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Strasburgo, l'eco-paradiso perduto: cronaca di un delitto quasi perfetto

Articolo pubblicato il 05 luglio 2011
Articolo pubblicato il 05 luglio 2011
Se esiste un delitto ecologico perfetto, Strasburgo ne è la capitale. Vista con gli occhi del viandante che arriva da luoghi più sporchi e rumorosi, la città è un piccolo eco-paradiso. Ci vuole un reporter Sherlock Holmes, con una lente d’ingrandimento, per scoprire una lunga lista di crimini ecologici…

Il delitto perfetto

C’è un tram che scivola silenzioso su un’ininterrotta striscia d’erba. Ci sono ruote che dipendono da pedali, e non da pistoni. Ci sono prati ordinati e case d’altri tempi incorniciate dal legno scuro, come quadri dimenticati in soffitta. C’è una strana palla di cristallo con dentro una stazione ferroviaria. C’è il suono di un intricato labirinto di strade che ha il suo cuore nel centro storico. Non è il solito assolo di clacson, ma un concerto metallico fatto di catene che cigolano e campanelli che strillano. E poi c’è una vecchia Renault nera con un grosso cartello giallo attaccato al bagagliaio. C’è scritto “Pericolo. Stop alla centrale nucleare di Fessenheim”.

Un eco-paradiso?Se esiste un delitto ecologico perfetto, Strasburgo ne è la capitale. Vista con gli occhi del viandante che arriva da luoghi più sporchi e rumorosi, la città è un piccolo eco-paradiso. Se così fosse, il mio viaggio sarebbe inutile. E io sarei solo uno Sherlock Holmes verde alla ricerca di crimini verdi in una città apparentemente priva di delinquenti verdi. Potrei arrendermi e andarmene. Se non fosse per quel primo indizio, il cartello contro la più vecchia e forse pericolosa centrale nucleare francese. Una bomba a orologeria piazzata lungo il confine tra Germania e Francia, a 100 chilometri da Strasburgo e a molti meno dal parco naturale Ballons des Vosges.

E Gola Profonda disse: segui i soldi

Per capire cosa c’è oltre Fessenheim, torno in città. Sembra che gli abitanti di Strasburgo abbiano solo due preoccupazioni: il vecchio impianto atomico e, inspiegabilmente, un grosso tipo di criceto chiamato “Le grand hamster de l’Alsace”. Sperano che il primo muoia e che il secondo sopravviva all’estinzione. E poi? Possibile che gli unici crimini corrispondano alla fissione nucleare e alle sorti di un criceto? Cosa c’è dietro questa città perfetta?

“Strasburgo è una città eco-chic. Ecologia per ricchi. Per chi si può permettere un’auto elettrica o le tariffe del bike sharing. Ma sotto questa patina verde brillante, c’è una zona grigia”. La prima soffiata mi arriva da Manuel Santiago, ambientalista dell’associazione La carotte sociale et solidaire. Ci incontriamo in un piccolo bar di un quartiere un tempo popolare, ora imborghesito. Manuel è un fiero esponente del proletariato ecologico. “Oggi il bike-sharing dispone di mezzi molto belli - mi spiega - ma la tariffa è ancora troppo cara per i giovani studenti squattrinati. Il servizio è perfetto per i turisti, un po’ meno per chi vive nei quartieri popolari”.

Centrale nucleare di FessenheimLe biciclette non vengono affittate a prezzi convenienti. Un po’ riduttiva come ipotesi di reato. Chiedo a Manuel se c’è dell’altro. E qui arriva il colpo di scena: uno dei problemi principali è il cibo. Do uno sguardo alla cartina geografica. Siamo a ridosso della Foresta Nera, non in un’area sub-sahariana. Chiedo delucidazioni. “Il territorio dell’Alsazia è densamente popolato - prosegue la mia gola profonda verde - e c’è poco spazio per coltivare. Questo crea un problema di autosufficienza alimentare. Bisognerebbe sviluppare l’agricoltura locale. Siamo pieni di risorse naturali. Potremmo creare una rete energetica pulita fatta di solare, eolico e idroelettrico. E invece abbiamo Fessenheim”.

