società

Studiare a Bolzano: dove regna il multilinguismo

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 25 febbraio 2008
Tre (o quattro) lingue, 42% di professori stranieri e 30% di studenti non italiani. L’università del capoluogo altoatesino gioca la carta del multilinguismo.

Nella biblioteca dell'Università di Bolzano si ascolta un mix di lingue

Passeggiando per le strade di Bolzano, ci sentiamo un po’ come gli studenti di un corso di lingue. Tutti i segnali stradali sembrano un test sui vocaboli. Non c’è solo la polizia a stilare le contravvenzioni ma anche la Polizei; mentre il turista accaldato può scegliere tra un gelato e un Eis. Se sei studente puoi iscriverti all’universität o all’università.

Il nome stesso della città è bilingue: si può arrivare nella SüdtirolerBozen oppure a Bolzano, in Alto Adige.

Questa eredità arriva alla Provincia autonoma italiana dalla confusione storica della città. Nel corso del Ventesimo secolo l’emigrazione tedesca, unita a quella degli italiani che arrivavano dal Sud, ha dato vita a questa terra pittoresca, che si allunga tra l’Austria e l’Italia, e che approfitta di entrambe le culture.

«Just capisco Bahnhof»

Fin dalla sua istituzione nel 1997 la Libera Università di Bolzano vive di questa ricchezza linguistica: basta dire «Just capisco Bahnhof» (letteralmente: “non capisco una stazione”, espressione che fa il verso al tedesco “Ich verstehe nur Bahnhof”, “non capisco nulla”, ndr), e tutti sanno cosa significa, senza bisogno di profonde

conoscenze linguistiche. L'insegnamento è trilingue: tedesco, inglese e italiano che, nel caso di Scienze della Formazione, vengono affiancati dal ladino (lingua che fa parte del gruppo retoromanzo parlata da alcune comunità dell'arco alpino, ndr).

L’università vive di questo suo respiro europeo, e lo si intuisce guardando le biografie di chi ci lavora: in base alle statistiche ufficiali dell’istituto il 42% dei 62 tra docenti e ricercatori viene chiamato dall’estero, fino in Australia; il 30% degli studenti è straniero: su 3.053 studenti complessivi si possono contare 51 nazionalità diverse.

Non c’è da meravigliarsi, dunque, che il multilinguismo sia la leva principale per chi sceglie la Libera Università di Bolzano. «È un grande vantaggio per il mondo del lavoro», afferma Ann-Christin Gerlach, laureanda in economia. «I corsi sono piuttosto esigenti, si va dal diritto pubblico dell'economia, in inglese, a corsi serali di Public Economics in tedesco. In questo contesto è fondamentale la flessibilità».

Gli italiani? Si riconoscono per lo stile

Il valore aggiunto di questo tipo di insegnamento è evidente: «Bisogna essere un po’ pazzi per riuscire a cambiare lingua a questa velocità», racconta Franzisca Pritzl, studentessa Erasmus di economia. Dicendo questo ci indica alcuni compagni che ordinano il caffè in italiano, salutano un professore in inglese e sfogliano un quotidiano tedeco. «Gestire questo groviglio di lingue è necessario, ma allo stesso tempo è un gioco», afferma la professoressa Baroncelli, che ci confessa anche che, oltre che per la lingua, gli italiani si riconoscono per lo stile nel vestire.

Ovviamente non esistono solo i vantaggi. Qual è l’identità della Libera Università di Bolzano? A quale cultura si richiama? La piattaforma neutra in cui si svolgono lezioni intensive in lingua non rischia di diventare un luogo dove molti si incrociano, ma dove nessuno si incontra davvero? I pregiudizi e le divisioni fra gruppi sono inevitabili in qualunque ambiente. Qui si creano soprattutto sulla base dell'appartenenza linguistica, arrivando persino ad essere un criterio di selezione.

«Alle volte ci si dimentica di essere in Italia»

Chi non allarga immediatamente il suo giro di amicizie viene automaticamente catalogato: gli italiani con gli italiani, i sudtirolesi con i sudtirolesi, i tedeschi con i tedeschi e gli studenti Erasmus fra di loro. Nei rapporti di lavoro il comportamento delle persone viene subito identificato come “tipicamente italiano” se non c’è qualcosa che non va, e “tipicamente tedesco” se tutto fila liscio. E infatti ogni giorno, di fronte alla mensa, troviamo gruppi di puntalissimi tedeschi.

«Credo che sia normale aver voglia, la sera, di bere una birra con qualcuno che parla la tua stessa lingua», dice Ann-Christin. Ma allo stesso tempo è la lingua materna che determina la formazione di gruppi ristretti. «È quasi possibile, alle volte, dimenticare di essere in Italia», continua Ann-Christin, pensando a quanto è facile passare del tempo solo con dei connazionali.

Per il rettore, Rita Franceschini, il multilinguismo è un’arma vincente. Da tempo l’Istituto ha abbandonato l’idea di voler perfezionare gli studenti in tre lingue: l'obiettivo è, invece, quello di prepararli al mondo del lavoro con un multilinguismo funzionale, che offra cioè le basi per migliorarsi, ma allo stesso tempo per integrarsi.

«Naturalmente è doveroso coltivare le proprie competenze linguistiche», continua. «Ma non è sbagliato mantenere le proprie particolarità. Le persone non sono cartoni di latte identici. Ciascuno diverso, e il latte del singolo cartone non ha sempre ha lo stesso sapore degli altri, anche se ha lo stesso colore».

Foto nel testo: Linas Sinkunas. Foto in homepage: mzellebiscotte/flickr