società

Se i medici denunciano i clandestini

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 06 febbraio 2009
Il 5 febbraio al Senato è passata, all’interno del decreto Maroni sulla sicurezza, una norma che “permette” ai medici di denunciare gli immigrati senza permesso di soggiorno che ricevono cure mediche. Ne parliamo con Medici senza Frontiere.

Quando il Ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni, due giorni fa diceva che bisogna essere «cattivi con i clandestini» non scherzava. Ieri, con 156 voti favorevoli e 132 contrari il Senato approva la norma che “autorizza” i medici a denunciare gli immigrati senza permesso di soggiorno. Nello stesso pacchetto il divieto del burka, il blocco dei flussi migratori per due anni, il reato d’immigrazione clandestina e una tassa “a punti” (come per la patente?) sul visto. Nello specifico la norma passata al Senato prevede di modifica del Testo unico sull’immigrazione che ora «garantisce l’accesso alle strutture sanitarie da parte di uno straniero non in regola e non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano». Ne abbiamo parlato con Giorgio Contessi di Medici senza Frontiere Italia.

Che ne pensate di questa “legge”?

«Noi esprimiamo uno sconcerto totale. Ponendo l’accento sul fatto che Msf è un’organizzazione indipendente e autonoma da ogni declinazione politica, proprio in virtù di questa indipendenza si fa forte di un’iniziativa corale anche a livello italiano. Siamo sconcertati perché – cosa importante che va spiegata – i medici non sono non sono obbligati a “denunciare”: questo crea un clima di paura totale degli immigrati quando devono decidere se andare o no al pronto soccorso. Ora ci penseranno dieci volte prima di farsi curare. Se non vanno ed esitano, la loro malattia, che magari è in uno stato lieve, può poi degenerare».

La cosa preoccupante è che si possono creare delle “sanità parallele”, etniche o private…

«Diciamo che questo non è scontato ma è probabile. Potrebbe avvenire un ricorso maggiore al privato. Si crea una marginalizzazione sanitaria e, altra cosa grave, viene chiesto al medico qualcosa che non ha nulla a che fare con al sua professione e che viola il segreto professionale. Per questo Msf è promotore, insieme alla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) , l'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e l'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (Oisg) della campagna “Siamo medici e infermieri, non siamo spie” sperando che alla Camera i deputati rivedano questa norma».

Che ne pensa della decisione di Nici Vendola che ha annunciato che i medici "delatori" non potranno firmare l'accordo con la Regione per collaborare con la sanità pubblica?

«Ribadendo la nostra indipendenza politica, speriamo che ci siano più iniziative di questo genere»