società

Stop alla pesca delle balene: Sea Shepherd ha vinto!

Articolo pubblicato il 22 marzo 2011
Articolo pubblicato il 22 marzo 2011
Tre mesi di mesi di battaglia navale in pieno Oceano Antartico per uno scopo: mettere fine alla caccia alle balene da parte dei giapponesi. Dopo averci descritto i preparativi della partenza, una militante dell'operazione "No Compromise" ci racconta le peripezie delle imbarcazioni Sea Sheperd, associazione di difensori della biodiversità. E il loro inaspettato successo.

18 febbraio ore 15:20. Sono di guardia sul ponte di comando. Da due giorni il telefono satellitare suona incessantemente: giornalisti da tutto il mondo chiamano la Steve Irwin, una delle tre imbarcazioni di Sea Shepherd, l'associazione di attivisti che ha condotto la campagna contro la caccia alle balene nell'Antartide. Sull'imbarcazione l'ambiente è festoso: l'organizzazione è riuscita a interrompere le attività illegali della flotta baleniera giapponese, e questo un mese prima della fine prevista della stagione. Dei giornali accennano persino ad una soffiata dall ministero della pesca giapponese che starebbe pensando di abbandonare definitivamente la propria presenza nei mari antartici.

La guerra delle balene

Steve Irwin, presentatore televisivo in Australia, è morto al largo il 4 settembre. Sea Sheperd gli rende omaggio.Quando il Capitano Paul Watson alza la cornetta per rispondere, ascolto distrattamente, pensando che stia rispondendo ad una nuova intervista. Ma il tono della sua voce è diverso. Più che parlare, ascolta, e quando parla, è solo per dire due parole, rivolte a noi piuttosto che al suo interlocutore all'altro capo del filo. "E' ufficiale". Lo so, senza avere bisogno che aggiunga altro, che l'impossibile è appena stato annunciato. E' finita, niente più caccia alle balene in Antartide. Improvvisamente tutto prende velocità. La notizia si propaga da un piano all'altro della nave, come una folata di vento che penetra attraverso i corridoi, in tutte le cabine. E' l'euforia, non ci saranno più massacri nel santuario!

"E' ufficiale": due parole che riassumono anni di costanza, di lotta e di accanimento. Laura, cuoca sull'imbarcazione dal 2005, ricorda: "I primi anni avevamo solo una barca, e intercettare la flotta giapponese in Antartide era molto difficile. Hanno cominciato a prenderci sul serio quando hanno visto che eravamo determinati, disposti a rischiare la vita per difendere le balene". In seguito le cose sono cambiate. Sea Shepherd può contare su tre imbarcazioni, un vantaggio enorme, per stare sempre col fiato sul collo degli arpionatori giapponesi, una volta individuati. Soprattutto, la trovata geniale di Paul Watson è stata quella di mettere il problema sotto i riflettori internazionali. La serie di documentari "Whales War" (La guerra delle balene), che riprende ogni campagna da 4 anni, riscuote infatti un enorme successo, soprattutto negli Stati Uniti. L'informazione è l'arma migliore. "Le persone si stanno rendendo conto che l'azione diretta, aggressiva ma non violenta, è efficace. E che un solo uomo può, con la forza di volontà, cambiare le cose. "Il ruolo dei media è fondamentale in questo scontro tra due visioni radicalmente opposte del mondo e del nostro rapporto con esso: sfruttarlo oppure preservarlo? La flotta giapponese non ha mai subito la pressione internazionale, poiché la caccia alle balene in Antartico era poco o per nulla conosciuta anche in Giappone. Oggi non è più così, e il mondo si interroga sulla necessità di una pratica crudele, arcaica ed obsoleta.

Nessun compromesso

La campagna "No Compromise" è iniziata il 2 dicembre. Ma la flotta giapponese sull'orlo del baratro finanziario, è partita col piede sbagliato, cominciando la sua stagione con un mese di ritardo. In via del tutto eccezionale, siamo stati i primi in Antartide, ad attendere la flotta in mezzo a questo paesaggio surreale di una bellezza mozzafiato. La tattica di Sea Shepherd è semplice: impedire che gli arpionatori peschino  e trasferiscano la carne di balena alla nave madre, la Nisshin Maru. E' il gioco del gatto e del topo nell'immensità dell'oceano ghiacciato. Ma il 25 gennaio, l'elicottero localizza la Nisshin Maru tra i ghiacci. "L'elicottero non solo è in grado di individuare i pescatori più facilmente, grazie alla sua velocità e al suo ampio raggio di azione, ma agisce anche da deterrente. Più li si cerca, più loro scappano. E quando scappano, non pescano", spiega Chris, il pilota. Grazie a una staffetta tra le tre imbarcazioni, la Nisshin Maru è stata tallonata per diverse settimane. Fino a quando si è arresa, tornando in porto quasi a mani vuote. Su una stima prevista di circa 1000 balene, gli arpionatori dicono di averne catturate 170. Mai successo.

Tuttavia non bisogna assolutamente adagiarsi sugli allori. L'obiettivo di Sea Shepherd non è solo la flotta baleniera giapponese, ma tutti coloro che sono coinvolti nella distruzione dell'ecosistema marino, chiunque essi siano. E cosa certa è che la distruzione del nostro pianeta non ha colore o nazionalità. Tra la pesca intensiva del tonno rosso nel Mediterraneo, la Shark Finning (pratica che consiste nel prelevare le pinne degli squali per farne della minestra) nelle Galapagos, oppure ancora il massacro dei delfini nelle Isole Far Oer, questo non è proprio il momento di riposarsi per la Sea Shepherd.

Resta il fatto che la vittoria in Antartide dà delle speranze. Per Laura, "anche se è una battaglia continua, non bisogna mollare la presa. Ogni vita salvata è una vittoria. E poi siamo solo un pezzetto di un puzzle molto più complesso. Se tutti ci mettono del loro, si può sperare davvero di cambiare le cose".

Photos : home-page: ©raffaella tolicetti/sea shepherd conservation society ; Steve Irwin : (cc)Halans/flickr ; video : You Tube ; Antartico : ©raffaella tolicetti/sea shepherd conservation society