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Sicurezza in Europa, dov'è la chiave?

Articolo pubblicato il 25 marzo 2016
Articolo pubblicato il 25 marzo 2016

Dopo gli attentati di Bruxelles, i ministri dell'Interno dell'Unione europea si sono incontrati per discutere come affrontare gli attacchi terroristici. Per alcuni lo scambio di informazioni all'interno dell'Unione deve aumentare. Altri hanno paura che queste possano finire nelle mani sbagliate.

Una cooperazione europea è più che mai urgente

Gli ostacoli burocratici rendono fragile l'Europa, critica il quotidiano conservatore Le Figaro: «Tutto porta a credere che la giungla amministrativa dell'Unione europea, che poggia su 28 capitali con interessi differenti, non sia meglio armata del reame belga con i suoi quattro governi, e, solo per la capitale, sei corpi di polizia diversi. In un continente senza frontiere, un buco di sicurezza in un Paese subito si fa sentire su tutti gli altri. L'Europa, destabilizzata dalla crisi dei migranti e da sette anni di difficoltà economiche, non ha sicuramente bisogno di questo. Gli inglesi cercano di uscire e, come i francesi e i tedeschi sedotti dall'estrema destra antieuropea, hanno inviato un messaggio chiaro: al contrario del credo ufficiale, l'Unione europea non è la soluzione, ma è il problema, sostengono loro. Per cambiare le cose dopo queste stragi, sarà necessario senza dubbio qualcosa di più di un consiglio d'urgenza dei ministri dell'Interno». 

Le Figaro Francia 24/03/2016

Gli Stati devono scambiare informazioni

Solo attraverso la cooperazione internazionale tra agenzie di polizia e i servizi segreti il terrorismo potrà essere definitivamente sconfitto, sottolinea il quotidiano conservatore La Vanguardia: «L'Europa non può combattere la jihad in maniera efficiente se i suoi vari servizi anti terrorismo a stento comunicano tra di loro. Per non menzionare la mancanza di comunicazione tra le diverse autorità all'interno di ogni singolo Stato (la città di Bruxelles per esempio ha sei corpi di polizia locale e uno federale). L'organigramma della sicurezza è strutturato da un punto di vista nazionale, invece che per fronteggiare il terrorismo globale, non solo per quanto riguarda le differenti aree di responsabilità, ma anche per quanto riguarda le caratteristiche e la struttura di questi servizi, che invece tendono a tenere le informazioni e le fonti per loro stessi. Dobbiamo tenere a mente che l'11 settembre ha messo in luce la mancanza di fiducia e la rivalità tra la CIA e l'FBI». 

La Vanguardia Spagna 24/03/2016

I dati sensibili possono finire nelle mani sbagliate

Il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière ha ancora una volta fatto un appello per migliorare la circolazione di informazioni in Europa, sostenendo che la sicurezza è più importante della protezione delle informazioni. Ma queste possono finire nelle mani sbagliate, mette in gurdia il quotidiano di centro sinistra Süddeutsche Zeitung: «Gli Stati dell'Unione europea che hanno degli efficienti servizi segreti non hanno intenzione di gettarli nella pentola dei 28 Stati, se credono che queste informazioni saranno gestite male. Vista la burocrazia che incontra la sicurezza nei vari Stati europei, non può essere escluso che questi dati possano andare nelle mani della criminalità organizzata. Finché il rischio esiste, un centro anti terrorismo che comprenda i 28 Stati rimarrà un'illusione. Per gli Stati che sono in grado e che ne hanno l'intenzione, una soluzione temporanea potrebbe essere cerare un piccolo, efficiente centro anti terrorismo con uno scambio di informazioni intensivo». 

Süddeutsche Zeitung Germania 24/03/2016

Le autorità del Belgio hanno fallito?

Secondo il Presidente turco Recep Tayipp Erdoğan, uno degli attentatori di Bruxelles era stato detenuto in Turchia per i suoi legami con lo Stato islamico e poi espatriato in Belgio nel 2015. Il quotidiano  liberale De Standaard trova disturbante il fatto che le autorità europee l'abbiano liberato: «Dopo gli attacchi di Parigi i due fratelli el-Bakraoui erano tenuti sotto controllo. Non era abbastanza chiaro questo quando uno di loro, Ibrahim, è stato praticalente servito alle autorità belghe su un piatto d'argento? Qualcuno non se ne è reso conto o non ha passato le informazioni? Queste domande non possono essere ignorate. Più di 30 persone sono morte e più di 200 sono state ferite. Tutte le altre Nazioni  stanno osservando la situazione con incomprensione e rabbia crescente. Come possiamo pretendere che il nostro sistema funzioni se ci sono così tanti altri segnali che vanno nella direzione opposta? Cosa accadrà quando il Belgio non potrà più negare che ha fallito come Stato? Chi si assumerà la responsabilità di questo?»  

De Standaard Belgio 24/03/2016

Le misure di sicurezza da sole sono insufficienti 

Un successo a lungo termine contro il terrorismo può solo essere garantito attraverso misure e strategie a lungo termine, ne è convinto il quotidiano economico Kauppalehti: «Chiaramente il terrorismo in Europa non può essere sconfitto solo con misure di sicurezza collettive. La causa reale del terrorismo, del quale la guerra in Siria è al momento il simbolo più acuto, deve essere sconfitta. Il prossimo passo è quindi di integrare gli immigrati che sono venuti in Europa, perché è nei quartieri poveri delle nostre città dove i semi della radicalizzazione sono maturati. Le misure di sicurezza sono il primo passo. Ma il terrorismo deve essere combattuto alle sue radici per fare in modo che non distrugga lo stile di vita dell'Europa, i valori europei e la nostra società aperta». 

Kauppalehti Finlandia 24/03/2016

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