società

Sulle tracce del mio bisnonno tedesco, prigioniero di guerra in Siberia

Articolo pubblicato il 04 novembre 2011
Articolo pubblicato il 04 novembre 2011
Nell'estate del 2010, io e mio nonno Lothar Mahler ci mettemmo in viaggio per la Siberia, alla ricerca della tomba di suo padre. Il mio bisnonno morì a Rubcovsk nel 1945 come prigioniero di guerra. Rubcovsk è una cittadina lontana dalla civiltà, al confine russo-kazako (a sud della Siberia dell'ovest) che conta circa 160.000 abitanti.
Mio nonno ha sognato per oltre 65 anni di trovare il luogo esatto in cui venne sepolto suo padre.

Heinrich Mahler, il mio bisnonno, combatté durante la seconda guerra mondiale sul fronte russo, finendo prigioniero di guerra nel 1945 nella Prussia dell'ovest, durante la ritirata. Da quel momento, insieme con altri detenuti, venne deportato nella lontana Rubcovsk, a 5.000 chilometri di distanza dalla Prussia, dove solo poche settimane dopo morì di tifo da denutrizione. La mia bisnonna ottenne solamente delle vaghe informazioni sulla morte del marito, la cui causa non poté essere accertata. Nelle due generazioni successive non vennero eseguite ricerche di rilievo, fino a quando non spuntò un contatto in Russia.

Un viaggio nel passato

 Esther Hautzig wrote about her Polish family's exile to Siberia, namely RubtsovskLa situazione cambiò quando mi trasferii un anno a Mosca per motivi di studio. Mio nonno mi pregò di fare delle ricerche riguardo al posto esatto dove morì suo padre. Delle vecchie carte mi permisero di rintracciare il lager dei prigionieri di guerra “511”, a 500 chilometri a sud di Novosibirsk, più esattamente a Rubcovsk. Tuttavia, nostro malgrado, quelle carte erano le uniche fonti di informazione accessibili. Per questo motivo io e mio nonno decidemmo di partire per la Siberia e continuare le nostre ricerche sul posto.Per preparare il nostro viaggio mi rivolsi al Consolato della Repubblica Federale di Germania a Novosibirsk, sperando di ottenere maggiori informazioni sul lager e sui suoi detenuti. Sei settimane dopo mi contattò il professor Sergej Bukin, dell'Accademia delle Scienze di Novosibirsk, che si occupa da anni del destino in cui si sono imbattuti molti soldati tedeschi in Siberia.

Nelle settimane successive si creò tra me e Sergej un vivace scambio di email che avrebbe dovuto darci un'idea sulle condizioni di vita degli allora prigionieri di guerra a Rubcovsk. Sergej riuscì infatti ad avere accesso al registro del cimitero perché era lì che effettivamente si sarebbe potuto trovare un'iscrizione riguardo al mio bisnonno. Dove esattamente furono sepolti i soldati deceduti, Sergej non sapeva ancora dirlo. Non esistono testimonianze ufficiali del lager di Rubcovsk.

Sergej non era ancora stato sul posto, quindi lo invitammo a partire con noi. Con nostra grande gioia accettò subito. 18 mesi più tardi e dopo aver percorso 5.000 chilometri di distanza aerea dalla casa mia (Hundsmühlen, nella Bassa Sassonia), io, mio nonno e Sergej arrivammo a Rubcovsk. Vladimir, un vecchio amico dell'università di Sergej, ci venne a prendere alla stazione sorprendendoci molto perché aveva già preparato un programma ben dettagliato per la visita di Rubcovsk e dintorni.

Ci recammo subito al vecchio lager dei prigionieri di guerra, che funge ancora da campo di lavoro. Accanto si trova la fabbrica di trattori, Altaiski traktor, costruita dai detenuti dopo la guerra. Vicino all'edificio amministrativo della fabbrica passa la linea ferroviaria che da Novosibirsk conduce al Kazakistan e sulla quale il mio bisnonno, molto probabilmente, più di 65 anni fa, deve aver viaggiato dalla Prussia dell'ovest per arrivare fin qui. La sua deportazione deve essere durata presumibilmente per più settimane.

Factory near the former camps

I tedeschi in Russia

Attraverso le testimonianze degli abitanti del luogo venimmo a conoscenza del fatto che, dopo la Seconda guerra mondiale, proprio la popolazione di questa regione soffrì pesantemente di denutrizione. Scoprimmo inoltre che le guardie del lager di prigionia si lamentavano addirittura che i detenuti fossero più favoriti rispetto agli abitanti del posto.

Durante il nostro soggiorno ci intervistò un giornalista del quotidiano locale di Rubcovsk. Raramente capitano dei visitatori tedeschi in quella regione, quindi incuriosito dalla nostra presenza voleva sapere le ragioni del nostro viaggio, che opinione avessero i tedeschi della Russia e perché i tedeschi avessero provato tanta simpatia per Mikhail Gorbaciov. In Russia, la figura di Gorbaciov è associata al crollo della Russia come potenza mondiale e spesso anche ad un declino sociale. Per la Germania, come mi spiegò mio nonno, Gorbaciov significa ricongiuzione e democrazia.

Russia, China, Mongolia and Kazakhstan meet at this pointL'indomani la meta fu il lago di Kolyvan (la cui formazione risale a più di un milione di anni fa) alle pendici dei monti Altai. Qui, in una sconvolgente natura, ci fermammo a fare un picnic, gustandoci una ospitalità russa del tutto eccezionale. Con una frittata di zucchine e della vodka suggellammo la nostra nuova amicizia e non appena fummo di nuovo in viaggio, eravamo sicuri che il mio bisnonno avesse trovato proprio qui il suo ultimo giaciglio. Sebbene non siamo riusciti a trovare le tombe dei prigionieri di guerra tedeschi, siamo venuti a sapere, una volta fatto ritorno in Germania, che un testimone ricordava dove questi prigionieri furono seppelliti. Lo aveva comunicato dopo aver letto un articolo di giornale a riguardo. La Deutsche Kriegsgräberfürsorge (associazione tedesca per le vittime di guerra) vi ha potuto ora erigere una lapide commemorativa.

Images: © Christian Mahler