltà per le quali in Austria non è previsto un test d’ammissione all’università, sono le più apprezzate. «Sono uno dei fuggiaschi del numero chiuso», confessa Beltram, 23 anni, studente tedesco iscritto all’università di medicina di Vienna. «Ho scelto di studiare medicina dopo aver fatto uno stage alla Croce Rossa e dopo un’esperienza come autista d’ambulanza; ma in Germania è molto difficile ottenere un posto all’università». «In Austria, tutti possono studiare ciò che vogliono, mentre in Germania solo i migliori diplomati hanno la possibilità di scegliere la loro materia principale», riassume Stella, studentessa originaria di Sarrebrück in Germania, anche lei residente a Vienna.

Il sistema universitario austriaco riscuote successo anche per altre discipline come la comunicazione, le scienze politiche, il diritto e le scienze dell’educazione. «In Germania, bisogna superare due esami di Stato per diventare avvocato, uno basato sui primi quattro anni d’università, l’altro sui due anni seguenti. Il sistema austriaco consente di convalidare ogni materia dopo ogni corso e una volta per tutte», spiega Shahanaz, che si è iscritta a diritto all’università di Vienna, dopo quattro semestri convalidati a Mainz, in Germania. «Grazie all’Europa, ho potuto trasferire i miei crediti», spiega. «È grazie all’Ue che ho il diritto di studiare qui - aggiunge Beltram - solo grazie all’Europa questo è stato possibile». 

All'università gratis o quasi

Foto Vincent Garcia/flickrSe la vicinanza geografica tra i due paesi, e soprattutto la lingua in comune, ha facilitato l’emigrazione di studenti tedeschi verso la piccola repubblica alpina, la soppressione delle tasse universitarie, attuata lo scorso marzo dalla nuova coalizione austriaca al potere e che si applica a partire dal rientro accademico 2009, non può che amplificare il fenomeno.

Reintrodotte negli anni 2000-2001, dopo 29 anni di gratuità, le tasse universitarie arrivavano fino a 363 euro a semestre per i cittadini austriaci e dell’Unione europea. Da settembre 2009, gli studenti iscritti in Austria pagano la modica somma di 16 euro all’anno. Di colpo, all’università di Salisburgo, si è già constatato, dopo questa estate, un aumento di circa il 20% delle domande d’iscrizione a psicologia. 

Ma invece di rallegrarsi per il crescente numero di studenti, le università austriache temono di non avere la capacità di accogliere tutte queste persone. Si sono anche sollevate delle critiche per denunciare i costi, elevati per i contribuenti austriaci, del finanziamento alla formazione degli studenti stranieri. Il rettore dell’università di Innsbruck, alla fine di ottobre, pose il problema in questi termini, sul canale televisivo ORF: «È giusto aspettarsi dai contribuenti austriaci che mettano le loro infrastrutture universitarie a disposizione di una gran parte dell’Europa centrale?» Tuttavia, resta difficile valutare l’impatto della soppressione delle tasse d’iscrizione sull’aumento del numero di candidati tedeschi in Austria. 

Quote sì, quote no

Foto da http://www.flickr.com/photos/tom1305/In proporzione, gli studenti austriaci sono molto più numerosi dei tedeschi che si iscrivono dai loro vicini germanofoni: nel 2007, il 2% della popolazione studentesca austriaca è stato ammesso a un’università tedesca, contro soltanto lo 0,6% di studenti tedeschi in Austria (secondo l’Unesco e le statistiche nazionali austriache e tedesche). Preoccupati di questo fenomeno migratorio, le autorità austriache hanno tuttavia sempre cercato di favorire l’ammissione dei loro studenti nazionali, a scapito del principio europeo di non-discriminazione dei cittadini dell’Unione europea.

Già richiamata nel 2005 dalla Corte di giustizia delle comunità europee per discriminazione nei confronti dei cittadini europei non nazionali, l’Austria applica dal 2006 una nuova misura volta a favorire l’ammissione degli studenti austriaci: la politica delle quote.

Queste quote sono applicate in numerose filiere particolarmente apprezzate dagli studenti tedeschi. È il caso degli studi di medicina, dove il 75% dei posti è riservato agli austriaci, il 20% ai cittadini dell’Unione europea e infine il 5% agli studenti provenienti dai paesi terzi dell’Ue.

«L’esame d’ingresso è ancora più difficile per noi», lamenta Beltram, studente tedesco che, a causa dell’esiguo numero di posti disponibili per gli studenti europei non-nazionali, ha dovuto ottenere un risultato molto migliore rispetto ai candidati austriaci, per avere la possibilità di essere ammesso al primo anno di medicina. E in onore di che cosa? L’Austria si giustifica puntando il dito contro il rischio di penuria di professionisti della salute per il paese. Un’argomentazione che ha convinto la Commissione europea, almeno per un certo tempo. La politica delle quote è ammessa fino al 2012.