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Siria: "Il mondo arabo pretende che l'Occidente agisca"

Articolo pubblicato il 28 agosto 2013
Articolo pubblicato il 28 agosto 2013

Il 21 agosto, a Damasco, centinaia di persone sono morte per colpa dell'impiego di armi chimiche. Mentre il regime di al-Assad accusa i ribelli, il segretario di Stato USA, John Kerry, incolpa il governo. Intanto Regno Unito e Stati Uniti pensano a un intervento in Siria. Cafébabel intervista Sakhr Al-Makhadhi, analista della politica del Medio Oriente della la BBC.

Cafébabel: John Kerry ha affermato che non importa molto chi abbia utilizzato le armi chimiche in Siria. Come viene trattato questo aspetto delle "responsabilità dell'attacco chimico" nei media arabi?

Sakhr Al-Makhadhi: I media arabi hanno preso posizioni diverse, sulla falsa riga dei rispettivi governi della regione. Dipende tutto da chi dovrà pagare il conto alla fine. I media pubblici iraniani, vicini a Hezbollah, hanno assunto una posizione attendista, o al limite accusano i ribelli. I media degli Stati del Golfo invece, puntano il dito contro al-Assad.

Cafébabel: Nel mondo arabo, chi è a favore di un intervento militare e perché?

Sakhr Al-Makhadhi: Nel Medio Oriente la Turchia guida gli interventisti. Il primo ministro Erdogan è rimasto deluso dal fatto che il suo ex-alleato non sia riuscito a riformare il Paese. Crede che al-Assad gli abbia mentito e per questo prende di petto la causa siriana. Inoltre il suo paese sta accogliendo un numero crescente di profughi e ci sono stati scontri lungo il confine tra i due Paesi. Erdogan ha anche accusato il governo siriano di sponsorizzare i ribelli curdi, senza contare che la difesa aerea del vicino ha già abbattuto un jet turco.

Cafébabel:  Un intervento militare non rischia di provocare una crescita di consensi per Al-Qaeda?

Sakhr Al-Makhadhi: No. Il mondo arabo e il popolo siriano pretendono che l’Occidente agisca e che ponga fine alla guerra civile. Gli USA devono far sentire il loro peso internazionale. Oppure, in effetti, si potrebbe arrivare alla maliziosa conclusione che la Nato agisce solo quando ci sono in ballo grandi giacimenti di petrolio. Per quanto riguarda Al-Qaeda, l’organizzazione beneficia di più dalla lenta, ma continua disintegrazione del Paese che non viceversa.

Cafébabel: Si può realmente parlare di guerra civile in Siria? Ci sono stime riguardo all’appoggio popolare al governo e ai ribelli?

Cafébabel: Sakhr Al-Makhadhi: Beh… si ha una guerra civile ogni volta che cittadini di uno stesso popolo (in questo caso i siriani) si combattono a vicenda provocando un grande numero di morti. E’ ciò che sta avvenendo da 18 mesi a questa parte in Siria. Anche se il regime continua ad avere l’appoggio di una parte della popolazione, al-Assad non è altro che un signore della guerra, sebbene sia il più potente.

Cafébabel: Si sta vagliando la possibilità di colpire obiettivi militari precisi in Siria. Un’azione del genere cambierebbe i rapporti di forza nella guerra civile?

Sakhr Al-Makhadhi: No. Un intervento militare avrebbe come unico obiettivo quello di impartire una lezione al governo siriano. Avrebbe un risvolto politico piuttosto che militare. L’obiettivo è quello di rispondere all’utilizzo di armi chimiche, non quello di rafforzare i ribelli o rovesciare il regime. I governi occidentali hanno chiarito che non invieranno truppe in Siria.

Cafébabel: La Germania spinge per una soluzione diplomatica. Ci sono le condizioni per dei negoziati di pace in Siria?

Sakhr Al-Makhadhi: Nessuna delle parti è pronta per una soluzione diplomatica. L’opposizione siriana ha dichiarato che dopo gli eventi di Qusair e il coinvolgimento di Hezbollah non parteciperà a eventuali negoziati di pace. D’altra parte, anche il regime ha dimostrato poca onestà nel non riconoscere la Coalizione Nazionale fino a ora.

Cafébabel: Quanto è importante il ruolo della Russia in questa crisi internazionale?

Sakhr Al-Makhadhi: Molto. Se Putin decidesse di richiamare al-Assad a un tavolo, o di tagliare i rifornimenti di armi, i rapporti di forza in Siria cambierebbero rapidamente, date le limitate risorse del governo.

Cafébabel: Quanto potrebbe durare la guerra civile in Siria?

Sakhr Al-Makhadhi: Beh… quanto è durata la guerra civile libanese? (15 anni, 1975-1990, ndr.)

Cafébabel: Il dibattito condotto dai media occidentali riguardo alla possibilità di un intervento militare perde di vista qualche elemento fondamentale del contesto mediorientale?

Sakhr Al-Makhadhi: E’ presto per dirlo. Non sappiamo che caratteristiche potrebbe avere un intervento massiccio sul campo, ne quali potrebbero essere le reazioni. Al momento c'è semplicemente moltra rabbia nei confronti dell'utilizzo di armi chimiche, tanto che, anche nei media arabi, si discute poco di quale bandiera campeggerà sugli aerei che potrebbero condurre un attacco contro il governo siriano.

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