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Strategia contro la disoccupazione giovanile: studia fin che puoi

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009
Fra i giovani di età inferiore ai 25 anni, uno su cinque è in cerca di un lavoro, per questo molti decidono di prolungare il più possibile gli studi per evitare di finire nella lista dei disoccupati. Diverse sono le realtà di questa generazione che vive la crisi sulla propria pelle.

Secondo le statistiche Eurostat, nell’agosto del 2009, il 18,2% dei giovani europei di età inferiore ai 25 anni era disoccupato. In cima alla lista troviamo la Spagna, dove la disoccupazione colpisce il 33,6% dei giovani, seguita dalla Lettonia, mentre l’Italia è al terzo posto. Alla luce di questa prospettiva, in Europa molti studenti fanno il possibile per ritardare il loro ingresso nel mondo mondo del lavoro, continuando, nel frattempo, ad accumulare titoli.

La paura dell’instabilità e il sogno di diventare funzionario statale

María Martínez, 25 anni, laureata, continua a studiare Spagna: tasso di disoccupazione giovanile al 33,6%

María Martínez Bueno, una ragazza spagnola di 25 anni, teme l’instabilità e si aspetta che il governo la protegga. Studia da cinque anni e continua ad accumulare titoli. Ha impiegato tre anni per diplomarsi in Relazioni del lavoro e altri due per laurearsi in Scienze del lavoro. Ora, come tanti altri suoi connazionali, spera in un master in Educazione secondaria. E comunque ha già avuto esperienze lavorative. Due anni come manager, non è stata un’esperienza soddisfacente: lavorava tutto il giorno, la paga era molto bassa ma, soprattutto, era consapevole fin dall’inizio che non le avrebbero mai fatto firmare un contratto a tempo indeterminato. María ritiene che la soluzione sia l’ambita professione di insegnante. «Essere un funzionario statale è l’unico modo per raggiungere una vera e propria sicurezza lavorativa e disporre degli orari che più si preferisce», dice.

«Quando avrò finito di studiare la crisi si sarà conclusa»

René Bayer, 20 anni, studente Germania: tasso di disoccupazione giovanile al 10,5%

Da quel che racconta René, studente ventenne della facoltà di economia, prima del processo di Bologna in Germania gli studenti concludevano gli studi troppo tardi, perciò ora si ritiene soddisfatto di poter riuscire ad ottenere lo stesso titolo in meno tempo. Sebbene non abbia ancora concluso gli studi, non crede che la crisi lo riguarderà: «quando tra quattro anni avrò finito, anche se studenti di economia siamo in tanti, la crisi non ci sarà più» e lui riuscirà a posizionarsi, dice, in qualsiasi nazione. Del nuovo sistema universitario alcuni criticano il poco tempo a disposizione per potersi applicare bene a ciascuna materia, ma per lui questo non è un problema: «Personalmente mi piace l’idea di far lavorare il cervello e guadagnare grazie a questo il prima possibile. Per questo vado all’università».

Abbiamo studiato per pressione sociale e per motivi di prestigio

Yann, 24 anni, laureato, continua gli studi Francia: tasso di disoccupazione giovanile al 22,3%

Yann ha un solo obiettivo: dedichi trarre un profitto da qualsiasi cosa faccia. Yann vive tra Grenoble e Lione già da sei anni, ha frequentato la scuola di Scienze Politiche di Grenoble, poi ha ottenuto un Master in Comunicazione Culturale e Internazionale, ed ha da poco iniziato un secondo master in Gestione delle Carriere Artistiche.

In Francia, spiega, c’è una aspetto peculiare che delle incide negativamente sulle riforme di Bologna: il sistema delle Grandi Scuole, dove il prestigio è tuttora un fattore importante. Nel corso dei suoi studi ha sperimentato tre diversi impieghi, ma non ha ancora trovato un lavoro fisso.

Per ora confida che al momento giusto i suoi studi, molto ben riconosciuti nel mondo del lavoro, non lo tradiranno. Il motivo per cui si è sforzato tanto per ottenere questi prestigiosi titoli è perché, come molti giovani, vuole provare a vivere di musica per alcuni anni, ed è cosciente di quanto questo sia un terreno incerto: i suoi studi saranno lì, come ancora di salvezza, se mai un giorno decidesse di mettere la testa a posto. presupposti Cosciente di ciò, riflette un po’ e poi conclude: «Ho resistito caparbiamente a tanti anni di studio, più per una pressione sociale e per il cosiddetto “successo”, che per i contenuti teorici. Ho continuato soltanto per il diploma. Ma è vero anche che il mio secondo master è molto più concreto, interessante e maggiormente orientato ad una professione specifica».