società

«Scusate, siamo donne»: 3 europee nella Moschea Blu di Istanbul

Articolo pubblicato il 22 novembre 2010
Articolo pubblicato il 22 novembre 2010
Le guardie si preoccupano che ognuno ritiri l'apposito sacchetto e si levi le scarpe prima di appoggiare anche un solo piede sulla moquette della Moschea Blu. Siamo tre turiste, una tedesca, una polacca e un'inglese, munite di velo, anche se all'interno della moschea abbiamo notato molti visi scoperti tra le turiste donne.

Quanto sta cambiando la più grande e importante moschea di Istanbul? Siamo andate a visitarla per la prima volta e la Moschea Blu ci appare subito ampia, luminosa e rilassante. Il blu che domina le sue ceramiche è molto diverso dal marmo barocco tipico delle grandi chiese europee. Le luci, sospese ai cavi che partono dall'enorme cupola, scendono giusto fin sopra le nostra teste, forse per facilitare la lettura. Un turco della nostra compagnia ci spiegherà più tardi, ed è certamente vero, che l'obiettivo è creare un'atmosfera più calda e accogliente.

Non musulmani, cosa aspettarsi?

Le luci sono sostenute da cavi lunghissimi che partono dalla cupola e arrivano fino ad altezza d'uomoI visitatori turchi sono qui semplicemente per esserci, non solo per pregare. Spesso si scattano foto ai devoti “della balaustra”, quelli in prima linea. Una ragazza turca, carina, con una mano posa il treppiedi che sorregge la telecamera, con l'altra impugna il sacchetto con le scarpe. Una coppia di giovani ragazzi in bianco e oro, invece, sono qui invece per un altro motivo: prendere parte alla cerimonia. Quando arriva il momento della preghiera i turisti vengono invitati a lasciare il luogo sacro. Ma ogni moschea ha le proprie regole. Una volta, facendo capolino da una portafinestra di una piccola moschea non turistica di Sultanhamet, durante la preghiera, ci fecero allontanare. Nella nuova moschea di Eminonu, invece, i turisti guardano i fedeli mentre pregano. Sembrano ormai abituati ad essere "disturbati" dai visitatori, dalle guardie e dai ritardatari. Quando viene dato il segno per la preghiera delle donne, ci inginocchiamo e guardiamo. Vediamo la guardia invitare i turisti ad uscire. Ma noi restiamo lì, nascoste sotto al burqa.

Fuori i turisti: tutto cambia

Sembra un altro mondo: silenzio, il lavoro leggero di un addetto alle pulizie, i passi della guardia e il suono occasionale di un telefono. Nessuno sembra averci notate, ma ci sentiamo come trasgressori. Per mimetizzarci, prendiamo alcuni libri e periodici religiosi da uno stand ed iniziamo a sfogliarli non appena arrivano altre donne. Dopo un po', una di loro si avvicina. Noi sorridiamo annuendo, lei dice qualcosa e torna al suo libro. Una donna più anziana inizia a parlare, e, non ottenendo risposta, ci parla in inglese. Ci chiede da dove veniamo, quale sia la nostra religione e sorride alla nostra risposta. «Tranquille – dice, – prego, state pure; crediamo tutti in un unico Dio». Ci propone di pregare insieme, porgendoci l'opuscolo delle orazioni, e ci sediamo vicine. «Quando preghiamo - aggiunge -  ripetiamo delle piccole formule, ma nella maggior parte dei casi ognuno prega come vuole, perché ognuno di noi è diverso dall'altro. Quindi esprimete solo ciò che per voi è importante». Mani al petto, testa china, iniziamo a pregare, assecondando una sequenza di movimenti. Si inizia in piedi, poi ci si inginocchia e ci si china fino a toccare il suolo con la fronte, poi si torna in piedi. Ad un certo punto, una giovane donna si avvicina a noi, visibilmente divertita, e corregge la postura delle nostre mani. Ci rilassiamo un po' e ascoltiamo la voce dell'imam. Sembra molto diverso dal suono lamentoso che abbiamo sentito in strada, come se un uomo ci chiamasse dolcemente da lontano. Dopo la preghiera, si avvicinano a noi, rispondendo avidamente alle nostre domande. «Mashallah!», esclama una giovane ragazza mentre ci dona il suo rosario. Siamo stupite e privilegiate ad aver ricevuto simile accoglienza.

Divieti alle donne?

«La migliore moschea per le donne è casa loro»

Sembra che alle donne sia impedito di pregare nella parte più grande della moschea. Infatti una guardia ci dice che nessuna donna prega nella zona centrale della cupola, cosa che invece è concessa agli uomini. Un ragazzo turco ci spiega che le donne generalmente pregano a casa. E infatti il profeta Maometto disse che la migliore moschea per le donne sta negli angoli più intimi della propria casa. E così, secondo la legge islamica, uomini e donne devono pregare separatamente. In alcune moschee, addirittura, proibiscono loro l'ingresso.

Ma le cose potrebbero cambiare. All'inizio dell'anno, la famosa designer Zeynep Fadıllıoğlu ha sviluppato una nuova idea di moschea. In quella di Sakirin, a Uskudar, ad esempio, pensando agli spazi limitati riservati alle donne, ha progettato per loro uno spazio della stessa ampiezza di quello degli uomini. Vedere per credere.

Disegnata dall'architetto Fadillioglu, prevede spazi più ampi dedicate alle donneOra, davanti ai nostri occhi, ci sono alcuni uomini, seduti, che parlano e ridono. Grazie a queste abitudini, la moschea risulta essere un posto molto più “vivo” rispetto a una chiesa cattolica o protestante. In più, sembrerebbe che resti aperta 24 ore al giorno, o almeno così ci raccontano le guide turistiche che incontriamo all'uscita. Perché «è la casa di Dio». La casa di tutti. Anche i senzatetto possono dormirci (ecco una delle ragioni per cui ci sono i tappeti) e le persone che sono nei guai possono rifugiarvisi, visto che l'ingresso è vietato alla polizia. Quando come in questo caso la tradizione si fonde con il futuro, è impossibile non restare stupiti quando si mette piede in uno di questi templi della vita musulmana.

Foto: (cc)joellybaby/flickr