società

Siviglia? E' un’idealizzazione

Articolo pubblicato il 23 maggio 2003
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 23 maggio 2003
Come i sivigliani hanno creato un’immagine idealizzata della propria città e di un presunta maniera d'essere speciali. Motivo di orgoglio. E di mercato.

In “Il viandante e la sua ombra”, Nietzsche fa notare in una delle sue massime, che il non riflettere profondamente sulle persone amate è una prova di affetto nei loro confronti.

Questa riflessione, che induce tanto all’ottimismo quanto alla tristezza, si può applicare ai sivigliani in relazione ad una verità il più delle volte idealizzata: la loro città.

C’è da precisare che i sivigliani riflettono sì su Siviglia, però attraverso la passione che con orgoglio li esalta, vale a dire senza uno spirito critico. Certo, gli elementi che avvalorano questa passione sono tanti e molto forti: il clima, i monumenti (testimoni di una lunga storia), il cosiddetto “carattere” del sud, la peculiare intensità nella maniera di vivere le tradizioni… sono state e sono tutt’oggi oggetto di letteratura, esaltazione e commercio.

Nonostante questi aspetti caratteristici di Siviglia siano innegabili per i cinque sensi di qualsiasi essere umano, si dovrebbe andare un po’ più in là con l’aiuto della ragione, e provare ad analizzare la vera natura della città, ovvero l’idea che i sivigliani si sono creati di Siviglia. Per fare questo riprenderò, tra queste poche righe, quelli che sono i tre fenomeni, già menzionati, che hanno modellato la realtà attuale di Siviglia: la letteratura, l’esaltazione ed il commercio.

Siviglia come tema letterario

Quanto al primo elemento, durante il diciannovesimo secolo, l'Andalusia è visitata da turisti, specialmente inglesi e francesi, che si accingono a scoprire l'Europa meridionale, in un lungo viaggio chiamato “Grand Tour”. Questi viaggiatori, creatori della cosiddetta letteratura dei viaggi, scrivono libri nei quali offrono delle visioni generalizzate di fatti concreti, creando immagini locali dell'Andalusia e quindi di Siviglia .La lettura di questi libri da parte di lettori avidi di viaggi, generò concetti idealizzati del sud della Spagna. Un esempio è: "Carmen" di Prosper Merimée, che non è un libro di viaggi però fu scritto dopo la permanenza dell'autore in Andalusia. C'è da aggiungere che molti libri di viaggi furono scritti senza aver visitato i posti, basandosi su i libri di coloro che avevano viaggiato, distorcendo ancora più la realtà. Questa visione di Siviglia creata dai forestieri, si sviluppa attraverso altre forme di arte, con la partecipazione degli spagnoli, inclusi gli stessi sivigliani: musica (la stessa "Carmen" di Bizet), pittura regionalista (che ebbe molti clienti stranieri), poesia ecc.. E quest' identità ideale si è trasmessa nell'immaginario collettivo di molte generazioni. Così i visitatori, sempre più numerosi che arrivavano a Siviglia avevano un'idea prestabilita ed idealizzata della città, che hanno provato ad identificare negli elementi reali. Qui entra in gioco il secondo fenomeno: l'esaltazione.

Essere sivigliani. Sopra ogni altra cosa

Di fronte alla ricerca di un viaggiatore della città immaginata, il sivigliano si è sentito riaffermato ed avvalorato nella sua forma d'essere, portando il suo comportamento ad un grado superlativo. La conseguenza è stata l'inizio della perdita di naturalezza. Il sivigliano ha smesso d'essere sivigliano per cominciare a comportarsi come tale, secondo le aspettative, e non solo per gli stranieri ma anche per gli stessi sivigliani. Il risultato di questo comportamento è l'esaltazione di Siviglia e dei suoi costumi da parte dei propri cittadini, l'elogio del vivere alla maniera sivigliana. In questo processo si produce l'identificazione completa con la città, il boom dell'orgoglio di appartenere ad essa che porta i sivigliani all'autocontemplazione, che tanto male gli ha fatto. Così, partendo da elementi reali, portati all'iperbole da persone non native attraverso opere d'arte che hanno stimolato l'immaginario collettivo, il sivigliano ha reso propria e reale una visone ideale inventata da altri. Un esempio di questo fenomeno lo possiamo trovare nella Feria de Abril ideata da un basco ed un catalano. E' una festa di natura privata spacciata come popolare agli occhi degli stranieri, dove si produce l' esaltazione dei valori considerati andalusi. Senza sminuire nessun elemento che caratterizzi la città, Siviglia si è trasformata in uno scenario ed il sivigliano in un attore orgoglioso del suo ruolo: orgoglioso di fronte agli altri sivigliani e ai turisti, felici di verificare che la propria idea della città corrisponda – ovviamente! – alla realtà. Questa corrispondenza tra realtà ed ideale si manterrà fino quando Siviglia ne ricaverà un beneficio economico, visto che il terzo elemento da analizzare è lo sfruttamento economico di situazioni descritte precedentemente.

La vetrina sivigliana

In conclusione il carattere monumentale, il clima ed il presunto modo di godersi la vita, hanno fatto di Siviglia una destinazione turistica di primo piano. E’ così che il settore turistico è divenuto il più sviluppato nella città ed ha modellato la sua fisionomia. Un esempio molto chiaro di questo fenomeno si può riscontrare nel quartiere di Santa Cruz, dove i negozianti di souvenir, i bar, i ristoranti e le pensioni si stanno sostituendo alle altre forme di commercio. Così la città si sta trasformando in quello che i turisti cercano. C'è una chiara voglia di trasformare Siviglia nella capitale del settore terziario. Come esempio si può citare l'Esposizione Universale del 1992. Chiamata ad essere il portale per il prossimo sviluppo della città e dell'Andalusia, questo progetto, che ha aperto la via all'ultima grande trasformazione urbanistica della città e dei suoi accessi, si è trasformato in un lunapark, effimero come la maggior parte delle cose che si fanno in questa città così barocca. Oggi la grande estensione di terreno che ospitò l'esposizione è stata sottoutilizzata. Un altro esmpio che possiamo citare è la perenne candidatura di Siviglia ai Giochi Olimpici.

Sicuramente, non tutti i sivigliani sono così, né il processo d'identificazione con la città si deve esclusivamente ai motivi qui indicati in maniera quantomeno ardita... Il mio scopo in qualità di sivigliano è quello di segnalare alcune idee con la speranza di provocare una riflessione critica, che non faccia più pensare a Siviglia in funzione dell’amore per la città. Un gesto cosciente di ingenuo romanticismo.