società

Si può sopravvivere al Vaticano?

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Il Vaticano, città dentro la città, e la diocesi romana, che gestisce 338 parrocchie, 247 scuole medie e 558 istituti di educazione secondaria cattolici, condizionano la vita di Roma. Ecco come.

Il Cattolicesimo? A Roma è nell'aria. Esempio: il 24 novembre i quotidiani della città annunciavano l'apertura di un'indagine predisposta dal Gip romano Zaira Secchi sull’alto indice di casi di leucemia e linfoma nei dintorni di Cesano. In questa città dell’hinterland romano si trovano le gigantesche antenne di Radio Vaticana.

Tra il 25% e il 30% degli immobili del centro

«Il Vaticano possiede tra il 25% e il 30% degli immobili del centro. Il valore di questa proprietà è di circa 5.000 milioni di euro» assicura Mario Staderini, consigliere della Rosa nel Pugno nel Municipio I (Roma centro). «Se sommiamo i quasi 2.000 ordini religiosi con sede a Roma, il mercato immobiliare è controllato da questa monarchia assoluta». Di fatto, ribadisce, il 25% di Piazza Navona è dell’Opera Pia Spagnola. La stessa sede del Partito Radicale – che basa la sua alleanza coi socialisti proprio sull'anticlericalismo – è proprietà di una congregazione di monache benedettine.

Francesco Paoletti, responsabile dell’associazione Atei, Agnostici e Razionalisti di Roma, ci spiega che la sua organizzazione ancora cerca di «far sparire i crocifissi dagli edifici pubblici». «A Roma» aggiunge «le parrocchie controllano il territorio in maniera capillare, tanto che la gente si rivolge al parroco del quartiere per chiedere favori o raccomandazioni per un lavoro».

E spesso nel settore turistico, «il cui attore principale è sempre il Vaticano», riprende Mario Staderini (nella foto a sinistra). «Durante il Giubileo, i conventi si trasformano in alberghi, per di più accessibili non solo ai pellegrini. E il Vaticano è esentato dal pagare imposte per questo tipo di attività».

E niente quartieri gay (come a Parigi o Madrid)

«A Roma non c’è repubblica che tenga. E il Papa è il suo re» commenta ironico Fabio Mastretta, 29enne siciliano residente da 10 anni nella Città Eterna. Fabio ce lo racconta a Campo de’ Fiori, l’unica piazza senza chiesa di questa città di 2 milioni e 600.000 abitanti, appostato ai piedi della sinistra statua di Giordano Bruno, filosofo rinascimentale condannato al rogo per eresia.

Mastretta lavora in un ministero. Tuttavia, in questa città di enormi chiese, è difficile vedere tanti edifici governativi. La maggior parte dei Ministeri sono fuori dal centro, come a non voler invadere un territorio altrui. «A Roma si vedono poche persone ingiacchettate che escono in gruppo dai ministeri o dai centri finanziari parlando di riunioni e viaggi di lavoro», fa notare Alice Kiandra Adams, professoressa di inglese di 36 anni arrivata a Roma da un anno e mezzo dall'Australia. Niente a che vedere con l’ambiente dei bar di Madrid del Paseo de la Castellana e il Barrio de Salamanca o degli hotel particuliers parigini di Solférino o Rue du Bac. Quello che invece si vede ovunque sono gruppi di monache che attraversano le strade e preti dal portamento aristocratico che scendono da lussuose Mercedes per entrare in qualche cappella. A Roma niente quartieri gay, come il Soho londinese, il Marais parigino o il Chueca di Madrid.

Convivenza pacifica con altre religioni

Micaela Vitale lavora nel Centro Culturale Ebraico, a Trastevere. E pensa che «non sia difficile non essere cattolico a Roma. Noi ebrei, quando vogliamo organizzare un’azione a Roma, non abbiamo problemi né con le amministrazioni né con la Chiesa cattolica». Nemmeno la comunità musulmana ha avuto problemi nel costruire a Roma la moschea più grande d’Europa, in grado di accogliere 3.000 fedeli. Alice, l’insegnante australiana, che si considera cattolica, non sente nemmeno «che a Roma ci sia più spiritualità che in altre città del mondo».

Ma allora la presenza della Chiesa cattolica non è invadente come si pensa? «Sì che lo è», si affretta a chiarire la Vitale. «Ci sono troppi pellegrini. Singolarmente non comportano nessun fastidio, ma arrivano a fiumi e in enormi autobus che fanno collassare la città! I mercoledì, giorno di udienza papale, nessuno riesce a circolare in giro per Roma».

Arte e spiritualità

Quegli stessi pellegrini la domenica mattina riempiono la piazza del Vaticano all’ora in cui il Papa recita l’Angelus. Un sole splendente domina questa calda mattina invernale nella quale, anche se siamo circondati da più gente che allo stadio di Wembley in un pomeriggio di campionato, non si sentono né urla né rumori stridenti. Dentro la cattedrale, 1.500 fedeli cantano all’unisono salmi e melodie per l’eucarestia, creando una campana di suono che avvolge il visitatore e lo fa concentrare sui suoi sensi: incensi per l’olfatto, melismi per l’udito, dorature per la vista. «L’arte e la spiritualità che irradia il Vaticano sono un vantaggio per la città», sottolineano Pilar Domínguez e Antonio Sintas, due pellegrini spagnoli di Malaga impressionati dall’esperienza di assistere a una messa a San Pietro: «A molti di noi non dispiacerebbe avere il Vaticano nella nostra città».

Foto Piazza Navona: Pedro_qtc/Flickr; Foto moschea di Roma: Metaphoto/Flickr; Foto interno Cattedrale di San Pietro: Judit Járadi