Elementare, Watson

Gli indizi cominciano a diventare numerosi. E io comincio ad aver bisogno di aiuto. Scorro l’elenco telefonico di Strasburgo e scopro che la città è piena di avvocati dell’ambiente. Il mio dito si ferma sul nome di Julien Schaeffer, dello studio legale ASA-Avocats. Decido di incontrarlo. “C’è la questione degli impianti industriali senza autorizzazioni, l’inquinamento dei corsi d’acqua e, dato che l’Alsazia è una regione piena di foreste, ci sono i reati connessi alla caccia. Queste sono le infrazioni più frequenti”, chiarisce l’avvocato, armato di codice civile. Elementare Watson.

Lascio lo studio dell’avvocato pieno di indizi, ma senza prove schiaccianti. Vago senza meta, attraversando strade e ponti. Poi qualcosa cattura la mia attenzione. Un plotone di cartelli azzurri che parlano di ambiente. Comincio a seguirli. Parto da “L’ozono, dottor Jekyll e Mr Hide”. Oltrepasso “Un clima che cambia!”. Arrivo fino a “Il riscaldamento globale tocca Strasburgo”. Li seguo, come molliche di pane, e improvvisamente mi ritrovo di fronte al Centro per il diritto dell’ambiente. Si tratta di un centro di ricerca dell’Università Robert Schuman. Esiste dal 1973. Qui studenti e professori studiano i crimini verdi da più di 35 anni. Forse loro potranno darmi una risposta.

Marthe Lucas è una giovane ricercatrice, si occupa di compensazione ecologica. E’ lei a spiegarmi che gli indizi che ho raccolto sono incompleti: “A quelli devi aggiungere il problema della grande circonvallazione ovest di Strasburgo, che avrà un forte impatto sui terreni agricoli. E poi c’è la questione della qualità dell’aria. Ci sono ancora troppe auto e il clima della zona non aiuta. Gli ambientalisti credono che la costruzione della nuova circonvallazione possa aggravare la situazione”.

"Il vero problema è che il delinquente verde spesso non arriva nemmeno in tribunale”

Una lista infinita di crimini presuppone una lista altrettanto infinita di pene. “Le sanzioni sono troppo leggere – ribatte Marie Pierre Camproux, direttrice del centro - e pagare una semplice multa non è un deterrente efficace. Sarebbe meglio obbligare chi ha commesso il reato a riqualificare la zona inquinata”. “Il vero problema è che il delinquente verde spesso non arriva nemmeno in tribunale”, aggiunge Elisabeth Terzic, una giovane dottoranda che si occupa di riqualificazione dei siti inquinati.

Strasburgo, Alsazia. Strasburgo, Europa.

Troppi crimini. Troppe vittime. Troppi reati per una città così visibilmente ecosostenibile. Sono tutti lì, dietro la lente di ingrandimento di un detective verde. Tolta la lente, i crimini scompaiono e Strasburgo torna a essere un piccolo eco-paradiso che sorride di fronte alla macchina fotografica di un turista. Strasburgo è l’Alsazia, ma è anche un piccolo paese di mare in Portogallo, un borgo medioevale italiano o una metropoli tedesca. Strasburgo è Napoli, Madrid e Atene. Strasburgo è una città. Forse più perfetta di altre, forse meno virtuosa di altre ancora. Strasburgo è l’Europa. E i crimini verdi circondano tutti voi, da Lisbona a Sofia. Probabilmente il vostro giardino è uno dei tanti luoghi del delitto. Scoprirlo è semplice. Serve solo una lente di ingrandimento.

Grazie a Birke per la pazienza e il coordinamento, Cristina per l'ospitalità, Tania per le consulenze sui criceti, Jean-Baptiste e Yulia per avermi fatto da fixer e, nel caso in cui dimenticassi qualcuno, grazie a tutto lo staff di Cafe Babel Strasbourg.

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

 Foto: home-page (cc) Sherlock Holmes/BBC; testo © Gianluca Martelliano