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Se Parigi vale una messa, Napoli è un film

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 04 febbraio 2009
Nelle lingue d’Europa la città ha un valore simbolico. Ecco tutte le espressioni.

Nel Medioevo la città era intesa come luogo verso il quale anelare perché «Stadtluft macht frei» (“la città rende liberi”). Chi, infatti, aveva vissuto per un anno e un giorno in città non era più un servo della gleba.

E facendosi prendere la mano, i cittadini sospiravano per la città più bella del mondo: “Vedi Venezia e poi muori”(«voir Venise et puis mourir©Jane», o «to see Venice and die©Nabee»). Per gli italiani si tratta di Napoli: «Vedi Napoli e poi muori©Adriano», che dà anche il titolo a due film, uno di Riccardo Freda nel 1951 e l’altro di Enrico Caria nel 2006.

A ciascuno il suo e, quindi, per gli spagnoli la città per eccellenza è Madrid, perché «desde Madrid al cielo©Pedro» ("da Madrid al cielo). Ed effettivamente anche i polacchi vedono nella capitale spagnola un punto d’arrivo: «Życie jak w Madrycie» (“una vita come a Madrid”), cosa potrebbe esserci di meglio?

Enrico IV (di Francia, prima Enrico III di Navarra) per una città ha ben pensato di cambiare religione: «Paris vaut bien une messe!©Jane» (“Parigi val bene una messa”) l’ha fatto passare dal protestantesimo al cattolicesimo per ottenere la corona di Francia.

La città è anche sinonimo di centralismo. Il “global player” con maggiore anzianità è di certo la Chiesa Cattolica: così in Italia “tutte le strade portano a Roma©Francesca”, in Francia “tous les chemins mènent à Rome” e in Germania "alle Wege nach Rom©Katha". Alla fine del viaggio una norma di comportamento britannica richiede di adattarsi ai modi locali: “When in Rome do as the Romans do©Nabee” (“a Roma, comportati da romano”). Ma né la città eterna né Cracovia sono state costruite in un giorno, quindi con «nie od razu Kraków zbudowano» in Polonia si invita alla calma.