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Scambi universitari: panico in Messico

Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
La morte violenta dello studente francese Esteban Jimenez Arcos, ucciso in Messico il 6 aprile, solleva il velo sui problemi di sicurezza degli studenti stranieri in questo paese in pieno sviluppo. Si ripresenta un problema che sconvolge il programma di scambi universitari del Messico.

La notte dal 5 al 6 aprile, Esteban, studente francese dell'università di Cergy Pontoise, si trova in un bar di Gomez Palacio – a 980 km da Città del Messico - con un gruppo di amici. Verso le 4 di mattina, va nelle toilette dove lo seguono due individui che cercano di rapinarlo. Qualche minuto dopo, viene ritrovato morto con una pallottola in testa. Secondo la Procura della Repubblica di Durango sarebbe stato fatto fuori mentre cercava di fuggire dai suoi aggressori. In questa regione, famosa per la violenza, le aggressioni si concentrano per lo più fra messicani implicati in un modo o nell'altro nel traffico di droga. Raramente vengono presi di mira gli stranieri. Quindi le autorità hanno preso per buona la tesi del furto.

Il Messico: destinazione ambita dagli studenti francesi

Ma, al di là della tragica morte dello studente francese, questa situazione pone il problema della fattibilità dei programmi di scambi internazionali in un paese profondamente segnato dalla violenza legata alla lotta dei cartelli della droga. Fra loro e contro il governo.

Invece di porre l'accento sui risultati ottenuti, il Messico cerca di nascondere i suoi problemi.

Non si deve sottostimare l'importanza di questo programma, in particolare per un paese, come il Messico, volto verso l'avvenire e verso il mondo. In effetti, quando si ha l'ambizione di diventare uno dei paesi leader dell'America Latina, il ruolo dell'educazione è cruciale. Come il Qatar e il Brasile - paesi che investono considerevolmente nell'educazione e sul richiamo degli studenti stranieri - il Messico intende partecipare alla formazione della futura élite mondiale, creando delle affinità. Un ideale che incarna la certezza di un posto di rilievo nella futura gerarchia mondiale. Questa è la ragione per cui le comunicazioni su questi programmi di scambio sono sottoposte a un controllo minuzioso.

Con i loro 1500 studenti che ogni anno sbarcano in Messico, grazie a più di 420 partenariati universitari, i francesi rappresentano la prima comunità di studenti stranieri del paese. Quindi non ci dobbiamo stupire dell'importanza che il Messico attribuisce ai suoi ospiti europei. E se dovessimo citare un pioniere negli scambi universitari, sarebbe probabilmente l'ITESM, più comunemente chiamato TEC di Monterrey. Con 33 campus in Messico, e altri 18 in America Latina, si può ben comprendere la ragione della preoccupazione nei confronti della propria immagine internazionale. Lo è invece meno il silenzio stonato che ha circondato la morte di Esteban.

A differenza di quanto annunciato sui giornali francesi e messicani, Esteban non faceva parte di un programma di scambio dell'ITESM. Aveva preso il diploma l'anno scorso presso l'università di Cergy Pontoise, ed era andato in Messico per uno stage. Perché, in un caso del genere, questo silenzio da parte di una delle più prestigiose università del continente sudamericano? Perché tenere sotto chiave un'informazione che poteva esimerli completamente dalle responsabilità? Solo perché la politica messicana riguardo alla violenza si riassume in una sola parola: omertà.

La piaga della violenza

Benché il suo fulcro sia il traffico di droga, non di rado la violenza dilaga arrivando talvolta a colpire cittadini stranieri. Nel 2013 un turista belga è stato ucciso e 6 turiste spagnole sono state violentate ad Acapulco. E ora un francese è stato portato via dall'onda della violenza messicana. Quindi bisogna classificare il paese nella lista nera dei paesi da evitare? Non è così semplice.

Bisogna sapere che il Messico è diviso in due. Le zone pericolose si concentrano a Nord e nello Stato di Guerrero, dove si trova Acapulco. D'altra parte, queste zone sono classificate come “pericolose” o “sconsigliate” dal Ministero degli Esteri. In compenso, il resto del paese è calmo. Per lo meno quanto può esserlo un paese dell'America Latina. Tuttavia non è facile correggere il bilancio disastroso del mandato dell'ex presidente Felipe Calderon (dal 2006 al 2012): 70.000 morti più 26.000 scomparsi. Per ora, il nuovo presidente Peña Nieto dà l'impressione di affrontare i problemi, senza per altro arrivare a colpire veramente l'alveare, a rischio di pungersi.

La morte di Esteban non ha migliorato le cose. Un'ondata di articoli sulla tragedia ha fatto irruzione sui giornali francesi. Tutti basati su un lancio dell'AFP dove si riportava che lo studente faceva parte di un programma di scambio del TEC a Torréon. Informazione inesatta che ha travolto la macchina mediatica. Sorprendentemente, la TEC non ha emesso alcun comunicato per ristabilire la verità, rifiutando di rispondere a tutte le domande sulla vicenda. Forse l'istituzione preferisce il basso profilo in attesa che passi la tempesta?

Lasciando fare e lasciando parlare, ci si chiede se la prima università privata del Messico abbia optato per la soluzione più giusta. Troppo spesso vittima di una reputazione di violenza condivisa fra imprenditori e studenti, oggi il paese lotta per la propria immagine. Ma anziché evidenziare i suoi miglioramenti, il Messico cerca di nascondere i suoi difetti. Risultato: le vicende come quella di Esteban vanno a rinforzare gli stereotipi già troppo frequenti nella mentalità occidentale e la forza dei tabù paralizza la comunicazione messicana su un programma di scambio che resta a tutt'oggi un'opportunità importante per molti studenti europei.

Foto: copertina (cc) garpB/flickr; nel testo (cc) worldeconomicforum/flickr. Video (cc) Grillonautas2/YouTube